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17 giugno 2011

NUOVO BLOG

           

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25 settembre 2010

Festival del Parco Lambro

 
La Woodstock made in Italy
 
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La VI° Festa del Proletariato Giovanile che si tenne nelle giornate dal 26 al 30 giugno 1976 nel parco Lambro a Milano, con una manifestazione musicale che vide partecipi artisti di case discografiche indipendenti (a differenza del precedente raduno), viene ricordata più semplicemente come il Festival del Parco Lambro.
Può essere considerata l’ultima Festa di rilevanza che, purtroppo, è ricordata per la disorganizzazione, i disordini e i tafferugli che ne scaturirono.
 
Tutti i musicisti parteciparono a titolo gratuito, tranne per un piccolo rimborso spese da parte dell’etichetta indipendente “Laboratorio” che si prese cura di registrare il concerto pubblicando poi un LP.
Come unico ospite straniero intervenne il jazzista americano Don Cherry
Altri contributi vennero dagli stand di vendita presenti sul posto, da giornali, TV e fotografi, mentre il biglietto d’ingresso costava solo 1000 lire e la partecipazione fu così numerosa (più di centomila persone al giorno) che  l’ingresso fu garantito a tutti gratuitamente.
 
L’evento venne organizzato dalla nota rivista di controcultura Re Nudo con la partecipazione di organizzazioni politiche come il Partito Radicale, Lotta Continua, IV Internazionale e Falce Martello. Dovendo essere una manifestazione indipendente a discapito delle major e delle multinazionali, l’apparizione di un furgone della Motta provocò dei subbugli che, addizionati ad alcuni furti delle attrezzature elettriche e di prodotti alimentari, portò la manifestazione a chiudersi con un passivo di molti parcolambro76milioni di lire.
Si pensa che il Festival così come fosse stato auto-organizzato fosse stato poi volutamente auto-sabotato. Ma vi furono anche altre situazioni che crearono tensione e malcontento.  Il comune di Milano che non aveva concesso l’allacciamento dell’acqua, che  non svolse il dovuto servizio di pulizia e che non garantì la fornitura elettrica creando notevoli disagi. Gli stand (politici) gastronomici non prevedendo una partecipazione così numerosa aumentarono ingiustamente i prezzi di bibite e panini. Le cattive condizioni metereologiche, infine, peggiorarono le cose e la manifestazione si svolse in condizioni poco igieniche e sicure. I sabotaggi da parte di qualche frangia di militanti, appartenenti a gruppi che evidentemente tenevano che quella pacifica manifestazione si trasformasse in violenza, continuarono con la distruzione dello stand “Fuori” del collettivo omosessuale, di quello privato chiamato “Capanna dello zio Tom” (già presente nel parco), con l’occupazione di un supermercato in via Feltre e dell’istituto Molinari (per dare asilo alle centinala di giovani bloccati sotto la pioggia e che non avevano un posto dove passare la notte - probabilmente l’unica azione più giustificabile).
A seguito di questi inaspettati avvenimenti, fu organizzata una assemblea per discutere sul da farsi. La votazione per alzata di mano si  espresse a favore del prosieguo del concerto.
 
Quella del Parco Lambro fu l’epilogo di quella contestazione giovanile nata alla fine degli anni ‘60, avvenuta durante un periodo politico di confusione, e che metteva fine al modello americano di pace amore e libertà proprio dei figli dei fiori (che ritroviamo nella famosa manifestazione di Woodstock),  ma che, come alcuni sostengono, segnò anche la fine del genere italiano prog che trovava il suo ambiente naturale in manifestazioni di questo tipo. Gli anni settanta finiscono con l’assassinio di Aldo Moro e la morte di Demetrio Stratos del gruppo prog degli Area. 
 
Anche se l’evento faceva occhiolino alla manifestazione d’oltreocea di Woodstock, con un palco ed una durata simile, rock & drug, libertà e scene di nudo comprese, qui le cose sono radicalmente diverse.
La manifestazione nasce ed è gestita da organizzazioni politiche e comunque con intenti economici anche se per far fronte alle sole spese sostenute.
Woodstock no!
 
Secondo me, qualunque manifestazione musicale, se nasce come tale e quindi come un momento di libera aggregazione per fini ludici, deve essere avulsa da “gestioni” o intrusioni politiche o filo-politiche, sindacali, economiche, commerciali o di parte. 
Purtroppo, ci si “serve” della musica, che come noto aggrega, unisce e richiama gente di tutte le tipologie, per fini diversi. 
Ma lasciatemi un ultima considerazione.
A parte l’incanto degli ideali che animava tante persone – giovani principalmente – mi chiedo se oggi, a distanza di circa 30 anni, ci sarebbe la stessa possibilità di fare un raduno dove chiunque possa liberamente spogliarsi e stare nudo in un luogo pubblico, come è quello del Parco Lambro e far pure  uso di droghe.
Già immagino la scena delle forze dell’ordine che bloccano e condannano i partecipanti per atti osceni in luogo pubblico, per uso di stupefacenti e chissà per cos’altro. Perfino immagini simili a quella che vedete sotto, oggi non sono permesse su siti come questo in cui scrivo. Viene da domandarsi se e come, nel frattempo, la nostra società sia “progredita” sotto questo punto di vista.
Ma, consolatevi, siamo gente libera che vive in uno stato di democrazia dove ognuno è uguale davanti alla legge, almeno sulla carta.
 
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<<…. il mio mitra è un contrabbasso che ti spara sulla faccia quel che penso della vita, con il suono delle dita si combatte una battaglia che ci porta sulle strade della gente che sa amare….>>
Demetrio Stratos
 
 

13 settembre 2010

ANIMALI IN ESTINZIONE

 
 
Gli animali più rari del mondo
 
  1. La tartaruga gigante delle Galapagos (Geochelone nigra abingdoni) –
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Senza dubbio, questa tartaruga, una delle poche specie di tartarughe giganti delle isole Galapagos, è l’animale più raro del mondo in quanto vi è un solo esemplare maschio rimasto vivo.
Lonesome George (George il solitario), questo è il nome dato dagli scienziati, è l'unico membro superstite di questa tipica specie rimasto nell’isola Pinta.
Le tartarughe giganti sono il simbolo della fragilità delle isole Galapagos e un costante richiamo per la vigilanza e la conservazione delle specie.
Questa tartaruga è stata considerata estinta fino al 1971, da quando un solo esemplare era rimasto e da allora la Charles Darwin Research Station è alla ricerca di una tartaruga di sesso femminile, fornendo perfino un premio di 10.000 dollari a chi ne trova uno.
 
 
  1. Il Lipote (Baiji, delfino del fiume Yangtze) –
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Con non più di poche decine di individui, questa specie di delfino, che una volta popolava le acque del fiume Yangtze in Cina, è uno dei mammiferi più rari al mondo.  Vittima della veloce crescita economica della Cina e della competizione per il cibo con gli esseri umani. La popolazione residua probabile di lipoti sarebbe comunque bassa e destinata a scomparire: non vivono, per quanto si sappia, esemplari in acquario e l'ultimo, un maschio di nome Qi Qi, morì nel 2002. Ufficialmente la specie è considerata funzionalmente estinta e gli esperti sono alla ricerca di altri membri.
 
 
 
 
 
 
  1. La marmotta dell’isola di Vancouver (Marmota vancouverensis) -
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Questa marmotta si trova solo nelle regioni montuose alte dell'isola di Vancouver, nella Columbia britannica.
La specie è stata segnalata come a rischio già nel 2000 dato che nel 1998 la popolazione aveva raggiunto un minimo storico di solo 75 esemplari e venne avviato un programma di allevamento in cattività. L’obiettivo non ancora raggiunto è quello di ripristinare una popolazione sostenibile di almeno 400-600 marmotte.
 
 
 
 
 
 
  1. Il pipistrello (Sheath-tailed) delle Seychelles (Emballonuridae) –
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E’ un animale a rischio di estinzione con meno di 100 esemplari esistenti al mondo.
Un tempo era comunemente presente nelle Seychelles ma la specie ha subito un drammatico declino della popolazione nella seconda metà del ‘900.
Occorre più ricerca per capire come si comporta la specie e cosa occorre fare per salvarla. Gli scienziati ritengono che si ha bisogno almeno di una popolazione di 500 individui per garantire la persistenza a lungo termine di questa specie di pipistrelli. 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
  1. Il Rinoceronte di Giava  (Rhinoceros sondaicus) -
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 Specie di rinoceronte con meno di 60 animali che sopravvivono solo in due località conosciute, in Indonesia e in Vietnam. Anche se una volta era diffuso in tutta l'Asia, dal 1930 il rinoceronte è stato cacciato quasi fino all'estinzione in Malesia, India, Birmania e Sumatra. I motivi dell’estinzione sono la caccia indiscriminata per il suo corno (che si ritiene abbia usi medicinali) e le intense pratiche agricole.
Nonostante tutti gli sforzi di conservazione, le possibilità di sopravvivenza del rinoceronte di Giava sono minime perché la popolazione è ridotta e quindi vi sono rischi di malattie e di consanguineità.  
 
 
 
 
 
 
 
6.  La lepre himalaiana (Hispid hare) -
 
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Chiamata anche "coniglio ispido, questa lepre è stata trovata lungo le pendici meridionali della catena montuosa dell'Himalaya, in Nepal, Bengala e Assam.
La deforestazione, la coltivazione e l'insediamento umano sono le principali cause della sua estinzione.
Questo animale si temeva estinto nel 1964 e nel 2001 sono stati registrati circa 110 esemplari in giro per il mondo, ma il numero continua a precipitare a causa dell’impossibilità di allevamento in stato di cattività.  
 
 
 
 
 
 
 
 
  1. Vombato dal naso peloso (Lasiorhinus krefftii) -
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Nel 19mo secolo questa specie di vombato era presente in New South Wales e Victoria, ma ora può essere trovata solo nel piccolo parco nazionale Epping Forest nel Queensland.
Anche se questa zona è stata protetta come Parco Nazionale, le erbe native che mangia il vombato sono superati dalle piante non indigene.
Il vombato dal naso peloso del nord è il più raro marsupiale australiano e probabilmente il più raro grande mammifero del mondo. Stante ad uno studio recente della popolazione, ci sono circa 113 esemplari ed un importante programma di recupero è in corso, finanziato dal governo del Queensland e dal Commonwealth.  
 
  
 
 
 
  1. Il bufalo Dwarf Water (Bubalus mindorensis) -
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Presente nell'isola di Mindoro, nelle Filippine, il Tamaraw è l'unico bovino endemico delle Filippine.
Nel 1900 c'erano circa 10.000 esemplari, 120 nel 1975 e 370 nel 1987. È stato dichiarato specie in pericolo di estinzione nel 2000 dalla World Conservation Union e tale è rimasta fino ad oggi, minacciata dalla dell'agricoltura, della caccia e dalle malattia portate dagli animali domestici.
Nel 2002 la popolazione fu stimata con un numero compreso tra 30 e 200 esemplari. Anche se protetto dalla legge, la cattura e l'uccisione illegale di questa specie continua, purtroppo, a verificarsi.
 
 
 
 
 
 
 
 
  1. La lince pardina della penisola Iberica (Lynx pardinus) -
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E’ la più a rischio al mondo delle 36 specie di gatti dichiarate in fase di estinzione.
Questo lince  una volta era distribuita su tutta la penisola iberica, ma ora la sua area è fortemente limitata in Andalusia.
Minacciata dalla distruzione dell'habitat e della predazione, questo felino è stato ucciso da trappole per conigli o investito da autoveicoli. Il governo spagnolo sta ora cercando di preservare la specie.
Studi del 2005 hanno stimato poco più di un centinaio di esemplari ma la nascita in cattività di alcuni cuccioli porta nuove speranze per il futuro.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
  1. Il lupo rosso (Canis rufus) -
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Il lupo rosso è un cugino più piccolo e snello del lupo grigio, storicamente presente nelle regioni del sud-est degli Stati Uniti, della Florida e del Texas mentre ora, il suo habitat (di 1,7 milioni di acri) è solo il nord Carolina.
Nel 1980 furono stimati solo 20 esemplari di lupo rosso, ma il numero è aumentato a 207 grazie ai programmi di allevamento in cattività negli Stati Uniti e più di 100 lupi rossi vivono attualmente in libertà.  
 
 
 
 
 
 
 
 
 
L’insetto più raro al mondo
 
 
L'insetto stecco di Lord Howe (Dryococelus australis) -
 
 
 
La cosiddetta “Piramide di Ball”  (Ball's Pyramid) sono i resti di un picccolo vulcano con una guglia arida e rocciosa nell’oceano Pacifico.
Scoperta nel 1788 si pensava priva di forme di vita fino al 2001, quando un gruppo di scienziati scoprì alcuni esemplari di quello che può essere definito l’insetto più raro al mondo. Si tratta dell'insetto stecco dell’isola di Lord Howe che non era stato visto vivo in oltre 70 anni.
Conosciuto come "land lobsters" (aragosta terrestre) o "walking sausages" (salsiccia che cammina), questo insetto lungo sei pollici era comune sull’isola di Lord Howe Island, ma si supponeva che si era estinto, mangiato da ratti neri introdotti quando una nave di approvvigionamento si  arenò sull’isola nel 1918.
Nel 2001 gli scienziati trovarono l’ultima colonia di questi insetti su Lord Howe e non si sa come qualche esemplare (che è privo di ali) possa aver attraversato circa 23 km. di oceano per arrivare sulle coste della Piramide di Ball.  Solo 27 esemplari sono stati trovati sulla guglia rocciosa ed attualmente sono anche allevati in cattività.
 
 
 
 
Riferimenti:
http://www.realestniggas.com/board/showthread.php?t=613555
http://boingboing.net/2009/06/19/worlds-rarest-insect.html 
 
 


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5 settembre 2010

Luoghi strani in America

 
I 10 posti più strani in America
 
 
 
America bella ma anche strana. L’azienda ShermansTravel  ha trovato i 10 luoghi più strani negli States per le anomalie fisiche
degli abitanti o per quelle ambientali compilando la hit che segue.
 
 
Scoiattoli albini
(Olney, Illinois)
 
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Gli occhi rossi e la pelliccia bianca come la neve rendono questi scoiattoli albino animali usciti da un film di fantascienza.
Questi insoliti animali sono presenti anche in altre città americane ma la cittadina di Olney fornisce una sorta di rifugio sicuro per gli animali tant’è vero che vi sono leggi che permettono agli scoiattoli di attraversare le strade e vietano ai visitatori di molestare o portarsene via qualcuno. Stando all’ultimo censimento arriverebbero a 111 esemplari presenti.
 
 
Carhenge
(Alleanza, Nebraska)
 
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Il nome nasce ad imitazione del famoso sito inglese di Stonehenge.  Infatti è stato ricreato un sito, utilizzando stessa struttura e dimensioni di Stonehenge, fatto con vecchie automobile d’epoca dipinte per l’occasione di grigio (pietra). Affascinato da Stonehenge l’artista Jim Reinders creò Carhenge nel 1987 come monumento a suo padre, che viveva proprio nella fattoria dove ora sorge tale attrazione. L’impresa non fu facile: 35 persone tra parenti ed amici si occuparono di trovare le auto, di sistemarle nella posizione giusta ed unirle per dar luogo alla struttura simile alle pietre di Stonehenge.  Alcune sono state sotterrate anche 5 metri per rendere stabile la struttura.
Questo bizzarro campo di grano viene oggi visitato da circa 80.000 turisti l’anno vendendo foto e souvenir.
 
 
Corn Palace (Palazzo di grano)
(Mitchell, South.Dakota)
 
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Nel 1892 alcuni coloni del South Dakota decorarono il primo palazzo con mais vero ed altri cereali per dimostrare la fertilità del suolo del posto ed invogliare altri agricoltori a insediarsi. Oggi il Mitchell Corn Palace è un vero e proprio castello di grano con l’aggiunta di torrette in stile russo ornate di bucce ed intorno allo stabile uno spazio sufficiente per fare un rodeo. Per onorare le tradizioni degli
agricoltori ogni estate artisti locali adornano l'esterno del palazzo con affreschi a tema realizzati da 13 tonalità di mais e di altri grani indigeni.
I decoratori impiegano più di tre mesi per la costruzione dei pannelli ma, la loro dedizione è ripagata: mezzo milione di persone visitano questa fortezza ed i terreni agricoli circostanti ogni anno.
 
 
Deserto del Maine
(Freeport, Maine)
 
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Oltre alla rigogliosa pineta e piccoli ruscelli, questo tratto di 300 acri di deserto è una anomalia a Freeport nel Maine, poco a ovest della costa meridionale, perché ha tutti i crismi del Sahara, con ampie distese di soffice sabbia, terra sgradevole, e temperature anche superiori a quelli riscontrati nel resto dello stato. La spiegazione di questa terra desolata fuori luogo risale ad un ghiacciaio che circa 11.000 anni fa si trasferì in tutta l'area lasciando poi una enorme quantità di sabbia. Il terriccio fertile nascose il mini–deserto per secoli ma, negli anni, il lavoro degli agricoltori e i pascoli hanno accelerato l'erosione e dal 19mo secolo la sabbia ha cominciato a venire alla luce. 
Oggi, il deserto del Maine è uno strano paesaggio e i visitatori possono sfruttare al meglio le loro escursioni nel deserto con tour motorizzato di 30 minuti tra le distese di sabbia, escursioni nei sentieri e possibilità di campeggio. Mancano sono i cammelli!
 
 
House on the Rock (Casa sulla roccia)
(Spring Green , Wisconsin)
 
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Nel visitare la casa sulla roccia pare di entrare nell’antro di un incallito bizzarro collezionista. L'architetto Alex Jordan costruì la casa di Frank Lloyd Wright nel Wisconsin, nel 1940 come una casa domenicale in stile Spring Green,  ma l'architettura stravagante e massiccia insieme
alle antichità della Giordania e dei giocattoli presenti, attirò subito molti curiosi. Tutte le camere della casa forniscono una strana e spesso raccapriccianti vista ma il clou è senza dubbio la Sala Infinity, un corridoio di vetro da 218 piedi di lunghezza che oscilla su una scogliera a 50 metri metri dalla Valle dello Wyoming. Il resto delle altre tre sezioni della proprietà è piena di oggetti, ninnoli, souvenir e cimeli con una giostra che gira ininterrottamente.
 
 
L'Elefante Lucy
(Margate, New York)
 
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Questo sulla spiaggia di Margate è un elefante di legno di 65 metri e pesante 90 tonnellate, conosciuto come Lucy l'Elefante.
Si tratta di una trovata pubblicitaria ad opera di James V. Lafferty Jr. che lo costruì nel 1881 per attirare l’attenzione ed incrementare la sua attività immobiliare locale. Eppure, dopo più di un secolo, Lucy è ancora sotto i riflettori.  Lei è l'unico esempio americano di "architettura zoomorfa" che ha ospitato una taverna e una casa privata ed è sopravvissuto a due uragani, fulmini , ed a minacce di demolizione.
 
 
Marfa Lights (Luci di Marfa)
(Marfa, Texas)
 
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Le luci di Marfa hanno da sempre sconcertato gli scienziati dal primo avvistamento registrato nel 1883. Visibile solo nelle notti chiare, le strane sfere giallo-verde galleggianti  rimbalzano in giro e poi spariscono.  Le spiegazioni spaziano dal mondano (miraggi, fanali delle auto, ecc)
allo straordinario (alieni, anime, fantasmi, ecc), ma queste divertenti luci rimangono un mistero. Ogni anno, nel giorno della festa dei lavoratori, i residenti di Marfa, per tale fenomeno, celebrano il Marfa Lights Festival della durata di tre giorni. Vi sono sfilate, concerti, feste di strada e venditori di artigianato locale, non mancano meeting degli appassionati del fenomeno e libri sull’argomento.
 
 
Oregon Vortex (Vortice Oregon)
(Gold Hill, Oregon)
 
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Il vortice Oregon è un fenomeno strano dal 1930 e la sua cosiddetta "Casa del Mistero " di Gold Hill  ha guadagnato la sua fetta di fama paranormale quando debuttò in un episodio  di  “X Files” nel 1999. Che cosa causa l'inclinazione disarmante della casa e perché le scope stanno in piedi da sole?
Gli scettici affermano che il vortice è una sorta di illusione ottica o un problema di campi magnetici. Il centro di attrazione è un capanno minerario fortemente inclinato che scivolò dalla sua fondazione pochi anni dopo che fu costruito nel 1904. Paranormale o no, il vortice è un mistero che va contro le leggi della fisica conosciuta con bottiglie di acqua che sembrano versare al contrario e visitatori che sembrano ridurre o aumentare di statura ad ogni passo. 
 
 
Petrified Wood Park (Foresta pietrificata)
(Lemmon, South Dakota)
 
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Il visionario Ole S. Quammen probabilmente meritava dei finanziamenti quando negli anni ‘30  iniziò il risanamento della zona delle Grandi Pianure a Lemmon, ma era il periodo della Grande Depressione. Come un geologo e con l’aiuto di trenta uomini ripulì la zona recuperando fossili e legni pietrificati e, sistemandoli in modo strano, diede luogo a quella che oggi è chiamata la foresta pietrificata.
 
 
Twine Ball (Balla di spago)
(Darwin, Minnesota)
 
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Forse il più classico dei luoghi di interesse lungo la strada per il Minnesota, è Darwin dove si trova la più grande palla di spago al mondo costruita da una sola persona. Perché una grossa palla di spago? Tutto cominciò nel 1950 quando Francesco A. Johnson iniziò ad avvolgere del filo per quattro ore ogni giorno e per 23 settimane. Non se ne conoscono i reali motivi, ma alla fine del quarto mese anche se ebbe bisogno di una gru per sollevare la sua creazione, non si fermò e continuò ad avvolgere fino alla sua morte nel 1989. La palla aveva superato i 12 metri con un peso di 7800 kg. ed oggi  è ancora in mostra in un gazebo coperto nel centro di Darwin.
Ogni agosto, la città celebra la palla con il Spago Ball Days Festival, ma i visitatori possono girare i loro filati per tutto l'anno e comprare il kit sfera-spago venduto al museo sul posto. 
 
 

 

1 settembre 2010

CONSUMISMO POVERO

  
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Camminando per strada una anziana signora vede un filo di spago a terra, si china,
lo raccoglie e lo mette in tasca portandoselo via.
Scena d'altri tempi, tempi in cui anche una cordicella poteva servire a qualcosa, come
legare una vecchia valigia di cartone per esempio. Oggi, chi ha bisogno di un pezzo di
spago ne compra un rotolo per poi abbandonare il resto chissà dove mentre valigie di
cartone non ne esistono più, si compra una trolley o l'ultima Samsonite vista in TV anche
se è per un solo viaggio.   
Adattamento? Consumismo? Progresso?
 
Sarà stato anche l'arrivo dell'Euro a peggiorare le cose, poi la crisi internazionale ma, se
andiamo più indietro nel tempo, la situazione di difficoltà economica ha inizio con Carosello
e peggiora con la perdita dei valori, in senso lato, che ha colpito negli anni la nostra
società.  Per valori intendo anche quello delle piccole cose, come quel pezzo di spago
raccolto dalla signora.
 
Pur subendo, per questo, critiche dei miei parenti, io non butto via le cose facilmente,
tengo a conservarle e a prenderle se le trovo abbandonate, anche se si tratta di un
semplice chiodo o di un sottovaso di plastica. Mia nonna diceva: “Astipa che truova”
(conserva che trovi) e non eravamo una famiglia che poteva definirsi povera o bisognosa.
Era lo stile di vita ad essere diverso e principalmente il valore che si dava alle cose, la
vergogna, se c’era, non era per l’avere addosso abiti consumati dall’uso o dal non aver
un’automobile.
Mal comune mezzo gaudio, qualcuno potrebbe dire. Mah!
 
Tempo fa su un marciapiede, accanto ai bidoni dei rifiuti, vidi un grande specchio buttato,
abbandonato lì perché non serviva più. Era una bella specchiera in stile a forma di otto e
non nascondo l’istintiva tentazione di prenderla e portala via prima che qualche scugnizzo
di turno la rompesse o che gli addetti alla raccolta la portassero via, ma la vergogna ebbe
il sopravvento, unita all’impossibilità di trasportare da solo un simile peso. Penso a cosa
avrebbe detto o fatto la signora del filo di spago o qualunque altra persona vissuta appena
quarant’anni fa, quando le cose non si buttavano con tanta facilità ed esisteva una sorta
di riciclo familiare e domestico. Credo che una di queste persone, se avesse l’opportunità di
ritornare in vita oggi, potrebbe vivere di rendita con l’uso di tutto quello che (ancora buono
ed usabile) viene buttato e che si trova per strada o nei bidoni dei rifiuti.
E pensare che c’è chi si rivolge ad una finanziaria pur di avere a casa una lavastoviglie e
uno schermo al plasma.
 
 


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permalink | inviato da feel il 1/9/2010 alle 23:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

15 agosto 2010

FERRAGOSTO

 


Copyright A.Veraldi



Agosto in città.
 
Per chi come me è abituato e soddisfatto di trascorrere le proprie ferie nel mese di luglio non prova grosse difficoltà nel rimanere a casa ad agosto, tranne un leggero senso di sconforto che inesorabilmente mi pervade a ferragosto quando la città si svuota e giornali e notiziari parlano di viaggi e luoghi di villeggiatura.
Ci siamo, anche quest’anno oggi è ferragosto e ieri, mentre con l’auto ritornavo a casa, ho visto due bambini fuori ad un balcone, al secondo piano di un palazzo.
Il più grande non aveva più di 4 anni e seduto accanto al fratello piangeva strillando.
Quelle grida provenienti da un faccino “bianco di città” sono state come un pugno allo stomaco.
Mi è venuto un nodo in gola e mi angosciava vedere due bambini che non potevano fare altro che passare un po’ di tempo fuori ad un piccolo balcone in pieno pomeriggio, col caldo soffocante che c’era.
Le faccine bianche dimostravano che il mare, loro, lo vedevano solo in TV e che il pianto era dovuto, sicuramente, a qualche banale richiesta non soddisfatta dei genitori che, nel frattempo, dovevano essere in casa.
Che tristezza!
Avrei voluto avere una bacchetta magica per portare in un baleno quei due bambini su una spiaggia davanti a secchielli e palette o, forse, sarebbe bastato un gelato ed un palloncino per vedere un sorriso sulle loro paffute guance pallide.
Inutile ribadirlo, la vita è ingiusta e stramba….. chi tanto e chi niente!
 
 
 
 

2 giugno 2010

MEETING DEL MARE

MEETING DEL MARE 2010


Con molto piacere ho assistito per la seconda volta al Meeting del mare che, giunto alla sua 14.ma edizione, si tiene ogni anno a Marina di Camerota. Un interessante e coinvolgente evento canoro aperto a tutti i musicisti e gruppi emergenti e con la partecipazione di qualche big, della durata tre giorni che quest’anno si è svolto il 28, 29 e 30 maggio.
Quello che colpisce maggiormente è la totale gratuità della manifestazione che comprende anche mostre e convegni oltre che teatro e danza, richiamando una moltitudine di giovani provenienti maggiormente da tutta la Campania.
Un momento di incontro all’insegna della musica e che quest’anno aveva per tema l’Invisibilità, un modo di andare e di guardare oltre le apparenze e di intrepretare, ognuno a modo suo, cosa l’invisibilità significhi e rappresenti. E chi se non la musica e l’arte permettono di sentire e percepire meglio l’invisibile?
La spiaggia e il mare di Marina di Camerota offrono una meravigliosa cornice a questo sit-in che vede insieme giovani diversi uniti dall’amore per la musica in un sereno clima di amicizia trascorrendo un weekend di svago e di libertà. Niente a confronto di Woodstock, ovviamente, ma l’unico evento di questo tipo nel meridione e probabilmente in Italia. Un grosso plauso agli ideatori e agli organizzatori quindi. Ben vengano manifestazioni di questo genere.
Alla vista delle migliaia di bottiglie vuote, di birra e di vino, lasciate sul posto alla fine del concerto, alcune persone avranno storto il naso, sesso droga e rock ’n roll si dirà. Ma, a parte qualche “spinello”, l’unica droga che ho avuto modo di vedere in giro è stata la musica, musica che unisce, libera, sballa. L’unica follia che ho visto è stata lo stato trascendentale che il volume alto degli altoparlanti donava a qualcuno.
Giovani e meno giovani tutti insieme all’aperto a godere della musica, a cantare, a ballare, a far baldoria e questo grazie alla musica che aggrega coinvolge disinibisce. Sotto questo punto di vista allora sono un drogato anch’io e volesse iddio che esistesse solo questa!



Chi fosse interessato al video, per quel poco che ho potuto riprendere, mi può liberamente contattare.


17 maggio 2010

Ronnie James Dio

 
Ronnie James Dio è morto
 
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Apprendo la notizia stamani leggendo l’articolo che sintetizzo e traduco da Associated Press, riportato su Yahoo News.
 
Ronnie James Dio, la cui voce rauca e pungente su testi poetici e mitici di una lotta infinita tra il bene e il male aveva creato un nuovo stile nel campo dell’hard rock, è morto ieri, come dichiarato dalla moglie e manager. Aveva 67 anni.
La scorsa estate Dio aveva rivelato che era affetto da cancro allo stomaco subito dopo il tour “Heaven And Hell” ad Atlantic City (NJ) con l'ultima incarnazione dei Black Sabbath.
 
Dio divenne noto nel 1975 come cantante dei Rainbow, la band heavy metal messa insieme dal chitarrista Ritchie Blackmore, che aveva appena lasciato i Deep Purple.
Poi sostituì il leggendario cantante Ozzy Osbourne dei Black Sabbath nel 1980 con l'uscita dell’album "Heaven And Hell” acclamato dalla critica e considerato da molti critici come uno dei migliori album heavy metal di tutti i tempi. Ancora oggi, tra i fans dei Black Sabbath, è aperta la disputa di chi sia stato come cantante la vera essenza del gruppo.

Dio ha anche goduto di una carriera solista di successo con la sua band coll’omonimo nome. Molte delle sue canzoni più memorabili ruotano intorno alla lotta tra il bene e il male, "Heaven And Hell" appunto e Ronnie si dilettava anche a disegnare immagini in stile medievale come le raffigurazioni delle canzoni "Neon Knights", "Killing The Dragon" e "Stargazer".
"Egli possedeva una delle più grandi voci  dell’heavy metal e il suo cuore ben si accordava con questo", ha detto Twisted Sister chitarrista Jay Jay French, la cui band andò in tour con Dio fin dal 1983, ed è stato a farlo di nuovo questa estate a livello europeo al rock festival. "Era la più bella persona di classe che si vorrebbe mai incontrare."
Nel 1986 Dio organizzò "Hear N Aid" una campagna per raccogliere fondi per combattere la fame in Africa, dopo il successo di "We Are The World" di qualche anno prima. Tra i suoi successi come solista ricordiamo  "Rainbow In The Dark," The Last In Line "e" Holy Diver ".
 
<Perché, voi come lo fate il tre con le dita?>
Ronnie James Dio
 
<Non avrai altro Dio all'infuori di Ronnie James>
1° comandamento della Bibbia del Metal
 
 
Rainbow_27091977_02_500bDio con Blackmore
 
 
CIAO Ronnie, ti lascio la tua canzone “Die young” perché ci hai lasciati troppo presto.
  
 
  
 
 
 

Per approfondire:   

 
 
 

12 maggio 2010

ERBE MEDICINALI

 
ERBE MAGICHE
 
 
Col termine erbe si intende comunemente quelle piante dotate di virtù medicinali o aromatiche che per le loro particolari proprietà vengono coltivate per essere poi utilizzate negli alimenti, nei farmaci, nella profumeria e nella cosmesi.
Essendo, nella storia della vita sulla Terra, scontata l'importanza delle piante e delle erbe dal punto di vista alimentare, questa mia dissertazione su di esse si concentrerà esclusivamente sull’aspetto farmacologico e simbolico/magico di alcune specie.
In tutte le epoche e in tutte le culture le erbe sono state e sono un elemento essenziale per la salvaguardia della salute mentre forma, colore, odore o caratteristiche (forza e magnetismo) inducevano a ritenerle esoteriche.
La coltivazione e l’uso delle erbe nasce e si evolve con la storia dei popoli e delle civiltà con l’uso delle piante selvatiche raccolte in natura sin dalle più remote antichità. L’uso dell’incenso, per esempio, risale ai tempi dei Babilonesi e poi dei greci e dei romani. Nell’Egitto di 4000 anni fa vi erano giardini dedicati alle erbe dove piante e fiori venivano utilizzati nei rituali sacri e vi erano migliaia di ricette terapeutiche a base vegetale. Le virtù terapeutiche delle piante erano ben note presso tutte le antiche civiltà e gli stessi animali non erbivori, da sempre, ne hanno fatto uso in maniera istintiva.
L’antica medicina popolare legata a riti ed a pratiche magiche faceva largo uso di piante ed erbe che di cui si sono poi scoperte le reali proprietà medicinali e gli effetti curativi. Si può tranquillamente affermare che stregoneria e magia ponevano le loro basi sulle piante e sulle erbe ritenendo che alcune avevano dei poteri magici.
La Magia delle piante detta anche Magia Verde, raggiungeva il suo massimo valore in un giorno ben preciso dell'anno, la notte di San Giovanni Battista, il 24 giugno, collegata ai festeggiamenti del solstizio d'estate. Ogni anno in questo giorno il sole si trova nel punto più alto del cielo, entrando nella costellazione del cancro e le piante possiedono in questo giorno dei poteri particolari che non avranno più negli altri giorni dell'anno. Successivamente, poi anche il cristianesimo assimilò molti simboli e miti pagani tra quelli derivanti dall’uso di piante e fiori.
La conoscenza delle erbe si è tramandata di generazione in generazione prima oralmente e poi con scritti e trattati sempre più minuziosi e di valore scientifico. Negli anni molte erbe hanno rivoluzionato la farmacologia e la medicina, se si tiene conto che la maggior parte dei medicinali ha come principio attivo sostanze estratte o derivate dalle piante e per questo gli studi su di esse non hanno mai termine.

Per facilità di trattazione e di consultazione, dedicherò alle varie erbe una breve scheda in ordine alfabetico, conscio che mancheranno all’appello molte specie anch’esse meritevoli di essere menzionate.
 
<Tutte le sostanze sono velenose, non ne esiste alcuna che non sia un veleno. E’ la giusta dose che distingue un veleno da un medicamento>
(Paracelso)

 

ACANTUS (acanto, branca ursina)                                            
ACANTHUS

Proprietà/Indicazioni
Per le sostanze mucillaginose in esso contenute un tempo era prescritto contro le infiammazioni intestinali, gli eritemi, le punture dei ragni e la tubercolosi. Dioscoride consigliava impacchi di radice per trattare le scottature e avvolgere le articolazioni lussate. Le foglie fresche e triturate si utilizzano sotto forma di cataplasma per curare le infiammazioni della pelle, invece sotto forma di infuso si utilizza come emolliente e astringente.
Uso
Infuso, cataplasma
Note
 
Usanze
Il nome deriva dal greco che significa spina, per le estremità appuntite delle foglie e delle capsule che racchiudono i semi. Pianta dedicata a Marte che infonde il coraggio nei momenti difficili.  Era considerato simbolo di verginità in quanto pianta spontanea che cresce in terra non coltivata. Raffigurazioni delle sue foglie adornavano le vesti delle personalità più importanti e i capitelli delle colonne.

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ACETOSELLA (acetosa)                                    
RUMEX o OXALIS acetosa

Proprietà/Indicazioni
Le foglie sono ricche di vitamina C e acido ossalico e per questo il loro sapore è acidulo e potrebbe dare fastidio a chi soffre di acidità. Usata come anti-scorbutico, rinfrescante, diuretica, tonificante, aiuta la digestione, consigliata agli anemici.
Uso
Foglie fresche in insalata o zuppe; cataplasmi o lozioni per depurare infezioni e cicatrici.
Note
Le foglie possono essere usate per togliere macchie di ruggine e di inchiostro su lana e lino.
Usanze
Con un sacchetto che ne conteneva i semi posto addosso alla gestante veniva usata per alleviare i dolori del parto.

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ACHILLEA (millefoglio)
ACHILLEA millefolium

 
 

Proprietà/Indicazioni
L’azulene e il cineolo hanno proprietà cicatrizzanti, antinfiammatorie, toniche, lenitive, colagoghe.
Uso
Lavaggi, lozioni, infuso, impacchi
Note
 
Usanze
Afrodite curò le ferite di Achille con il millefoglio e da questo ne prese il nome. In Cina era associata all’arte della divinazione.

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AGLIO
ALLIUM sativum

 
 

Proprietà/Indicazioni
Aromatico. Il suo odore è dovuto all’allisina che essendo una sostanza molto volatile, una volta ingerita si dissolve e propaga ovunque nei tessuti.  Per le sue proprietà normalizza la pressione, diminuisce i livelli di colesterolo nel sangue e normalizza quelli del glucosio. E’ un antibiotico naturale contro alcuni agenti patogeni come Escherichia Coli, Salmonella, stafilococchi, streptococchi, funghi e lieviti. Ipotensivo, fluidificante del sangue (fibrinolitico e antiaggregante). Indicato per chi ha una cattiva circolazione (disturbi vascolari) e chi ha sofferto di trombosi. Antisettico. Utile in casi di diarrea, nelle infezioni urinarie, come vermifugo e disintossicante.
Uso
Crudo o cotto, decotto o emulsione (aiolo). Esternamente è usato come callifugo.
Note
E’ sconsigliato in caso di emorragie e durante il ciclo mestruale.
Usanze
Conosciuto sin dall’antichità, si riteneva che tenesse lontani i vampiri. Molto note le proprietà vermifughe, veniva usato per combattere la malaria e perfino per guarire dalla pazzia.

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AGRIFOGLIO (holly, leccio)                 
ILEX aquifolium

 

 

Proprietà/Indicazioni
Contiene saponine, xantina e teobromina con proprietà stimolanti, diuretiche, febbrifughe e lassative. Diuretico, antireumatico, febbrifuga, purgativa, stimolante.
Uso
Decotto, infuso
Note
Oggi l'agrifoglio viene usato raramente in fitoterapia per via della sua tossicità in particolar modo delle bacche. Il nome inglese Holly deriva da holy=santo
 
Usanze
L'agrifoglio è una pianta magica che proteggeva dai demoni e portava fortuna. In Irlanda le famiglie più povere lo utilizzavano per decorare le proprie abitazioni simboleggiando la continuazione della vita dopo l’inverno. Nel tempo i cristiani iniziarono ad utilizzare anch'essi questa pianta durante il periodo natalizio. La struttura della foglia infatti ricorda la corona di spine di Gesù Cristo e i frutti rossi il suo sangue. Gli indiani del nord America la utilizza come ermetico nei rituali.

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ALLORO (lauro)                        
LAURUS nobilis

 

Proprietà/Indicazioni
Aromatico. Le foglie contengono un olio essenziale chiamato cineolo. Facilita la digestione, allevia i dolori reumatici, regolatore del ciclo mestruale, antireumatico e antinfiammatorio.
Uso
Olio essenziale e infusi
Note
Laurus deriva dal latino e significa lode e per questo veniva cinta la testa dei vincitori con corone di alloro.
Usanze
Pianta oracolare consacrato ad Apollo dai Romani era simbolo di bellezza maschile. Proteggeva dalle negatività, purificava e donava forza. Era usato per i dolori reumatici, per l’acidità, per le coliche dei neonati e per i calcoli renali.

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AMARANTO                                          
AMARANTHUS

Proprietà/Indicazioni
Unito a cereali era alimento basilare per l'alimentazione degli Aztechi e Inca. Ricco di proteine con elevato valore biologico di cui sono carenti tutti i cereali
Uso
I chicchi sono commestibili. Usato spesso come base per le pappe dei bambini o come ingrediente pregiato di minestroni.
Note
 
Usanze
Pianta sacra, dal greco amarantos che significa non appassisce. Da qui il legame attribuito ai sentimenti immutabili nel tempo. Ma era utilizzata anche per ottenere protezione e benevolenza. I romani attribuivano all'amaranto il potere di tenere lontana l'invidia e la sventura. Pianta sotto il dominio del Sole, a livello esoterico i suoi fiori essiccati aiutano a non ammalarsi.
Questa pianta possiede la capacità di non appassire, anche secche, le sue foglie conservano il colore originale senza sbiadire e, se vengono poste nell'acqua, tornano fresche d'aspetto. Anticamente si pensava che questo fiore donasse l'immortalità per cui pare rientrasse nei componenti base dell'elisir di lunga vita, in cui era racchiuso il segreto dell'eterna giovinezza. Sempre nell'antichità l'amaranto veniva usato come colorante e nell'allestimento delle tombe dei personaggi potenti, o nei funerali di personalità influenti.

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ARTEMISIA (assenzio erba di San Giovanni)                                                                                   
ARTEMISIA absinthium
 
 
 
  
Proprietà/Indicazioni
All’amara absintina e al tanacetone è dovuta l’azione digestiva, tonica e vermifuga dell’assenzio; coleretico, tonico e emmenagogo (stimola l’utero). Viene usato anche come insetticida.
 
Uso
Infuso, macerazione, liquore.
 
Usanze
Gli antichi dedicarono questa pianta ad Artemide e Diana. I Druidi utilizzavano l’artemisia selvatica per respingere il diavolo e allontanare i veleni. Noto come “madre delle erbe” era usato nelle pratiche magiche e nei riti di fertilità femminile (provoca le mestruazioni). Nel medioevo veniva usato per tenere lontani gli insetti e per evitare le infezioni. Si credeva combattesse la calvizie. Il liquore, oggi vietato, era erroneamente considerato una panacea per molti mali ed il suo uso smisurato provocava dipendenza e allucinazioni. Lo stesso Wemouth (assenzio in tedesco) era aromatizzato con l’artemisia

 

BIANCOSPINO
CRATAEGUS monogyna
 
 

Proprietà/Indicazioni
L'iperoside e la vitexina svolgono azione ricostituente, antidiarroica, ipotensiva e cardiotonica. Insufficienza cardiaca, aritmie, angina, ipotensore, ansiolitico
Uso
Frutti freschi, infuso, estratto
Note
Ad alte dosi può indurre bradicardia
Usanze
Pianta ritenuta sacra. Crataegus dal greco “kratos”,  forza, robustezza. In epoca precristiana veniva usato nella festa di calendimaggio dalla coppia prescelta che a fine stagione doveva poi, virtualmente, soccombere. Per questo tale pianta simboleggiava ambiguamente sia speranza che morte. Infatti anche i suoi colori cambiano passando dal bianco-rosato in primavera al rosso-arancio in autunno.

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CALENDOLA
CALENDULA officinalis

 
 

Proprietà/Indicazioni
I fiori contengono calendina, carotenoidi e acido salicilico e risulta utile per guarire le ferite e normalizzare il mestruo. Emmenagoga, coleretico, antisettica, cicatrizzante ed emolliente
Uso
Infuso, olio, cataplasmi o lozioni
Note
 
Usanze
Era usata dagli antichi come colorante e per i cosmetici. A causa del colore arancione dei fiori, paragonato a quello della bile, si utilizzava per curare la cistifellea e l’itterizia.

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CANNELLA (cinnamomo)
CINNAMOMUM zeylanicum

 
 

Proprietà/Indicazioni
La cinnamaldeide, tannini e terpeni gli donano proprietà revulsive, stimolanti, digestive, antipiretiche. Digestione lenta e difficile, flatulenza.
 
Uso
Spezia aromatica. Corteccia, polvere, infuso
Note
A dosi elevate non è indicata in caso di ulcera gastrica.
Usanze
Conosciuta in Cina in età precristiana valeva come l’oro. Veniva usata da Egizi per l’imbalsamatura. Dio ordinò a Mosè di usarla per la preparazione dell’olio santo. Si brucia come incenso per aiutare i poteri psichici, la guarigione, la chiaroveggenza e simboleggiava successo e prosperità.
 

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CHIODI di GAROFANO (Eugenia)
EUGENIA / SYZGIUM

 
 

Proprietà/Indicazioni
Grazie all’Eugenolo e acetileugenolo sono usati come anestetico, analgesico, stimolante                                     
Uso
Si utilizzano i semi (a forma di chiodo) essiccati, essenza, olio
Note
Seme aromatico. Aiuta a calmare il dolor di denti e le stomatiti
Usanze
Diffusissimi in tutto l'Oriente, erano usati come ingrediente dei profumi e principio medicamentoso già nella Cina di 2200 anni fa. A livello esoterico propizia denaro e protezione.  I chiodi di garofano polverizzati possono essere bruciati come incenso.
 

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INCENSO
BOSWELLIA sacra

 
 

Proprietà/Indicazioni
Nei paesi arabi l'incenso conserva un preciso posto nella farmacopea popolare come espettorante, antisettico per mezzo di fumigazioni e inalazioni sfruttanti la gommoresina estratta dai rami e dalle foglie.
Uso
Estratto, inalazioni, suffumigi, aromaterapia
Note
Incenso è il nome genericamente attribuito alle oleoresine secrete da diverse piante arbustive tra cui, la più nota, la Boswellia originaria del Pakistan.
Usanze
L'uso dell'incenso per rituali esoterici e religiosi viene fin dalle epoche più antiche nel convincimento che agli dèi potessero essere graditi gli aromi prodotti dalle carni delle vittime sacrificali ma anche di prodotti vegetali. Ancor oggi numerose religioni usano i fumi di incenso per glorificare simbolicamente la divinità.

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ISSIPO
HYSSOPUS officinalis

 
 

Proprietà/Indicazioni
La marrubina è mucolitica e antisettica.Catarro bronchiale, bronchite
Uso
Foglie e fiori freschi,  infuso, olio essenziale, essenza
Note
Ha un sapore di menta un po' amaro.
Usanze
Pianta antica citata anche nel vecchio Testamento come pianta purificatrice e simbolo di purezza ma può darsi che quella odierna sia differente da quella originaria della Palestina. Tradizionalmente la pianta d'issopo era usata in rametti riuniti come aspersorio e utilizzata nelle purificazioni.

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IPERICO (scacciadiavolo, erba di S. Giovanni)
HYPERICUM perforatum

 

Proprietà/Indicazioni
Antidepressivo, anestetico, antisettico, balsamico. Depressione non cronica, tensione nervosa, nevralgie, piaghe e ustioni, enuresi infantile
Uso
Infuso, olio
Note
Dal greco hyper-eykon che può essere tradotto come “al di là dell’imaginazione”
 
Usanze
Le proprietà magiche dell’iperico scaturivano dall’ipericina  un pigmento rosso fluorescente che sgorga come sangue dai fiori tritati.

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LAVANDA
LAVANDULA officinalis

 
 

Proprietà/Indicazioni
Il linalolo ha proprietà antispastiche, antisettiche, antipiretiche. Aiuta la digestione,  antidepressivo,  analgesico, battericida per le cicatrici.
Uso
Infuso, estratto ,essenza, lozioni, aromaterapia
Note
Erba aromatica.
Usanze
Greci, Romani e Arabi la utilizzavano per l’igiene e la bellezza come antisettico e per cosmetici infatti il nome significa “lavare”. Pianta sotto l'influsso di Mercurio che portata in un sacchetto porta fortuna in amore.
 

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MANDRAGORA
MANDRAGORA officinalis

 
 

Proprietà/Indicazioni
Sedativa, analgesica. Non viene più utilizzata in medicina.
Uso
Contiene un potente sedativo e analgesico che in base alle dosi è in grado di portare all’oblio e perfino alla morte.
Note
Pianta tossica e velenosa.
Usanze
La mandragora o mandragola era uno degli ingredienti principali della maggior parte delle pozioni magiche. Secondo le credenze popolari, le mandragore nascevano dallo sperma emesso dagli impiccati morenti. Le sue radici assumevano la forma di feti umani e si diceva che urlassero quando venivano strappati dal ventre della madre terra e per questo veniva utilizzata nelle maledizioni e negli incantesimi negativi, ma anche per le sue proprietà narcotiche e allucinogene. Nelle arti magiche la mandragola può essere ricondotta  alle famose bambole di cera del Voodoo. Anche per la Wicca  moderna è considerata una pianta magica ed usata nei giorni di plenilunio. Nell'antichità le venivano accreditate virtù afrodisiache ed era utilizzata per curare la sterilità. 
 

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Nocciolo
CORYLUS avellana

 
 

Proprietà/Indicazioni
Nel I sec. Discoride le usava per le malattie respiratorie poi successivamente come calmante e perfino contro l’impotenza. Di certo oltre all’alto valore calorico, pianta e nocciole hanno proprietà venotoniche cicatrizzante  e depurativo.
Uso
Nocciole. Foglie, corteccia per decotti, impacchi
Note
Le nocciole possono risultare indigeste.
Usanze
Altro albero sacro per i Celti i cui frutti erano portatori di saggezza e conoscenza. Secondo la tradizione agli alberi occorrevano 9 anni per produrre una prima nocciola matura, numero magico, il “tre volte tre” ricco di importanza spirituale ed esoterica.  Il suo legno era usato per i sacri fuochi di Beltaine e i gusci nell’acqua per a divinazione. Le nocciole erano associate alla saggezza dell’Altro mondo. Ai bambini veniva dato il latte della nocciola per farli crescere forti. In Germania il nocciolo era consacrato al dio dei tuoni Thor e si diffuse l’usanza, per le coppie dopo il matrimonio, di regalare nocciole a significare che l’unione era stata consumata (in tedesco “rompere le nocciole” sottintendeva appunto il rapporto sessuale). Simbolo di fecondità e abbondanza,considerata pianta magica, col suo legno si fabbricano bacchette magiche e scope rituali. Lo stesso bastone (rod) di Mosè era una bacchetta magica in nocciolo. Nel Medioevo come il noce, divenne l’albero delle streghe.

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ORTICA
URTICA diodica

 
 

Proprietà/Indicazioni
E’ ricca di vitamina C, azoto e ferro (utile per anemie) e può essere usata come alimento.
Uso
Fresca, succo, lozioni, impacchi
Note
 
Usanze
Pianta sacra a Venere. Si pensava predisponesse alla lussuria perché l’urticazione delle parti basse dell’uomo con rami di ortica provocava stimolazione. Gli antichi Greci la utilizzavano come antidiarroica, diuretica e cardiotonica. Nel Medioevo si impiegava fresca per curare, con il veleno dei suoi peli urticanti, gotta e reumatismi.
 

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PREZZEMOLO
PETROSELINUM crispum

 
 

Proprietà/Indicazioni
L’Apilina e l’Apigenina (vitamina A e C) hanno proprietà diuretiche, emmenagoghe e tonificanti            
Uso
Fresco, infuso, cataplasmi
Note
È velenoso per gatti, pappagalli e piccoli animali in genere.
Usanze
Veniva usato per protezione e nei bagni di purificazione.
 

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ROSMARINO
ROSMARINUS officinalis

 
 

Proprietà/Indicazioni
Ricco di oli e flavanoidi fortemente antisettici e antinfiammatori. Tonificante, antidolorifica, antidepressiva, antitensiva (ansia).                                                                       
Uso
Fresca, Infuso, decotto, bagni, essenza.
Note
Pianta aromatica.
 
Usanze
Simbolo di amicizia e fedeltà in alcune culture viene indossato durante i matrimoni e funerali. Gli scolari greci la indossavano sotto forma di corona per migliorare la memoria. L’acqua d’Ungheria a base di fiori di rosmarino, è nota per il fatto che la regina Isabella avesse curato con essa gotta e reumatismi. A livello esoterico protegge dalle negatività, benedizione, consacrazione.
Si brucia come incenso, si mette nei talismani.
 

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SORBO (sorbole)
SORBUS domestica/aucuparia

 

 

Proprietà/Indicazioni
I vari acidi (sorbico,malico,citrico) con vitamina C danno proprietà astringenti, toniche e antidiarroiche.
                                                                       
Uso
I frutti solo dopo la completa maturazione.
Note
 
Usanze
Albero molto longevo e magico per eccellenza con cui si ottenevano potenti incantesimi. Solitamente piantato davanti alla porta di casa per protezione. Collane di bacche di sorbo rosso infilate con filo rosso erano indossate per protezione dalle donne celte. Nell’alfabeto Ogham il sorbo è simbolo di rinascita e protezione contro la negatività Esso occupava un posto speciale negli oracoli dei druidi, impiegavano fuochi del suo legno per evocare spiriti che poi obbligavano a far rispondere alle loro domande. Era considerato efficace contro gli spiriti del male e come dice un antico proverbio: “sorbo selvatico e filo rosso fan correr le streghe a più non posso”.
 
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TRIFOGLIO
TRIFOLIUM pratense

 
 

Proprietà/Indicazioni
Erba dolciastra rinfrescante, spasmolitica, diuretica anticancerogena e utile nelle affezioni respiratorie.
                                                                       
Uso
Decotto, impacchi
Note
 
Usanze
Per i celti simboleggiava il Ternario sacro e magico: creazione, mantenimento e distruzione. Simbolo di protezione e di equilibrio. Il raro quadrifoglio è simbolo di fortuna e si dice che portarne uno tra i capelli possa permettere di vedere le fate.
 

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STRAMONIO (erba del diavolo o delle streghe)
DATURA stramonium

 
 

Proprietà/Indicazioni
Il suo nome è dovuto alle sue forti proprietà narcotiche, sedative ed allucinogene. In medicina viene utilizzato come antispastico e analgesico.                               
Uso
Polvere, cataplasma
Note
Tutta la pianta è estremamente velenosa.
Usanze
L’erba delle streghe, veniva utilizzato durante i sabba, nei riti voodoo per la zombificazione e dagli sciamani come allucinogeno. Lo Stramonio come l’Assa Foetida e lo Stercus Diaboli era usato nella stregoneria cerimoniale per il suo odore fetido per attirare le forze maligne.
 

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VERBENA (artiglio del diavolo)
VERBENA officinalis

 
 

Proprietà/ Indicazioni
Disturbi nervosi, antinfiammatoria, analgesica, migliora la funzionalità epatica.                                        
Uso
Infuso,decotto, inalazioni, impacchi
Note
 
Usanze
Detta anche artiglio di drago, era ritenuta sacra in molte culture e veniva associata a visioni e profezie. Nell’antichità era considerata l'erba di Venere, sacra ad Iside veniva usata per i cerimoniali religiosi. Per i druidi era una pianta molto potente che aumentava la potenza e la durata dei loro incantesimi. Era presente in quasi tutte le pozioni per gli incantesimi in particolare di quelli amorosi.
 

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VISCHIO
VISCUM album

 
 

Proprietà/Indicazioni
Ipotensiva, antispastica, sedativa, immunostimolante           
Uso
Tinture, infusi
 
Note
Pianta velenosa in particolare le bacche.
Usanze
Una delle piante più sacre ai druidi celti, soprattutto quando cresceva sulle querce, con grandi poteri magici e catalizzatore di energie per qualsiasi tipo di incantesimo. Non avendo radici, come pianta parassita, era considerata magica.  Tre bacche di vischio legate insieme portano fortuna amore e tutti sanno che baciarsi sotto il vischio durante il periodo natalizio è di buon auspicio.
 

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Proprietà/Indicazioni
All’amara absintina e al tanacetone è dovuta l’azione digestiva, tonica e vermifuga dell’assenzio; coleretico, tonico e emmenagogo (stimola l’utero). Viene usato anche come insetticida.
Uso
Infuso, macerazione, liquore.
Note
A dosi elevate è una pianta tossica che provoca convulsioni e allucinazioni. L’alcol ne potenzia gli effetti.
Usanze
Gli antichi dedicarono questa pianta ad Artemide e Diana. I Druidi utilizzavano l’artemisia selvatica per respingere il diavolo e allontanare i veleni. Noto come “madre delle erbe” era usato nelle pratiche magiche e nei riti di fertilità femminile (provoca le mestruazioni). Nel medioevo veniva usato per tenere lontani gli insetti e per evitare le infezioni. Si credeva combattesse la calvizie. Il liquore, oggi vietato, era erroneamente considerato una panacea per molti mali ed il suo uso smisurato provocava dipendenza e allucinazioni. Lo stesso Wemouth (assenzio in tedesco) era aromatizzato con l’artemisia.
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25 aprile 2010

SUPERSTIZIONI

 
Non è vero… ma ci credo!
 
 
 
Col termine superstizioni si indicano tutte quelle misteriose credenze popolari prive di razionalità a cui molte persone danno credito e che, sia per suggestione che per timore, mettono in atto con gesti o pratiche rituali al fine di scongiurare un evento negativo o per favorirne uno positivo.
Col termine originario “superstitiònem” Cicerone indicava, invece, coloro che si rivolgevano alle divinità con preghiere, voti e sacrifici, per ottenere protezione.
Perfino chi si definisce scettico, nella sua razionalità, ha qualche volta agito diversamente o dato credito a qualche piccola scaramanzia, perché come diceva Benedetto Croce: “Non è vero… ma ci credo!”, mentre per Lev Trockij “Nessuno è più superstizioso degli scettici”.
Al contrario, in alcuni casi, la superstizione diventa talmente radicata e ricorrente da portare a veri e propri disturbi del comportamento di tipo ossessivo.


Spesso la superstizione è di origine religiosa oppure legata ad eventi realmente accaduti e nel mondo esistono parecchie superstizioni legate a oggetti (scala, ombrello, olio, specchi…), a amuleti/talismani (ferro di cavallo, quadrifoglio, coccinelle, il cornetto, un soldo bucato…), a numeri ( 13, 17 …), a colori (viola, nero, bianco …) e agli animali (gatto, civetta...).
Ancora oggi molte pratiche magiche e incantesimi vengono fatti, in una forma o nell’altra, perché le persone ci credono. In Inghilterra per esempio, le mamme baciano il loro bambino dove si è fatto male ripetendo “Bacialo e fallo star meglio!”. Per altri la fortuna non è legata tanto alle parole quanto a talismani o oggetti particolari come corni, amuleti e mascotte. Ce ne sono molti di uso generalizzato, però anche molti personali, come lo possono essere un particolare paio di scarpe, un maglione o un ciondolo a cui si attribuisce la fortuna. Le pratiche magiche relative alla superstizione trovano campo fertile nell’ambito sportivo e del teatro dove atleti e attori sentono di dipendere dalla fortuna e, si dice,  che gli attori, per esempio, amino vestirsi di viola la sera della prima.

Sta di fatto che la superstizione viene da lontano e non vi è popolo che non ne sia stato coinvolto. Gli uomini primitivi credevano che bastonando l’immagine (ci si riferisce ovviamente a primitivi disegni) di un animale o di una persona le si recasse del male o se ne favorisse la morte.
Cristoforo Colombo riteneva il venerdì un giorno fortunato tant’è vero che partì e ritornò in tale giorno. Il venerdì 17 è ritenuto sfortunato perché in quel giorno Filippo il Bello diede l’ordine di uccidere tutti i Templari. Il numero 17 insieme a quella del Venerdì è una delle superstizioni più diffuse che persino i quotidiani non mancano a volte di sottolinearlo.
“Di Venere e di Marte non si sposa e non si parte, né si da principio all’arte” e “Chi ride di Venerdì piange di Domenica”,  recitano alcuni antichi proverbi. L’origine è sia religiosa che popolana. Nei Vangeli Venerdì è il giorno della crocefissione dedicato alla penitenza mentre la Domenica quello della resurrezione. Per i Romani il martedì era sfortunato perché dedicato a Marte dio della discordia.
Molti preferivano scrivere il numero 13 come 12+1 pur di evitarlo così come il tredici a tavola porterebbe male. Credenza nata perché nell'ultima cena il tredicesimo era Cristo che finì poi crocifisso. Ma già precedentemente tale numero non era ben visto per eventi nefasti collegati, come la morte di Filippo II avvenuta dopo aver fatto apporre la sua statua accanto a quelle delle 12 statue di divinità già presenti nell’Olimpo. Per gli Assiro-Babilonesi il 12 era un numero sacro (numero divisibile) e non altrettanto il suo successore.

Il pane poggiato al contrario sulla tavola è considerato di male auspicio sin da tempi lontani, perché in periodi di carestia il pane e il grano erano beni preziosi a cui portare rispetto.
Sette anni di disgrazia spetterebbero a chi, malauguratamente, rompe uno specchio. Secondo alcuni tale superstizione ha diverse origini. La più acclarata quella che per gli antichi lo specchio costava molto e per ottenerlo occorrevano anni di lavoro (sette?) oppure anni di guadagni (sette?) per poterne acquistare un altro. Il numero 7 era un numero magico per i romani. Per altri rompere uno specchio significava rompere anche l’immagine riflessa e quindi simbolicamente infrangere anche la propria. Da non dimenticare, infine, che dopo la morte di una persona gli specchi andavano coperti perché poteva dare fastidio allo spirito del defunto che, vagando, poteva essere riflesso dagli specchi impedendone il trapasso.

Anche la superstizione sull’olio e sul sale ha origini antiche. Sprecare l’olio versandolo era nefasto in quando un bene prezioso addirittura sacro per gli antichi e poi utilizzato nei riti cristiani. Se veniva rovesciato occorreva spargervi sopra del sale per annullare la iella che ne sarebbe derivata (per i siciliani va bene anche l’urina).
La rarità insieme alle sue proprietà hanno generato le credenze sull’uso del sale. Per i Romani spargere sale sulle rovine di una città significava impedirne la rifiorita (il sale rende sterile il terreno). Buttare tre pizzichi (tre numero magico) di sale alle proprie spalle significava allontanare maledizioni e malauguri. Anticamente era anche simbolo di amicizia, tanto è vero che si poneva una coppa di sale davanti ai commensali e si racconta che una volta un invitato abbia inavvertitamente fatto cadere la coppa sul tavolo suscitando l'ira del padrone di casa il quale, sguainata la spada, uccise il poveretto. Pare che questo episodio abbia fatto nascere il detto che versare il sale porti sfortuna. Se viene rovesciato sulla tavola alcuni ne prendono un po' e lo lanciano dietro la loro spalla sinistra.

Nasce nel settecento l’idea che il cappello sul letto porti sfortuna perché non era consigliabile all’epoca, mettere dove si dormiva, un ricettacolo di sporcizia e di parassiti (a causa delle parrucche incipriate).

Anche se la maggior parte dei navigatori si ritiene scettico molti credono però, scherzando, che cambiare nome ad una barca porti sfortuna, così come il colore verde (quando non è un fanale, una luce di posizione o una parte della bandiera) o la non rottura della bottiglia durante il varo (per questo viene ben limata prima dell’uso). I tatuaggi dei vecchi marinai di una volta servivano da portafortuna e non solo per bellezza.

In alcune culture il fischiare richiamerebbe il diavolo e forse per questo i minatori si guardavano bene dal farlo.

 
Aprire un ombrello in casa attirava la miseria in quando era si era soliti usarlo quando c’erano delle perdite d’acqua dal soffitto. Ma esso richiamava alla mente anche il baldacchino che veniva tenuto sulla testa dal prete quando portava l’estrema unzione.
Mentre per i popoli latini il vedersi attraversare la strada da un gatto nero è sinonimo di sfortuna, per quelli d’oltreoceano è invece un buon segno. Ma solo perché nel medioevo il gatto nero era associato al male e al demonio.
Mai passare sotto una scala e se proprio lo si deve, incrociare le dita e sputarsi sulle scarpe come forma di scongiuro. Tale timore risale al medioevo quando le scale venivano usate durante gli assedi alle fortezze e passandoci sotto si correva il rischio di essere colpiti da olio o pece bollente. A livello religioso, invece, la scala forma un triangolo, il simbolo inviolabile della Trinità.
 
Di pratiche ed usanze ve ne sono tantissime altre e ve ne propongo brevemente altre.
Incrociare le dita mentre si dice una bugia o in segno di scongiuro.
Mangiare lenticchie a capodanno come simbolo di prosperità.
“Toccare ferro” è un usanza di origine latina mentre i popoli nordici “toccano legno”.
Se la fede nuziale viene persa, per evitare l'infelicità sulla coppia essa andrebbe riacquistata  e infilata all'anulare dal partner, come durante il rito nuziale.
Adoperare in due lo stesso asciugamano porterebbe litigio.
Porta male la goccia di cera che cade lungo il lato della candela.
Per evitare la calvizie occorrerebbe tagliare i capelli solo durante la luna nuova.
Il cucchiaio tenuto con la mano sinistra porterebbe sfortuna.
Il ferro di cavallo era un segno di fortuna e se ne veniva trovato uno lo si appendeva in casa.
Era considerato  di malaugurio utilizzare in tre lo stesso fiammifero.
Cattivo presagio per le forbici che cadono a terra,  per questo, prima di raccoglierle, si posava posatevi il piede sopra.  Se cadendo, una delle lame si conficca nel terreno era presagio di morte mentre porta buono se tenute appese al muro.
vedere una gazza ha poche possibilità di successo con la sua ragazza.
Incrociare  scarpe, posate o altri oggetti portava sfortuna perché in epoca medioevale era come rappresentare e offendere la croce di Cristo.
Portava male scendere dalla parte sinistra del letto, in quanto ritenuta la parte di Satana.
Un neonato non veniva mai baciato sul collo per non fargli perdere il sonno.
Se il pettine cadeva di mano mentre ci si pettinava era segno che qualcuno che vuole bene ci sta pensando.
Portava fortuna camminare sotto la pioggia tant’è che un vecchio proverbio dice: "Sposa bagnata, sposa fortunata".
Un quadro che cade era segno di cattivo augurio, mentre quelli che raffigurano uccelli porterebbero sventura.
Il quadrifoglio per la sua rarità porterebbe fortuna e felicità anche senza coglierlo.
Se si riceveva in regalo una spilla, un temperino o un qualsiasi oggetto appuntito, occorreva pungere con essi il donatore, oppure regalategli una simbolica monetina per evitare che il rapporto di amicizia terminasse. Infatti “Cosa che punge amor disgiunge”.
Mentre il trovare uno spillo per terra porterebbe fortuna, non occorrerebbe mai chinarsi a raccogliere un ago che, al contrario, porterebbero sfortuna.
Anticamente sì aveva l'abitudine di sputarsi tre volte sul petto per allontanare qualsiasi maleficio.
Ancora oggi, alcuni corridori si fanno sputare sulla schiena dai loro meccanici, prima dell'Inizio della corsa.
Pare che vedere tre o quattro unite porti male.
Non si gettava mai il guscio dell’uovo senza spezzarlo per evitare che il demonio vi si annidasse.
 
Inoltre,
A chi pizzica il naso vien voglia di litigare.
Chi lavora a capodanno lavora tutto l'anno.
Chi starnuta di lunedì regalo aspetti.
Denti radi fortuna spessa.
I gobbi portano fortuna e le gobbe disgrazia.
Quando fischia l'orecchio dritto, il cuore è afflitto; quando il manco, il cuore e franco.
 
 
 

18 aprile 2010

Johnny Welch

 
Se per un istante
Se per un istante Dio si dimenticherà che sono una marionetta di
stoffa e mi regalerà un pezzo di vita,
probabilmente non direi tutto quello che penso,
ma in definitiva penserei tutto quello che dico.


Darei valore alle
cose, non per quello che valgono, ma per quello che significano.
Dormirei poco, sognerei di più, andrei quando gli altri si fermano,
starei sveglio quando gli altri dormono, ascolterei quando gli altri
parlano e come gusterei un buon gelato al cioccolato!

Se Dio mi regalasse un pezzo di vita, vestirei semplicemente,
mi sdraierei al sole lasciando scoperto non solamente il mio corpo
ma anche la mia anima.
Dio mio, se io avessi un cuore, scriverei il
mio odio sul ghiaccio e aspetterei che si sciogliesse al sole.
Dipingerei con un sogno di Van Gogh sopra le stelle un poema di
Benedetti e una canzone di Serrat sarebbe la serenata
che offrirei alla luna.
Irrigherei con le mie lacrime le rose, per sentire il dolore delle
loro spine e il carnoso bacio dei loro petali.

Dio mio, se io avessi un pezzo di vita non lascerei passare un solo
giorno senza dire alla gente che amo, che la amo.
Convincerei tutti gli uomini e le donne che sono i miei favoriti e
vivrei innamorato dell'amore.
Agli uomini proverei quanto sbagliano al pensare che smettono
di innamorarsi quando invecchiano,
senza sapere che invecchiano quando
smettono di innamorarsi.
A un bambino gli darei le ali,
ma lascerei che imparasse a volare da solo.
Agli anziani insegnerei che la morte non arriva con la vecchiaia ma
con la dimenticanza. Tante cose ho imparato da voi, gli Uomini!
Ho imparato che tutto il mondo ama vivere sulla cima della montagna,
senza sapere che la vera felicità sta nel risalire la scarpata.
Ho imparato che quando un neonato stringe con il suo piccolo
pugno, per la prima volta, il dito di suo padre,
lo tiene stretto per sempre.
Ho imparato che un uomo ha il diritto di guardarne un altro
dall'alto al basso solamente quando deve aiutarlo ad alzarsi.
Sono tante le cose che ho potuto imparare da voi, ma realmente, non
mi serviranno a molto, perché quando mi metteranno dentro quella
valigia, infelicemente starò morendo.
 

 
"Lo Que Le He Enseñado a la Vida" del comico messicano Johnny Welch
 
 


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5 aprile 2010

La Château italiana

 
I MISTERI DI ALTARE
 
 
 
Altare è un paese di circa 2500 abitanti in provincia di Savona, in Liguria e, sebbene noto per le sue vetrerie, per alcune strane analogie può essere considerato la Rennes italiana. Perché?
Qui nei primi del ‘900 l’allora parroco monsignor Giuseppe Bertolotti senza badare a spese realizzò per la propria parrocchia migliorie degne di una cattedrale, pur rimanendo lui e il paese, del tutto anonimi e sconosciuti al grande pubblico, analogamente a quanto successo a Rennes-le-Château in Francia ad opera del curato Bérenger Saunière (1852-1917).  
Ma le analogie non finiscono qui.
Giuseppe Giovanni Bertolotti nacque a Cairo Montenotte (Savona) il 4 febbraio 1842. La sua era una famiglia modesta, il padre Luigi è indicato sugli atti come maniscalco e la madre, Rosa Giordano, una semplice sarta. Dopo Giuseppe arrivano altri sette figli: Enrichetta, Rosalia, Cesarina, Giovanni Battista, Antonia, Alberto, Giuseppa, anche se questi ultimi tre moriranno in tenera età.
Il 3 ottobre 1869 Giuseppe assunse l’incarico di parroco ad Altare, luogo a cui legherà la sua vita e la sua leggenda, rimanendoci fino alla morte, presso la chiesa parrocchiale di Sant'Eugenio. Ma qui la gente si sentiva molto più vicino un altro santo, San Rocco, il patrono dei vetrai, che, altra coincidenza, è venerato anche a Rennes-le-Château. A San Rocco è dedicata un’antica piccola chiesa posta all’inizio del paese che era particolarmente cara al sacerdote e che stranamente (altra coincidenza) come a Rennes è raffigurato con la ferita riportata sulla gamba destra mentre secondo al tradizione la ferita dovrebbe trovarsi sulla gamba sinistra.
Inspiegabilmente, nel 1875 Bertolotti iniziò a spendere in modo anomalo per un modesto sacerdote e i primi interventi riguardarono proprio la chiesa di Sant’Eugenio con una serie di lavori di restauro e abbellimento che, a fasi alterne, dureranno fino al 1927. Come Saunière anch’egli venne misteriosamente in possesso di una cospicua somma di denaro, utilizzate per la chiesa e per i parrocchiani. La chiesa ha qualcosa che ci ricorda quella di Rennes-le-Château anche se le dimensioni sono notevolmente maggiori, però alcuni dettagli creano una sorta di legame.
Bertolotti era molto legato alle sue tre sorelle a cui, a partire dal 1901 regalò dei palazzi sontuosi. Villa Agar, destinata a Enrichetta che, nel 1951 divenne un ospedale mentre attualmente è una casa di riposo. Tra il 1905 e il 1906 alla sorella Rosalia fece costruire, dallo stesso architetto, uno splendido edificio in stile Liberty, Villa Rosa, che nel 1992 divenne Museo dell’arte vetraria di Altare. Infine, per Cesarina fece restaurare un intero palazzo. di fronte alla chiesa (oggi è piazza Bertolotti) in modo veramente originale e artistico con un grande bassorilievo sulla facciata che dà alla struttura un aspetto maestoso. Non dimenticò di certo i fratelli e per loro fa costruire un osservatorio meteorologico e sismico che avrà poi sede in uno dei due palazzi che lui stesso possiede in paese. Si aggiunga a questo tutta una serie di elargizioni milionarie a enti civili e strutture religiose come agli asili nido del luogo a cui donò un intero palazzo nel cuore di Savona. Lui stesso aveva un tenore di vita molto alto con una specie di fattoria con ettari e ettari di terreno e pascoli per cavalli. Lo stesso Bérenger Saunière non avava avuto yna esistenza così lussuosa. Non da ultimo, Bertolotti scelse come stemma personale un drago, prerogativa dei vescovi e non certo di un prete di campagna.
 
Nel 1886 il re Umberto I conferì a Bertolotti la croce di Commendatore dell’Ordine dei santi Maurizio e Lazzaro, un ambito titolo concesso a pochi. Ma, ancora più raro sarà l’attestato che riceverà nel 1895, sempre da parte del re, quale Grand’Ufficiale del medesimo ordine e Bertolotti avrà il privilegio di essere l’unico sacerdote al mondo a poter vantare tale attributo. Inoltre, Papa Leone XIII lo nominò Cappellano d’onore e, in seguito, Protonotario Apostolico, mentre Pio X gli concesse il titolo di Abate Mitrato e poi, nel 1907, quello di Vescovo Vicario della basilica di San Giovanni in Laterano a Roma, carica paragonabile a quella di “Vice Papa”! Ma Bertolotti rifiuta tale carica con la motivazione di non poter lasciare la propria comunità. Anche se per motivi opposti, lo stesso era accaduto a Bérenger Saunière che si rifiuta di lasciare Rennes- le-Château quando il proprio vescovo lo destina ad altra sede per punizione. In entrambe i casi, questo insolito attaccamento alla propria parrocchia o al villaggio lascia supporre la presenza di qualcosa di molto importante da non poter lasciare incustodito. Segreto questo, che entrambi questi personaggi hanno portato con loro nella tomba anche in considerazione del fatto che sia i predecessori che i loro successori, alla guida delle stesse parrocchie, non abbiano lasciato poi il benché minimo segno del loro passaggio.
Altri misteri legano questi due strani personaggi della chiesa e queste località come la venerazione per Maria Maddalena. 10nxp39
 
In Francia esiste un altro piccolo villaggio che ha analogie con Rennes e si tratta del comune di BRENAC, nella regione LANGUEDOC ROUSSILLON. Qui si trova la chiesa dedicata ai martiri St Julien e Basilisse che stranamente come a Rennes e ad Altare è riccamente decorata e un prete ha lasciato un segno evidente del suo passaggio. La stessa raffigurazione di San Rocco e, anche qui, misteriosamente, le 14 stazioni della via crucis sono sistemate in senso antiorario mentre dovrebbero essere percorse in senso orario. Inoltre, anche qui, mentre le raffigurazioni degli apostoli è quella tipica dell’iconografia cristiana, quella di Giovanni è diversa, con faccia e vesti che ricordano le sembianza di una fanciulla. Ma Giovanni l’Evangelista è stato spesso raffigurato dall’aspetto efebico e differente da quello barbuto degli altri apostoli. In questa chiesa, in alto, ai lati del coro, spiccano le Tavole della Legge di Mosè ma, mentre le prime 7 numerazioni dei comandamenti, sono esatte, inspiegabilmente, l’ottava è indicata col numero 4, la nona col numero 16 e la decima dal numero romano VV, ovvero 5,5.
Forse anche Brenac fu oggetto delle attenzioni di vescovi e papi?
In questi posti la spiritualità si è sviluppata in modo particolare a volte in forte contrasto con la chiesa di Roma tanto da rasentare l’eresia. Come il caso di Maria Maddalena venerata come una dea. In tutte le chiese della regione la sua statua è sempre collocata in posti di primo piano e spesso la letta “M” che compare ovunque può essere riferita alla madre di Gesù o a Maddalena.
Che dire della grande statua della Vergine con bambino proveniente da Savona che orna la chiesa di Notre Dame du Cros a Caunes Minervois a 20 chilometri da Carcassonne
Anche se si  tratta di una semplice statua rovinata dal tempo, essa acquista un valore particolare perché proveniente da Savona. Tale statua viene menzionata nell’enigmatico libro “Il Serpente Rosso” (Le Serpentes Rouge) i cui tre autori si suicidarono nel giorno della pubblicaione avvenuta il 17 gennaio del 1967.
"Il Serpente Rosso" è un libriccino criptico di solo 13 pagine. Nella sua versione originale nelle prime 5 pagine si trova il testo conosciuto come Avant-Propos, nelle altre vi sono le immagini della Chiesa di Saint-Germain de Prés, delle tombe di re merovingi, della copertina di un opuscolo pubblicato nel 1861 "Gnomon Astronomique", la genealogia merovingia, la Gallia del 511, la Gallia del 632 circa, della Chiesa di Saint Sulpice, la pianta della stessa Chiesa (dove troviamo indicato il P-S , il Preacum ed il meridiano di Parigi) ed il quartiere Saint-Germain del 1615 (anche qui vi è indicato il meridiano). Fu scritto nel 1966 da tre uomini, più probabilmente tre iniziati, tali Pierre Feugere, Louis Saint-Maxent e Gaston De Koker. Si ritiene che appartenessero al cosiddetto "Priorato di Sion", che ancora oggi esiste, e ha la sua centrale nella chiesa di Saint Sulpice a Parigi. Il libro consta di versetti criptici, e ogni capoverso è dedicato ad un segno zodiacale. Quindi sono dodici capitoli più uno, in tutto tredici, in quanto è stato aggiunto il segno zodiacale del Serpentario, più noto forse come Ofiuco. Ad una prima lettura lo scritto sembra privo di significato ma se lo si mette in relazione con il Segreto di Rennes-Le-Chateau, allora il suo linguaggio oscuro simbolico ed ermetico acquista un valore.
Sarà vero che Saunière nascose i resti della Maddalena, dopo averli prelevati dalla falsa tomba della marchesa, celando un segreto che se rivelato avrebbe fatto tremare le fondamenta della Chiesa di Roma?
untitledGiuseppe Bertolotti morì la mattina di lunedì 2 marzo 1931 all’età di 89 anni. Le sue esequie, ovviamente, furono grandiose con tanto di carro funebre trainato da quattro cavalli bianchi. La folla che seguì il feretro fu immensa e tra i tanti amici e conoscenti del parroco c’era un altro parroco, Luigi Orione, il futuro santo e fondatore dell’ordine degli Orionini. Anche a lui, Giuseppe Bertolotti, aveva fatto del bene e donato somme cospicue di denaro.
Ma alla fine, la domanda è una e le risposte sono molte e tra queste ce n’è una che ci riporta con la mente e col corpo in Francia, perché è proprio da lì che, ogni mese, giungeva ad Altare un assegno con molti zero. Chi lo mandava e il perché sono motivo di ulteriori congetture e future ricerche; quello che ci interessa è lo strano collegamento che, ancora una volta, lega strettamente due misteri e due uomini di chiesa, lontanissimi eppure contigui e intersecanti.
Le uniche notizie più certe riguardano lo strano collegamento tra la famiglia Bertolotti e la duchessa di Galliera Maria Brignole Sale (1811 – 1888), fondatrice dell’asilo infantile di Altare e finanziatrice dell’ospedale di Genova, che prenderà il suo nome. La nobildonna apparteneva a una delle famiglie più importanti del capoluogo ligure e aveva sposato il marchese Raffaele De Ferrari uno tra i maggiori azionisti della compagnia che aveva realizzato il Canale di Suez e la ferrovia Parigi-Lione. L’amministratore dei beni della duchessa aveva sottratto beni per la cifra colossale di tredici milioni dell’epoca e prima di scappare all’estero lascia parte del bottino a Giovanni fratello di Bertolotti. Non se ne conosce il motivo, ma i soldi finiscono nelle mani del parroco che le restituisce alla duchessa. Da qui la forte amicizia che legherà i due e probabilmente il motivo per cui la duchessa fa delle donazioni al parroco e lo aiuterà nel ricevere tutte le attestazioni e i titoli che in seguito gli saranno conferiti. Inoltre, la nobildonna trascorreva buona parte dell’anno in Francia, dove morì nel 1888 ed è proprio da qui che, stranamente, a partire dal 1898 cominciano ad arrivare gli assegni ad Altare che, alla morte di Bertolotti, cesseranno di colpo.

 

 
 
Riferimenti: trasmissione “Voyager”, rivista “I Misteri di Hera; http://cosco-giuseppe.tripod.com/misteri.
 

2 aprile 2010

Stranezze dal mondo

 
MENU A BASE DI PENI
 
penis-restaurant
 
 
A Pechino un ristorante serve in tavola piatti meticolosamente e stranamente guarniti a tutti gli impavidi che vi si recano.  Si suppone che essi aumentino la potenza sessuale maschile anche se pure le donne possono assaggiarli perché, qui, pensano che gli organi sessuali siano buoni anche per la pelle. Infatti, in questo ristorante il menu consiste esclusivamente di piatti a base di peni e testicoli di animali (più di trenta: cervo, serpente, bue tibetano, cavallo, foca, anatra, scimmia, ecc.)
 
Una visita al Ristorante Guolizhuang a Dongsishitiao a Pechino non è per gli schizzinosi!
Vi sono altri ristoranti che nel menù hanno peni di animali, ma questo è stato il primo a basare l’intera cucina su tale ingrediente e ad aver una vasta scelta.
 
Qui i piatti hanno nomi come “Dragone in Fiamma di Desiderio”, "L'Essenza del Buddha d'oro", "La rinascita della Fenice", "Gelsomino a 1.000 sfoglie" o “Ricerca del tesoro nella sabbia”, ma non lasciatevi sviare dai nomi perché al posto del gelsomino troverete strati sottili di pene d’asino, come al posto della sabbia solo gonadi di pecora al curry. I cinesi, si sa, mangiano di tutto o come recita un loro vecchio detto – mangiano qualsiasi cosa a 4 zampe, tranne i tavoli e qualsiasi cosa che vola, tranne gli aeroplani! -
 
 
 
Qui, una giovanissima cameriera (nutrizionista?) spiega ai nuovi ospiti i menù e un po' di tradizione locale come il fatto che per migliaia di anni la medicina cinese abbia usato peni di animali per curare reni e problemi di erezione ma, per avere beneficio, dice, i piatti devono essere consumati con regolarità.
Chi è interessato ad effetti più immediati, può sempre ricorrere ad un particolare cocktail di vino che contiene estratti di cuore, pene e sangue di cervo, a suo dire migliore del viagra. Vi verrà detto che i cani sono gli unici animali ad avere un osso nel pene oppure trovare una foto di un piatto fatto con pene di cane russo pubblicizzata a 25 € che vi informa che l’atto sessuale di questo animale dura 48 ore e 7 mesi all’anno la sua stagione amorosa.
 
Tra le specialità più costose si trova il pene di yak a 179 €, mentre un spezzatino con 10 diverse selezioni pene-testicolo servito su un attraente preparazione costerà 89 €. Per la foca canadese bisogna fare l’ordinazione qualche giorno prima. Per i palati più esigenti in particolare, il menu offre anche feti di pecora o di cervo mentre per gli ospiti speciali è presente un menù speciale con peni di specie perfino minacciate di estinzione, come le tigri. Ma per questo dovete mostrare prima una Platinum Card o essere pronti a sborsare fino a € 1000. 
A chi ha mangiato pene di cane russo, alla fine del pasto gli verrà regalato, in una scatola rossa, il relativo “osso” che dicono protegga da “influenze negative”.
 
 
 
Il menù è personalizzato, sia in funzione di ciò che si ha in programma per la sera e  sia in base all'età del cliente. Sono ammessi giovani solo al di sopra dei 15 anni perché gli ormoni potrebbero interferire con la loro crescita naturale. Tutti i clienti siedono in separé ed è fatto prevalentemente da un pubblico di uomini o coppie.
I cinesi non si recano in questo ristorante per dar prova di coraggio o per sfizio ma per eseguire con continuità un trattamento “curativo” per chi ha problemi di libido. Certe convinzioni e antiche tradizioni sono molto radicate in questo popolo.
Vero o falso che sia, le voci circolano ed oggi il Guolizhuang può contare un franchising in espansione con altri ristoranti già aperti nelle Chinatown ad Atlanta e in Georgia. 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 


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28 marzo 2010

EQUO COMPENSO?

 
VERGOGNOSI DECRETI LEGGE
 
 
 
 Il decreto legge 68/2003 voluto da Urbani e che avrebbe dovuto rimanere in vigore fino 2005, tra molte critiche, impose agli acquirenti una sovrattassa su tutti i supporti vergini (CD, DVD, cassette, ecc.) che andava nelle casse della SIAE e di altre entità quale“compenso” per la perdita dovute dalla pirateria. Praticamente tutti noi pagavano in più per l’acquisto dei supporti indipendentemente se i supporti sarebbero serviti per fare il back-up dei dati sul computer, per il filmino di un compleanno o per copiare illegalmente canzoni e film.
ABERRANTE!
 
Volendo fare un paragone è come se per un furto sarebbe andato in galera sia il ladro che il derubato!
Dovendo incrementare i loro bilanci, SIAE, major cinematografiche e discografiche, che suppongo non navighino in cattive acque - con l’appoggio del Parlamento italiano - se la prendevano con tutti gli acquirenti.
In ultima analisi anche loro traevano beneficio dalla pirateria!
Anche se parecchie persone non ne erano a conoscenza, perché come sempre tutto quello che è contro i cittadini non viene mai ampiamente pubblicizzato, l’effetto fu quello di far scendere le vendite dei supporti vergini con un danno alle aziende produttrici.
 
Oggi, grazie al ministro dei beni culturali Bondi, la legge sul cosiddetto "equo compenso" viene rivista e con un altro decreto la situazione - come in nessun paese europeo - peggiora perfino!
La sovrattassa iniqua viene imposta ora anche su altri prodotti hi-tech.
Praticamente qualunque apparecchio che contenga un supporto di memorizzazione subisce un aumento di prezzo. Hard disk esterni, computer, lettori MP3, iPod, pen-drive, masterizzatori, memorie card, chiavette USB, videoregistratori, cellulari, console di video-giochi, decoder, a parte i supporti vergini già menzionati.
MAGNIFICO!
 
Al danno si aggiunge anche la beffa. Sì, perché in alcuni casi la stessa sovrattassa viene perfino pagata più volte!!!
E’ il caso, per esempio, se si compra un computer (pagando la tassa), poi una chiavetta USB (pagando la tassa) ed infine un supporto DVD o CD (pagando la tassa). Nel caso si utilizzassero tali supporti per copiare (legittimamente!) una canzone comprata (in internet o tramite CD o DVD originale) la tassa che era stata già pagata all’acquisto dell’originale, sarebbe pagata una QUARTA volta, addirittura!
VERGOGNOSO!
 
Se è pur vero che si tratta, a secondo del caso, di centesimi o di pochi euro, moltiplicateli per i MILIONI di unità vendute nel tempo e vi troverete con cifre da capogiro! Altro che pirateria… qui vi sono interessi milionari ad opera di alcune lobby che pensano solo ai loro interessi.
IL decreto legge è passato, ovviamente, ne sapevate qualcosa?
 
Altroconsumo è una tra le poche entità che si è opposta e secondo una ricerca ipotizza che una famiglia media italiana, per effetto di tale decreto, pagherà in media circa 111 euro in più. 
Leggo, infine, questo commento dell’amministratore delegato italiano della NOKIA, azienda norvegese che dovrebbe far riflettere:
<<credo fermamente che l’imposizione di questa tassa italiana sulla copia sia iniqua e ingiustificata. Infatti l’ascolto di musica è solo una delle tante funzioni disponibili su un telefono cellulare, il cui contenuto è solitamente acquistato legalmente dal consumatore che ha pertanto già completamente pagato i diritti d’autore>> 
 
Che dirvi, se continuiamo a subire passivamente tali ingiustizie e aberrazioni troverà sempre più giustificazione la voce di chi afferma che siamo un popolo di pecoroni. 
Grazie Urbani, grazie Bondi, non conosciamo quanti e chi si arricchirà ma, come sempre, a rimetterci saremo noi.
 
 

14 marzo 2010

LA METROPOLITANA DI LONDRA

 

I FANTASMI DELLA LONDON UNDERGROUND

 La metropolitana è un area vitale per la città di Londra. E’ la più antica del mondo ed  i lavori cominciarono nel 1863. Con i suoi 408 km. di binari la metropolitana di Londra è la più estesa al mondo. Conta 275 stazioni, 12 linee, 408 scale mobili e 112 ascensori. Ogni giorno più di 3 milioni di persone transitano nelle sue gallerie e corridoi e la maggior parte è ignara della storia del luogo che la circonda. Dalle prime fasi della sua costruzione e successivamente, durante le guerre, le morti accidentali e i suicidi avvenuti in quei posti si contano a migliaia. Se aggiungiamo tombe e cimiteri, fosse e cripte distrutte nel corso degli anni per l’ampliamento della linea ferroviaria, il numero di anime disturbate nel loro legittimo riposo aumenta vertiginosamente.

 Gli uomini che vi hanno lavorato raccontano le loro esperienze, storie inedite di misteriose presenze che aleggiano all’interno della metropolitana.
 
Una notte del 1981 il caposquadra John Graham era in servizio nell’area di East London, la stazione era chiusa e tutti erano andati a casa  mentre lui era rimasto nel suo ufficio per completare il lavoro. Stava spegnendo alcune luci della stazione di Bethnal-Green quando all’improvviso sentì la voce di alcuni bambini che piangevano. Cercò di non farci caso ma i pianti aumentarono aggiungendosi grida di donne e forti rumori. Era inquietante e il tutto durò 10, 15 minuti e per questo lasciò l’ufficio recandosi nella biglietteria. Durante la II guerra mondiale 173 persone persero la vita nel peggior disastro civile di quegli anni. Nello scontro avvenuto a Bethnal-Green solo 27 erano uomini mentre i restanti erano donne e bambini.
 
Il tunnel di Gracechurch a King William street è tra i più vetusti e logori della rete, abbandonato agli inizio del 1900, si estende dalla stazione di Borough fino a quella di London-Bridge. In occasione del centenario della metropolitana, venne chiesto di fotografare il tunnel per farne un libro. Printz Holman si recò per scattare le foto e a parte il disagio avvertito sul posto, successivamente, durante lo sviluppo dei negativi, su una foto uscì una persona in piedi translucida e in ombra. Strano considerato che sul posto non c’era nessuno e l’area era da tempo chiusa. In seguito un medium si recò sul posto dove era stata scattata la foto e affermò di essere entrata in contatto con un uomo deceduto nel tentativo di sedare una rissa avvenuta all’epoca quando iniziò la costruzione del tunnel.
 
L’dea che i fantasmi tengono compagnia ai passeggeri e agli addetti che giorno e notte lavorano nella metropolitana non è una novità e le storie a riguardo se ne contano a decine, storia come quella del passeggero. Sulla linea Bakerloo si dice che seduti in una carrozza viaggiando verso nord possa capitare di vedere il riflesso di una persona seduta accanto a noi nel vetro, anche se il posto è in realtà vuoto. Di storie come queste se ne parlava già agli inizi
 
del secolo scorso ed interessavano il tunnel oggi murato che andava da London-Hospital a London-Chapel. Le carrozze trasportavano solo cadaveri dall’ospedale al cimitero.
 
Anne Naylor, una giovane tredicenne apprendista di un cappellaio fu stata assassinata nel 1758 dal suo maestro e dalla figlia e si dice che le sua urla si sentivano sulla banchina della stazione di Farringdon e per questo fu soprannominato il fantasma che urla.
La linea più nuova della metrò londinese è la Jubilee-line che si estende da Westminster fino a Stratford nella zona ad est di Londra. Per costruirla sono state attraversate le fondamenta di parecchi monasteri e riesumate e trasferite più di 600 tombe. Si dice che da allora sulla rete sono aumentati gli avvistamenti di monaci.
 
Come tutte le altre linee anche gli oltre 70 km. della Jubilee-line vengono controllati ogni notte dagli addetti ai lavori che camminano da soli sulle rotaie che attraversano i tunnel per le solite verifiche.
Bill McKeown è uno di essi e da oltre 20 anni perlustra i tunnel della metropolitana. Un giorno mentre nelle prime ore del mattino controllava le rotaie a Baiker-Street si era seduto per riposarsi quando sentì un rumore ed il pietrisco che si muoveva. Si vedevano ombre sul terreno come se qualcuno stesse camminando. Nel frattempo iIl suo corpo sembrava percorso da corrente elettrostatica. Quando Bill ne parlò al suo superiore questi non si meravigliò perché anche altri avevano avuto la stessa esperienza e si dice che si trattava del fantasma di un operaio che aveva il compito di perlustrare proprio quella parte di linea. Di vero è che almeno 5 operai negli anni avevano perso la vita su quel tratto di binario.
Sono molti gli addetti alla metropolitana e parecchi lavorano di notte a treni fermi, quando la metrò è chiusa al pubblico ed alcuni sono lavori insoliti come per esempio quello dei Flappers che raccolgono i capelli umani che arrivano nei tunnel.
 
Paul Fisher nel 1984, durante il suo tirocinio per diventare manager della compagnia che gestisce la metrò, dovette visitare e percorrere a piedi, con la sola torcia elettrica, un tratto della linea per essere pronto a far fronte ad ogni compito ed evenienza. Durante il precorso vide un tipo che stava lavorando e si stupì nel vedere che aveva una vecchissima lampada ad olio (tilly), da tempo dismesse per motivi di sicurezza. Si avvicinò e gli chiese come mai usasse quella lampada. L’uomo anziano gli disse che le preferiva a quelle a batteria e poi parlarono di quel tratto della rete. Una breve chiacchierata poi Paul uscì dal tunnel ed avvisò il suo superiore che aveva terminato il suo giro chiedendo cosa stesse facendo quell'uomo che aveva incontrato. Il superiore disse che su quella tratta non c’erano lavori in corso e non doveva esserci alcun operaio e curiosi ritornarono insieme sul posto. Di quell’umo nessuna traccia e si pensa anche se controllarono per bene considerato che di li a poco i treni avrebbero ripreso a percorrere quel tratto. In quella zona aleggiava la leggenda del fantasma di Norther-Line, un operaio ucciso da un treno anni prima mentre lavorava con un compressore e non sentì arrivare il treno.
 
Il fantasma più famoso è comunque quello di Covent-Garden ma da quando sono aumentati i viaggiatori sono diminuite le sue apparizioni come se anch’egli, come noi, non sopportasse la folla. Il suo ultimo avvistamento risale al 1972.  Cristopher Joseph Glifford era allora addetto agli ascensori alla stazione di Covent_Garden, per lo più frequentata da commercianti del vicino mercato. Cristopher aveva controllato gli ascensori e chiuso la stazione per la notte quando si ritrovò davanti un uomo alto vestito all’antica con panciotto e cappello a tuba. Rammaricatosi di aver chiuso gli ascensori credendo che non vi fosse più nessuno, si scusò e corse a riprendere le chiavi per farlo risalire ed uscire. Quando due minuti dopo ritornò, l’uomo era scomparso. Giorni dopo qualcuno gli mostrò una foto di un uomo morto più di cento anni prima ed era la stessa persona che lui aveva visto. Si trattava dell’attore William Terris morto pugnalato a morte nel 1897 da un attore rivale.
 
Una sera d’estate del 1992 durante l’ultimo turno Tario Rahana stava finendo di lavorare prima di tornare a casa. Sentì sbattere una porta più volte e mentre camminava per raggiungere le scale sentì una presenza alle sue spalle. Voltatosi vide una figura di una donna vestita di bianco dai lunghi capelli bianchi ma senza volto. Nel 1958 dieci persone morirono in una collisione tra treni in quel posto e probabilmente tra i deceduti doveva esserci una donna dai lunghi capelli bianchi.
 
'...the forthcoming end of the world will be hastened by the construction of underground railways burrowing into infernal regions and thereby disturbing the Devil.'
Rev Dr John Cumming, 1860.
[“…la prossima fine del mondo verrà accelerata dalla costruzione delle linee della metropolitana che scava nelle regioni infernali disturbando il diavolo”]

 

Articolo ripreso dalla trasmissione Voyager su Rai2 del 3.12.2008

 


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28 febbraio 2010

IL VILLAGGIO SOMMERSO

 
POTOSI’: ieri ed oggi
 
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In Bolivia è stato dichiarato lo stato di emergenza nazionale: la siccità ha iniziato a manifestarsi già a fine luglio e fino ad oggi le piogge sono state poche. Allo stesso tempo vi sono state temperature massime da record, fino a 49 gradi nel Chaco. Le aree maggiormente colpite sono proprio la regione del Chaco e quella dell’Altipiano. A rischio capi di bestiame, l’agricoltura e le riserve d’acqua che mettono a rischio la sicurezza alimentare e la vita degli abitanti. Nella città di Potosì (1200 abitanti circa) si annunciano interruzioni del servizio di acqua potabile e a La Paz, l’impresa pubblica di distribuzione dell’acqua sta promovendo una campagna per l’uso razionale dell’acqua per evitare futuri razionamenti. Le riserve idriche sono già diminuite del 75%. Solamente nella regione di La Paz 23 mila famiglie hanno perso i raccolti e fino a quando non ricomincerà a piovere sarà impossibile iniziare la nuova semina. Anche il lago Titicaca sta diventando un simbolo della siccità: il suo livello è sceso di 4,5 metri rispetto al livello medio e sicuramente supererà il record storico di 5 metri segnato nel 1943. La colpa è del solito El Nino. Anche l’energia elettrica può diventare un problema. Potosì, famosa per le sue miniere d’argento, l'unica città americana citata nel famosissimo romanzo di Miguel de Cervantes, Don Chisciotte della Mancia, fu inserita nel 1987 nell'elenco dei Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO, come riconoscimento della straordinaria quantità di monumenti industriali (come gli acquedotti e i laghi artificiali che fornivano acqua alle miniere) e architettonici presenti.
Il serbatoio che alimenta la centrale idroelettrica è al suo livello più basso degli ultimi decenni, e le acque basse hanno fatto emergere un villaggio che è stato in gran parte sott'acqua dal 1985, quando l’area di 20 kmq. fu allagata. Normalmente, solo il campanile della chiesa era visibile fino ad oggi e serviva da misuratore del livello dell’acqua che,  scendendo più di 30 metri, sta rivelando ora resti inquietanti: la chiesa,  case demolite, un cimitero, una piazza.
 
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Il villaggio com’era prima dell’allagamento 
 
 
Nel 1985 un piccolo villaggio di Potosi scomparve dalla carta geografica della Bolivia, sommerso dall’acqua. Tutti dovettero andare via, emigrare, iniziare una nuova vita altrove.
Potosi fu sacrificata in nome del progresso a causa di una diga da costruire sul fiume Uribe. Una diga che doveva produrre energia elettrica e fa parte del complesso Uribante-Caparo, una serie di quattro dighe, tre serbatoi e tre impianti idroelettrici nella regione occidentale del Venezuela, sulle pendici delle Ande che si affacciano sul Llanos, grandi pianure del sud.
Solo due serbatoi esistenti, uno in funzione ed una seconda centrale in costruzione. Ma, di fronte a un deficit di energia elettrica nel paese, il tempo stringe, e, recentemente, il lavoro è ripreso. Ordinanza del Presidente!
Il complesso idro-Uribante Caparo ha una lunga storia. I primi studi sono stati condotti nel 1951, ma solo nel 1960 il primo cemento arrivò mentre il progetto fu definitivamente approvato dal governo nel 1970. I lavori veri e propri iniziarono solo nel 1978. Questo è l'anno in cui l'allora presidente, Carlos Andrés Pérez, arrivato in elicottero a Potosí, annunciò ai circa 1.500 abitanti che il loro paese doveva scomparire. Nel 1985 la prima diga fu completata. L'inondazione della valle cominciò. La gente di Potosi era stata compensata, e dovette lasciare il villaggio. I suoi resti vengono oggi alla luce grazie alla siccità.
 
 
 
 
La cosa più drammatica è che il sacrificio chiesto ai contadini in nome del progresso della nazione non è stato poi giustificato dai fatti se si considera la rovinosa opera di deforestazione effettuata, che la riduzione del flusso di acqua dei fiumi che alimentano il serbatoio ha prodotto energia elettrica inferiore alle aspettative e che la sedimentazione più grande del previsto ridurrà di molti decenni la vita della struttura.
Per la presenza del lago e dei parchi circostanti, il luogo è meta turistica. Alla luce di quello che sta succedendo oggi, probabilmente l’area emersa dalle acque richiamerà molti curiosi, ma i problemi rimangono.
 
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21 febbraio 2010

Sergio Bambaren

 
Copyright by: A.Veraldi
 
 
I have discovered treasures
in my piece of island.
I will carry them with me
all my life,
but I will never remove them
from my island…..
That’s where they belong.
Awe at the full moon:
but never tried
to bring it close to you.
Its place is in the Heavens.
Warm up with the sun,
but never forget
it doesn’t belong to you.
It belongs to all creatures,
big and small.
Dream with stars,
but always let them shine
high in the sky at night:
that’s their place.
§Never try to  stop the wind,
or get cover from it.
It will always whisper
the truth to your soul.
Open all
the doors and windows
that will appear
throughout your life,
so you can always
keep your will to live.
But most of all
trust in who you are:
always be true with yourself.
Living someone else’s life
will condemn you
to kill your own.

Sergio Bambaren
da “La Musica del Silenzio”
 
 
TRADUZIONE
 
Ho scoperto tesori
sul mio angolo d' isola.
Li porterò con me tutta la vita,
ma non li sottrarrò mai a quel luogo,
perché sono sulla terra
a cui appartengono...
Stupisciti della luna piena,
ma non cercare di portartela con te:
il suo posto è in cielo.
Riscaldati al sole,
ma non dimenticare che non ti appartiene:
appartiene a tutte le creature,
grandi e piccole.
Sogna pure con le stelle,
ma lasciale brillare di notte nell'alto del cielo:
quello è il loro posto.
Non cercare di fermare il vento
o di ripararti da esso.
Sussurrerà alla tua anima la verità.
Spalanca porte e finestre
quando la scorgerai nella tua vita,
cosi potrai tenerti sempre
la tua voglia di vivere.
Ma più di tutto fidati di chi sei:
sii sempre sincero con te stesso.
Vivere la vita di qualcun altro
ti condannerà
ad uccidere un parte di te.
  


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23 gennaio 2010

INVENZIONI

 
INVENZIONI IMPORTANTI
 
 
Chi l’ha inventato?
Quante volte, anche se solo per curiosità, ci siamo posti questa domanda davanti ad un oggetto?
Anche se per alcune cose la ‘paternità’ non è ben definita perché in tanti hanno lavorato, a poco tempo di distanza, alla stessa invenzione, ecco un piccolo elenco di invenzioni che hanno fatto storia con alcune che hanno cambiato la vita dell’uomo.
 
ACCIAIO
L'importanza dell'acciaio è enorme, i suoi usi sono innumerevoli, come anche le varietà in cui esso viene prodotto: senza la disponibilità di acciaio in quantità e a basso costo, la rivoluzione industriale non sarebbe stata possibile. Col passare del tempo le tecniche di produzione dell'acciaio si sono andate perfezionando e settorializzando, per cui ai nostri giorni esistono molteplici tipologie di acciai, ciascuna relativa a diverse esigenze progettuali e di mercato. Tutto inizia quando nel 1855 Henry Bessemer inventa un forno per la produzione industriale dell’acciaio.
 
ACCIARINO, ACCENDINO
 
Strumento ormai entrato a far parte delle nostre abitudini quotidiane, tanto che nessuno si sofferma più a pensare all'importanza di questa geniale invenzione dove basta un colpo di pollice a far scaturire la fiamma, l'accendino risale ai primi del Novecento, ma è il risultato di secoli e secoli di tentativi. Infatti, se gli accendini con pietrina, benzina e stoppino sono un'invenzione relativamente recente, da sempre l'uomo ha tentato di ottenere il fuoco, utilizzando pietra silicea ed esca o eseguendo ripetuti esperimenti fisici e chimici. Nell’età della pietra e del bronzo, il fuoco veniva acceso percotendo due pietre che contengono ferro, come la selce e producono una scintilla che accende l’esca o altro materiale infiammabile. Ben presto le selci vennero rimpiazzate da pietra focaia e acciarino che fino all’Ottocento, costituirono il più usuale mezzo per produrre fuoco. Prima dell'avvento del gas, come combustibile era usata la benzina, preferita ancora oggi da alcuni costruttori tra i quali Zippo. La Zippo Manufacturing Company venne fondata nel 1932 da George B. Blaisdell a Bradford, in Pennsylvania, USA. Il suo celebre accendino Zippo deve il suo nome ad un altro prodotto dell'epoca che stava riscuotendo grande successo, cioè la cerniera lampo (zip).
 
AGO
I primi aghi di cui si ha notizia erano realizzati in osso o legno, nell'antichità erano in bronzo, gli aghi moderni sono realizzati in acciaio placcato. Gli aghi d'acciaio furono introdotti in Europa dagli Arabi e nel 1370 si fabbricavano a Norimberga.
 
ASCENSORE
Sicuramente una delle prime situazioni in cui si è sentita la necessità di una attrezzatura idonea a trasportare in verticale uomini e materiali è quella delle miniere. Sono dell'inizio del XIX secolo i primi studi per dotare quei primitivi apparecchi di un motore a vapore che sostituisse l'energia umana. Il primo sviluppo fondamentale che si ebbe in direzione dell'ascensore come oggi è conosciuto venne dato da un inventore americano, Elisha Otis, che nel 1853 depositò il brevetto di un sistema di sicurezza paracadute, destinato ad impedire la caduta violenta della cabina in caso di guasti o rotture ai cavi. La prima applicazione pratica si ebbe nel 1857 a New York e, negli anni successivi, altri famosi ingegneri lo perfezionarono con l'adozione di circuiti idraulici e con l'invenzione dell'ascensore elettrico, fatta risalire al 1880 in Germania da parte di Werner von Siemens. Una delle prime spettacolari applicazioni della nuova invenzione è quella vista nel 1889 in Francia in occasione della presentazione della Tour Eiffel a Parigi.
 
BIRO (PENNA)
1938 - Ungheria - Laszlo (1899-1985) e Georg Birò inventano la penna biro.
 
BOTTONE A PRESSIONE (Snap fastener)
Presenti sin dalla preistoria, i bottoni sono stati rinvenuti negli scavi archeologici nella valle dell'Indo (circa 2800-2600 a.C.) dell'età del bronzo in Cina (circa 2000-1500 a.C.). Erano usati nell'antica Roma, anche se le chiusure di abiti e mantelli, nell'antichità, erano ottenute principalmente con lacci, fibbie e spille. Spesso le spille di sicurezza, chiamate fibule assumevano esternamente la forma che ha precorso l'idea moderna del bottone. Questa somiglianza nella forma si è riscontrata nel kiton greco indossato dalle donne e negli spilloni aggancianti presenti nel sagum bizantino. Per avere però i comodi bottoni a pressione occorre aspettare il 1885 quando viene brevettato dal tedesco inventore Heribert Bauer  il primo bottone senza asole.  Alcuni attribuiscono l'invenzione al danese Bertel Sanders.
 
CELLA SOLARE
Nel 1954 Gerald Pearson, Calvin S. Fuller e Daryl M. Chapin costruiscono la prima batteria solare a cellula fotovoltaica. Nel 1955, tre ricercatori della società telefonica americana Bell brevettano la prima cella fotovoltaica al silicio.
 
CEMENTO
 
L'utilizzo del legante nelle costruzioni può essere fatta risalire al III millennio a.C., quando in Egitto era utilizzata la malta di gesso per la realizzazione di paramenti murari in conci di pietra. I Romani inizialmente impiegavano come legante prevalentemente la calce. Fino a quando il legante della malta era costituito soltanto dalla calce, l'indurimento del calcestruzzo avveniva con estrema lentezza, poiché il progressivo consolidamento di una malta a base di calce è dovuto alla reazione dell'idrossido di calcio con l'anidride carbonica presente nell'aria con la successiva produzione di carbonato di calcio. A partire dal I secolo a.C. i romani iniziarono a sostituire in parte o in tutto la sabbia costituente la malta con la pozzolana (pulvis puteolana) o con il cocciopesto. La scoperta della pozzolana segnò una rivoluzione nella realizzazione di opere murarie. Solo dopo il XIV sec. vi fu la scoperta rivoluzionaria della calce idraulica da parte dell'ingegnere britannico John Smeaton. Questi, nella realizzazione del faro di Eddystone utilizzò, al posto della miscela calce - pozzolana, la prima calce idraulica da lui ottenuta dalla cottura di calcare contenente una discreta quantità di impurezze argillose. La scoperta della calce idraulica segna la transazione dal calcestruzzo romano a quello moderno, giacché gli sperimentatori, soprattutto con l'ausilio della nuova scienza chimica appena nata con Lavoisier sono in grado di governare un nuovo processo di sintesi che porterà prima alla calce idraulica artificiale e più tardi al moderno cemento Portland.
 
CELLULARE
I laboratori americani Bell realizzano il primo telefono cellulare portatile con batteria. Svezia, Finlandia, USA: Le ditte Ericsson, Nokia, AT&T realizzano le prime reti territoriali per telefoni cellulari.
 
CEROTTO (BAND-AID)
1920 - USA - Earle Dickson brevetta il Band-aid, il primo Cerotto autoadesivo sterile.
 
CHITARRA ELETTRICA
USA: nel 1928 George Beauchamp con l'aiuto dell'artigiano Harry Watson, costruisce il primo prototipo di chitarra elettrica. Nel 1931 George Beauchamp e Paul Barth sviluppano il primo sistema elettromagnetico per chitarra elettrica, applicato allo strumento costruito da Adolph Rickenbacker; insieme a quest'ultimo fondano l'Electro String Company per realizzare chitarre elettriche hawaiane, chiamate Rickenbackers.
 
COLTELLO
 
Già più di 200 mila anni fa l’uomo primitivo usava punte affilate di pietra per tagliare e difendersi. L’ Homo habilis è stato, secondo gli studiosi, le specie che ha fatto il salto immaginativo modellando punte acuminate fatti di legno e ossa. Più tardi, durante il Paleolitico tali materiali cedettero il posto alla selce, una speciale forma di quarzo minerale,  seguirono il rame (introdotto nel 8.000 a C. circa ), il bronzo (3300 aC),  il ferro (1.500 aC), e poco più tardi l’acciaio  (1400 aC). Gli artigiani si sbizzarrirono nelle fogge e già ai tempi dei romani esistevano coltelli di varie forme e dimensioni.
 
CONSERVE
Nel 1810 Nicolas Appert inventa il metodo di conservazione ermetica, i primi barattoli sottovuoto sono destinati alle truppe di Napoleone.
 
CORTISONE
1936 - Germania, USA - Tadeusz Reichstein e Edward C. Kendall isolano gli ormoni della corteccia surrenale: gli varrà il premio Nobel.
 
FLAUTO
In alcune caverne europee (Slovenia, Svizzera, Spagna, Francia) sono stati ritrovati frammenti di ossa di animali (renne, orsi, pecore) che presentano dei fori prodotti artificialmente dall’uomo. Probabilmente erano usati anche come flauti traversi. Il più antico sembra essere il frammento di femore d’orso ritrovato in Slovenia recentemente: risalirebbe addirittura a 50.000 anni fa’. La prima testimonianza dell’esistenza del flauto traverso la si trova in un libro di poesia dell’antica Cina: il She King che risale al IX secolo avanti Cristo. Anche nell’antica India era uno strumento molto diffuso. Era invece sconosciuto nell’antico Egitto e nell’America precolombiana. Nell’antica Grecia lo strumento a fiato più diffuso era invece l’aulos che non è un flauto ma uno strumento ad ancia come il clarinetto e l’oboe. La più antica rappresentazione indiscutibile del flauto traverso è un bassorilievo etrusco, di una necropoli nei dintorni di Perugia, datato dal II al I secolo avanti Cristo. Probabile quindi che anche gli antichi romani conoscessero ed usassero un tipo di flauto traverso. Solo nel Rinascimento e dopo il 1600, il flauto subisce una grande trasformazione fino ad arrivare poi al flauto del flautista tedesco Theobald Böhm (1794-1881) che si avvalse anche delle ricerche e degli studi di William Gordon.
 
FOTOGRAFIA
La parola fotografia ha origine da due parole greche: foto (phos) e grafia (graphis), letteralmente quindi fotografia significa scrivere (grafia) con la luce (fotos). Ebbe origine dalla convergenza dei risultati ottenuti da numerosi sperimentatori sia nel campo dell'ottica, con lo sviluppo della camera oscura, sia in quello della chimica, con lo studio delle sostanze fotosensibili. La prima camera oscura fu realizzata molto tempo prima che si trovassero dei procedimenti per fissare con mezzi chimici l'immagine ottica da essa prodotta; le sue prime applicazioni per la fotografia si ebbero con il francese Joseph Nicephore Niepce, al quale viene abitualmente attribuita l'invenzione della fotografia, anche se scoperte recenti suggeriscono che alcuni tentativi ben precedenti, come quelli dell'inglese Thomas Wedgwood potrebbero essere andati a buon fine. In collaborazione con il fratello Claude, Niepce cominciò a studiare la sensibilità alla luce del cloruro d'argento e nel 1816 ottenne la sua prima immagine fotografica (che ritraeva un angolo della sua stanza di lavoro) utilizzando un foglio di carta sensibilizzato, probabilmente, con cloruro d'argento. L'immagine, tuttavia, non poté essere fissata completamente, per cui Niepce fu indotto a studiare la sensibilità alla luce di numerose altre sostanze, soffermandosi sul bitume di Giudea che possiede la proprietà di divenire insolubile in olio di lavanda in seguito a esposizione alla luce. Nel 1829 fondò con Louis Daguerre, già noto per il suo diorama, una società per lo sviluppo delle tecniche fotografiche. Nel 1839 il fisico François Arago descrisse all'Accademia delle Scienze di Parigi un procedimento messo a punto da Daguerre, che venne chiamato dagherrotipia; la notizia suscitò l'interesse di William Fox Talbot, che dal 1835 sperimentava un procedimento fotografico denominato calotipia, e di John Herschel, il quale sperimentava un procedimento su carta sensibilizzata con sali d'argento, utilizzando un fissaggio a base di tiosolfato sodico. In questo stesso periodo, a Parigi, Hippolyte Bayard ideò un procedimento originale che faceva uso di un negativo su carta sensibilizzata con ioduro d'argento, dal quale si otteneva successivamente una copia positiva. Tra il 1851 e il 1852 vennero introdotte l' ambrotipia e la ferrotipia, procedimenti con cui si ottenevano dei positivi apparenti incollando un negativo su lastra di vetro sopra un supporto di carta o panno neri oppure di metallo brunito. Nel 1859 R. Bunsen e H. E. Roscoe realizzarono le prime istantanee con lampo al magnesio. Le prime immagini a colori per sintesi additiva si devono a J. C. Maxwell (1861), mentre Louis Ducos du Hauron ottenne le prime immagini a colori mediante sintesi sottrattiva (1869) e R. L. Maddox introdusse un'importante innovazione: le lastre con gelatina animale come legante. Infine, nel 1873 H. Vogel scoprì il principio della sensibilizzazione cromatica e realizzò le prime lastre ortocromatiche. Ma gli sforzi furono anche indirizzati al perfezionamento dei materiali sensibili, dei procedimenti di sviluppo e degli strumenti ottici. Tra le innovazioni più importanti si ricordano: l'introduzione degli apparecchi fotografici portatili (1880); l'introduzione delle pellicole in rullo, realizzate per la prima volta da G. Eastman inizialmente con supporto in carta (1888) e successivamente con supporto in celluloide (1891).
 
FRIGORIFERO
Durante il XIX secolo vi sono state importanti rivoluzioni nel campo dell’alimentazione. In particolare, fu molto importante “la conquista del freddo”, ossia l’invenzione della macchina frigorifera, avvenuta e brevettata nel 1851 dall’americano John Gorrie e poi nel 1915 da Albert Einstein, successivamente perfezionata dal tedesco Windhausen, dall’inglese Reece e dal francese Tellier. A quest’ultimo si deve anche la realizzazione del primo impianto frigorifero su un piroscafo, le frigorifique, che nel 1876 trasportò in Francia un carico di carne precedentemente macellata in Argentina, dopo un viaggio di 105 giorni. La tecnica venne poi applicata ai vagoni ferroviari, come nel caso del treno intercontinentale che partiva dalla California. Sul piano alimentare tutto ciò significa il superamento delle tecniche tradizionali di conservazione (per salagione, per essiccazione, ecc.) la cui comune caratteristica era quella di alterare le qualità nutrizionali e organolettiche degli alimenti. Con la conquista del freddo invece i prodotti si riuscivano a trasportare e mantenere per lunghi periodi mantenendo caratteristiche simili a quelle originali. Oltre ai prodotti consumati, anche il gusto cominciò a “delocalizzarsi” dando origine a quel processo di globalizzazione alimentare che culminò con la fine del XX secolo. Il primo frigo domestico venne messo in vendita nel 1913. Dal 1931 l'ammoniaca fino allora usata venne sostituita col freon, fino al 1990 quando esso venne proibito per l'uso frigorifero.
 
INTERNET & WORLD WIDE WEB
Nel 1969 nasce Arpanet la rete di computer del dipartimento della difesa americano.  In pochi anni, ARPANET allargò i suoi nodi oltreoceano, contemporaneamente all'avvento del primo servizio di invio pacchetti a pagamento e negli anni ‘80 da questo progetto di sicurezza militare si sviluppa la rete chiamata internet. Nel 1991 presso il CERN di Ginevra il ricercatore Tim Berners-Lee definì il protocollo HTTP (HyperText Transfer Protocol), un sistema che permette una lettura ipertestuale, non-sequenziale dei documenti, saltando da un punto all'altro mediante l'utilizzo di rimandi (link o, più propriamente, hyperlink). Il primo browser con caratteristiche simili a quelle attuali, il Mosaic, venne realizzato nel 1993. Esso rivoluzionò profondamente il modo di effettuare le ricerche e di comunicare in rete. Nacque così il World Wide Web. Nel World Wide Web (WWW), le risorse disponibili sono organizzate secondo un sistema di librerie, o pagine, a cui si può accedere utilizzando appositi programmi detti browser con cui è possibile navigare visualizzando file, testi, ipertesti, suoni, immagini, animazioni, filmati.
 
LAMPADA
Fin dall'antichità l'uomo ha inventato sistemi per procurarsi la luce. Gli esempi più antichi di lampade sono quelle a combustione di grassi liquidi consistenti in un recipiente contenente il combustibile nel quale era immersa in parte una miccia, detta comunemente stoppino, alla cui estremità libera ardeva il liquido assorbito per capillarità. Greci e romani usarono lampade ad olio di origine vegetale, soprattutto olio di oliva. Altri popoli nel medio oriente utilizzavano il petrolio che affiorava spontaneamente in superficie in alcune zone. Questi oggetti erano costituiti da contenitori in terracotta, bronzo, ottone o altro materiale in cui era contenuto l'olio; in un beccuccio laterale era inserito uno stoppino su cui bruciava il combustibile attirato per capillarità. Rispetto alle candele la luce prodotta è più intensa. Oggi sono ancora usate lampade a kerosene, basate su principi simili ma che producono una luce ancora più intensa. Una radicale innovazione nel campo delle lampade è stata, più che l'introduzione delle lampade a gas, quella delle lampade elettriche.
 
LAMPADINA AD INCANDESCENZA
 
La lampadina ad incandescenza è stata inventata nel 1854 da Heinrich Goebel, un orologiaio tedesco emigrato in America. Non riuscì però a rendere pubblica la sua invenzione. Nel 1878 Thomas Alva Edison riuscì a costruirne un modello sufficientemente durevole. Nel 1860 Joseph Wilson Swan aveva già costruito una simile lampadina che perfezionò fino al 1878; divenne partner di Edison. Poco prima della sua morte Heinrich Goebel riuscì a far valere i propri diritti d’inventore che furono poi acquistati da Edison dalla vedova di Heinrich impoverita. Era costituita da un bulbo di vetro in cui era stato praticato il vuoto, al cui interno era contenuto un filo di cotone carbonizzato attraversato da corrente elettrica. Bisogna dire che molti inventori stavano lavorando all'idea, tra i quali il torinese Alessandro Cruto. Il problema dei primi modelli era la rapida distruzione del filamento. Nel 1903 l'americano William David Coolidge introduce l'uso del filamento di tungsteno, tuttora impiegato.
 
LASER
Dopo vari studi, l’americano Theodore Maiman nel 1960 costruisce il primo laser a rubino, uno strumento che avrà moltissime applicazioni, anche in campo medico.
 
LAVASTOVIGLIE
L'invenzione della lavastoviglie viene fatta risalire all'americana Josephine Cochrane, che nel 1886 fece brevettare un'apparecchiatura in grado di proiettare getti d'acqua sulle stoviglie grazie a un sistema di pompe azionato manualmente.In Europa le prime lavastoviglie furono introdotte nel 1929 dall'azienda tedesca Miele.
 
LAVATRICE
Il primo esemplare di macchina per lavare fu sviluppato nel 1767 da un teologo di Ratisbona, Jacob Christian Schäffern. I primi modelli di macchine meccaniche risalgono alla fine del XIX secolo. Negli anni '20 ci fu qualche tentativo di adottare nuove tecnologie di lavaggio, con la comparsa delle lavatrici a cestello (ad asse orizzontale) specialmente per le applicazioni industriali. Dopo la seconda Guerra Mondiale lo slancio industriale che caratterizzò soprattutto l'Europa occidentale portò a soddisfare nuove esigenze, così le industrie elettromeccaniche iniziarono una fervida attività di ricerca e produzione di lavatrici specialmente in Germania portando nel tempo migliorie e innovazioni.
 
LENTI A CONTATTO
1947 - Inghilterra - Kevin Thuhy avvia la commercializzazione delle lenti corneali di plastica trasparente.
 
LIBRO (STAMPA)
L'invenzione della stampa a caratteri mobili è attribuita al tedesco Johann Gutenberg, seppure sia probabile che già i cinesi utilizzassero in precedenza tecniche simili e che, contemporaneamente a Gutenberg, anche stampatori tedeschi, boemi, italiani (Panfilo Castaldi) e olandesi stessero lavorando nella stessa direzione. In ogni caso, Gutenberg, in società con il banchiere Johann Fust e con l'aiuto dell'amanuense Peter Schöffer, stampa tra il 1448 e il 1454 a Magonza il primo libro con questa tecnica. Si tratta della celebre Bibbia a 42 linee (dal numero delle linee di testo che compongono ogni pagina) che viene messa in vendita a Francoforte sul Meno nel 1455. Con la Rivoluzione industriale del XIX secolo anche lo sviluppo tecnologico della tipografia compie notevoli progressi. All'inizio del secolo la pressa in legno, rimasta virtualmente immutata dai tempi di Gutenberg, viene sostituita da matrici di metallo e viene introdotta la stereotipia, cioè il procedimento di riproduzione della forma della pagina composta mediante calco su lastra metallica attraverso una pressione piana (tipografia a platina). Nel 1796, Aloys Senefelder introduce la litografia. Nel 1798, Nicolas Louis Robert alle dipendenze della cartiera degli stampatori parigini Didot, costruisce la "macchina continua", con la quale diviene possibile fabbricare un nastro continuo di carta e incrementare in questo modo la velocità di produzione. Nello stesso periodo, l'aumento della richiesta porta all'introduzione della carta a base di pasta di legno, in alternativa a quella prodotta dagli stracci, più costosi e difficili da reperire. La nuova carta trattata chimicamente risulta però poco durevole: nel corso di pochi decenni tende ad ingiallire e a sfaldarsi e molti testi stampati dall'inizio del XIX secolo minacciano di ridursi in pezzi illeggibili. La prima pressa piano-cilindrica a vapore è realizzata nel 1814 da Friedrich Koenig e utilizzata nella stamperia del "Times" di Londra; questa tecnica permette di aumentare la capacità di stampa da 300 a 1100 copie all'ora. Sempre al "Times", viene introdotta pochi anni dopo, nel 1828, la macchina "a quattro cilindri" verticali realizzata da Augustus Applegath e Cowper, in grado di produrre oltre 5000 copie all'ora. La produzione industriale della carta inizia alla metà del secolo. La rotativa, in grado di stampare un nastro continuo di carta contemporaneamente in bianca e volta, viene inventata da Hoe nel 1846. I primi esperimenti di composizione meccanica portano nel 1886 alla realizzazione, da parte dell'americano Ottmar Mergenthaler, della Linotype e successivamente nel 1889 alla Monotype realizzata da Tolbert Lanston. La parte meccanica delle tecnologia della stampa subirà poi solo piccoli cambiamenti, fino all'introduzione della stampa off-set nel 1960.
 
MACCHINA PER CUCIRE
La sua invenzione è piuttosto controversa, infatti brevetti per meccanismi in grado di produrre cuciture furono depositati da Fredrick Wiesenthal nel 1755, da Thomas Saint nel 1790, da Barthélemy Thimonnier nel 1830 e da John J. Greenough nel 1842. I primi modelli erano azionati a mano: attraverso una manovella applicata al volano, con la mano destra si produceva il movimento dell'ago, della spoletta e l'avanzamento per trascinamento del tessuto, mentre con la mano sinistra si controllava la sua posizione e l'indirizzamento. Successivamente le macchine per cucire furono a pedale.
 
NAYLON
Nel 1934 Wallace Hume Carothers  inventa il procedimento per la realizzazione di una fibra poliammidica (nylon). Quattro anni dopo, in America la fibra del nylon è utilizzata su vasta scala.
 
PLEXIGLAS
Nel 1931, in Canada, William Chalmers, di Toronto, inventa il processo per la realizzazione del plexiglas (resina artificiale termoplastica).
 
OCCHIALI
Seneca pare che indichi nelle sfere di vetro un mezzo per ingrandire le immagini. Vi sono scritti e quadri che rivelano l’uso di lenti di ingrandimento già a partire dal 1300.  La vera applicazione razionale di questo ausilio si deve però a Franciscus Donders, oftalmologo olandese, che per primo prescrisse lenti con potere corrispondente alla correzione del difetto visivo.
 
RADAR
Numerosi inventori, scienziati e ingegneri contribuirono allo sviluppo del radar. Il primo ad usare le onde radio per segnalare "la presenza di oggetti metallici distanti" fu Christian Hülsmeyer, che nel 1904 dimostrò la fattibilità di rilevare la presenza di una nave nella nebbia, ma non la sua distanza. Nell'agosto del 1917 Nikola Tesla fu il primo a stabilire i principi del funzionamento delle frequenze e del livello di potenza dei primi radar. Nel 1922 Guglielmo Marconi avanzò l'idea di un radiotelemetro per localizzare a distanza mezzi mobili e nel 1933 in un incontro riservato ne propose la realizzazione a un gruppo di militari italiani tra i quali il col. Luigi Sacco; quest'ultimo, convinto della validità e dell'importanza dell'idea, la affidò all'ing. Ugo Tiberio, un giovane e brillante ufficiale che negli anni seguenti portò avanti le ricerche e realizzò diversi prototipi, ma non ottenne le risorse e i fondi necessari per arrivare a un sistema radar operativo; i vertici della Marina non credettero fino in fondo al progetto di Tiberio e solo dopo la disfatta di capo Matapan, dovuta anche all'uso del radar da parte degli inglesi, la ricerca sul radiotelemetro ebbe finalmente i fondi necessari per realizzare i primi radar italiani denominati GUFO e FOLAGA. Prima della Seconda guerra mondi le, sviluppatori americani, tedeschi e francesi, e principalmente britannici, tentarono di sfruttare il radar come sistema di difesa contro gli attacchi aerei. Nel 1936 l'ungherese Zoltán Bay fu il primo a produrre un modello funzionante nei laboratori di Tungsram. La guerra portò ad una accelerazione della ricerca al fine di trovare la migliore risoluzione e portabilità per le nuove esigenze difensive. Nel dopo-guerra l'uso del radar è stato utilizzato per il controllo del traffico aereo civile, controllo meteorologico e controllo delle velocità automobilistiche.
 
SPECCHIO
I primi specchi realizzati nell'antichità erano semplici lastre di metallo, spesso argento, rame o bronzo, perfettamente lucidate. Nel XIV secolo a Venezia si producevano specchi unendo una lastra di cristallo lucidato con fogli di stagno e mercurio: i sottili strati di stagno venivano uniti al vetro tramite un bagno di mercurio ed esercitando pressione; tale processo era costoso e complesso, rendendo lo specchio un prodotto di lusso. Nella seconda metà del XIX secolo il costo degli specchi è radicalmente calato grazie ad un nuovo processo di produzione, l'argentatura: tramite una soluzione di ammoniaca ed acido tartarico si fissano al vetro dei nitrati d'argento, ed il vetro veniva successivamente ricoperto da gommalacca.  Oggi gli specchi consistono in una lastra di vetro su cui è deposto un sottile strato di argento o alluminio, fissato al vetro per elettrolisi. Lo strato metallico è deposto sul lato opposto a quello riflettente ed è ricoperto da una vernice a scopo protettivo. In questo modo il delicato rivestimento è protetto dal vetro stesso, ma si ha una seconda riflessione minore causata dalla superficie frontale del vetro. Questo tipo di specchi riflette circa l'80% della luce incidente.
 
SAPONE
Nell’antichità, le prime tecniche di pulizia furono sviluppate prevalentemente per pulire tessuti ed indumenti (e non per l'igiene personale), generalmente con l'utilizzo di argille (terra da follone), cenere e piante saponarie (da queste ultime si ricavano le saponine che formano soluzioni saponose che solubilizzano lo sporco e ne facilitano l'eliminazione). Solo dopo essere entrati in contatto col mondo orientale-islamico, nell'età delle Crociate, ci s'impadronì delle tecniche di fabbricazione di un sapone assai meno aggressivo, con l'uso di grassi vegetali, aromi e sostanze lenitive quali il balsamo. Non a caso il sapone entrò infatti in Europa grazie ai mercanti veneziani e genovesi e, per procacciarselo, dame e gentiluomini cristiani erano disposti a pagare cifre anche molto alte. Esistono varie circostanze, ancorché improbabili, che possono aver portato casualmente alla scoperta del sapone, ma è anche possibile che sia avvenuta per via empirica. Probabilmente per prime si ottennero liscivie alcaline dalla cenere di legno, che poi vennero usate per la saponificazione di sego, scarti animali, oli vegetali. La notizie storiche sono nebulose, sia per la difficoltà di distinguere il sapone vero e proprio da altre sostanze utilizzate per pulire, sia perché il sapone, per la sua natura organica ed idrosolubile, non è rilevabile da ricerche di tipo archeologico, neppure attraverso i recipienti e l'equipaggiamento usati nella sua produzione che non differiscono da quelli destinati ad altri utilizzi. Nel 1789 Nicolas Leblanc (1742 – 1803) scoprì come ottenere dal sale comune della soda di buona qualità, che da quel momento fu disponibile a basso prezzo ed in grande quantità. Il procedimento Leblanc rimarrà in uso fino al 1870, quando verrà soppiantato dal metodo Solvay adottato ancora oggi per la produzione dei saponi.
 
SIRINGA IPODERMICA
 
Le attuali siringhe sono state sviluppate attorno al 1853 da Charles Pravaz e Alexander Wood. Attualmente la gran parte delle siringhe sono realizzate in plastica, monouso, con l'ago preinnestato. In passato veniva usato il vetro e le siringhe venivano riutilizzate previa sterilizzazione in autoclave (o semplice bollitura in ambito casalingo). Le prime siringhe erano realizzate in metallo.
 
SUPERMERCATO
1930 - USA - Michael J. Cullen (1884 - 1936) apre il primo supermercato nel Queens, in Via Giamaica.
 
TELEVISORE /TELEVISIONE
John Logie Baird è stato un inventore britannico che dopo la prima guerra mondiale, più precisamente il 2 ottobre 1925, invia a distanza un'immagine televisiva vera e propria formata da 28 linee. Come soggetto si offre il suo fattorino William Taynton, che diviene quindi il primo uomo della storia a comparire in televisione. La televisione di Baird era costituita da un sistema di scansione meccanico. Un disco di Nipkow girava davanti agli elementi sensibili di selenio, e istante dopo istante si otteneva un valore elettrico corrispondente alla luminosità di un punto dell'immagine, riga dopo riga. Il principio è insomma esattamente quello che viene usato ancor oggi ma con un sistema di scansione elettronica. La tecnologia alla base tubo catodico fu sviluppata invece nel 1897 dal fisico tedesco Karl Ferdinand Braun che realizzò il primo oscilloscopio, mentre il primo prototipo del tipo usato nei moderni televisori fu realizzato dall'inventore statunitense Philo Farnsworth. Nel 1929  l’americano Vladimir Zworykin  realizza il Cinescopio TV (tubo a raggi catodici). Nello stesso anno in Inghilterra la BBC inizia, il 30 settembre, regolari trasmissioni televisive basate sulla tecnologia meccanica definita da John Baird.
 
TRANSISTOR
Gli americani John Bardeen, Walter Brattain e Williamk Shokley realizzano nle 1947 il primo semiconduttore impiegato per amplificare e trasmettere segnali elettronici. Sarà la scoperta che porterà poi alla realizzazione dei microchip.

 
TRAPANO
I primi trapani furono i trapani ad arco, che risalgono agli antichi Harappani ed Egiziani. Il trapano da banco, come attrezzo, è l’evoluzione del trapano ad arco e risale a molti secoli fa. L’invenzione del primo trapano elettrico è attribuita a Mr. Arthur James Arnot e William Blanch Brain nel 1889, a Melbourne, Australia.
 
 
 
 
 
 


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27 dicembre 2009

REINSTALLARE WINDOWS

 
RIPRISTINO O REINSTALLAZIONE DI WINDOWS   
 
 
A chi non è mai capitato di trovarsi col computer in panne, col Windows che non si avvia o che da problemi durante il funzionamento?!
Escludendo cause hardware, ovvero guasti o malfunzionamenti di periferiche quali il disco fisso (hard disk), piastra madre o altro, a cui non è possibile dare qui delle soluzioni in quanto le cause possono essere molteplici con differenti approcci secondo il caso, il cattivo funzionamento del sistema operativo, sia esso Windows XP o Vista, è sempre dovuto a cause software, ovvero a files, programmi o drivers inadatti o malfunzionanti. Anche nel caso di virus o malware, il problema è sempre riconducibile a cause software. Ma, a volte capita anche che, dopo molto tempo, con decine di programmi installati e semmai disinstallati, il Windows è diventato lento e si ha solo bisogno di “fare pulizia” ripartendo da capo con una nuova installazione del Windows.
Analizziamo ora le diverse procedure o esigenze, avvisando che non si entrerà nel merito della ricerca delle cause e quindi di eventuali “riparazioni”, ma di come installare di nuovo il sistema operativo. Tenete presente che, a meno che non si faccia un “ripristino” del sistema operativo tramite l’apposita funzione presente sul CD del Windows - che si limita solo a ricopiare tutti i files originali del sistema operativo e lasciando inalterata ogni altra cosa - con una nuova installazione e con la formattazione del disco fisso si ha la perdita DEFINITIVA di tutti i programmi e documenti presenti in Windows. Pertanto, laddove possibile, prima di “fare pulizia” generale, cercate di salvare documenti, foto o altro che vi interessa, semmai riportandoli su un altra periferica o su un CD/DVD.
 
SISTEMA OPERATIVO CHE NON SI AVVIA - MODALITA’ PROVVISORIA - BOOT DA CD/DVD
 
In alcuni casi capita che il computer si riavvii continuamente senza che il sistema operativo riesca ad avviarsi, oppure, che qualche messaggio di errore avvisi che non è possibile avviare Windows.
Apro una parentesi per chi ha bisogno di salvare qualche documento prima di “cancellare” tutto.
Se l’errore non è molto grave, spesso è possibile avviare Windows in “Modalità Provvisoria” (“Safe Mode”, in inglese) e per fare questo, se non l’avete mai fatto, togliete qualsiasi supporto presente (floppy, CD o DVD) riavviate il computer e premete (anche più volte) il tasto funzione F8 all’accensione del computer, subito dopo il “Bootstrap”. Questo avviene all’accensione del computer dopo che sono apparsi sul monitor i dati del BIOS (prima immagine sotto), dovete quindi essere pronti a premere F8 proprio prima che il sistema operativo venga “caricato”, per intenderci prima che appare il logo di Windows.
 
 
Se non succede niente significa che avete premuto F8 troppo in anticipo o troppo tardi. Niente di grave, riavviate e riprovate. Se la procedura riesce dovrebbe apparire a video una schermata simile alla seconda o terza immagine qui sotto mostrata, a seconda che si tratti di XP o Vista:
 
 
 
 
 

 

In entrambi i casi potete scegliere l’opzione “Ultima configurazione” funzionante o valida per cercare di far funzionare di nuovo il Windows correttamente, oppure optare, come detto, per “Modalità Provvisoria”. Se siete fortunati, e in uno dei due casi riuscite ad entrare di nuovo in Windows, sempre col proposito di volerlo poi reinstallare, accedete ai files o documenti che dovete salvare e copiateli su un altro supporto o, nel caso non intendete formattare l’hard-disk, copiateli in una cartella diversa da “Documenti” creata per l’occasione sul disco fisso. Fatto questo passate poi al passo successivo.
 
Nel caso Windows non funzioni in modalità provvisoria e si ha la necessità di salvare qualche documento importante, non conoscendo con esattezza il motivo del malfunzionamento, posso ora fornirvi solo altre due soluzioni più radicali.
RIPRISTINO/AGGIORNAMENTO DI WINDOWS o INSTALLAZIONE DI UNA NUOVA COPIA DI WINDOWS SENZA ELIMINARE LA PRECEDENTE.
 
1 -RIPRISTINO/AGGIORNAMENTO DI WINDOWS
 
La prima è quella già menzionata del “Ripristino” dell’installazione, sempreché avete il CD di Windows con tanto di seriale (KEY).
Il passo più importante e forse più “difficile” per chi non ha dimestichezza col computer, è quello di variare le impostazioni del BIOS per far sì che all’avvio del computer faccia partire il sistema operativo (boot) dal CD e non dal disco fisso (bootloader), nel caso non sia già abilitata tale opzione. Fate prima una prova inserendo il CD di Windows e riavviando: se all’avvio del sistema operativo non compare a video la scritta:
 
“Premere un tasto qualsiasi per avviare da CD-ROM”
 
che rimane per pochi secondi sullo sfondo nero del monitor, vuol dire che occorre intervenire sul BIOS di sistema.
Per accedere al menù di modifica del BIOS è necessario premere all'avvio dell'elaboratore (dopo alcuni secondi che si è premuto il tasto di accensione e subito dopo che sono apparsi i dati di cui alla prima immagine sopra) un tasto o una combinazione di tasti a secondo del tipo di BIOS presente. Se l'elaboratore ha iniziato a caricare il sistema operativo non è più possibile variare le impostazioni del BIOS, quindi siate veloci nel premere a secondo ei casi, uno di questi tasti:
  • Canc oppure Del
  • F2
  • F10
  • Alt-F1
  • F8
Spesso il tasto giusto da premere per entrare nel BIOS viene segnalato a video ad ogni accensione, durante i pochi secondi che il BIOS viene letto (vedi la prima foto sopra). Provate, riavviando di nuovo se il caso, fin quando non ci riuscite e compare a video il menu del vostro BIOS.
Una volta entrati nel menu di impostazione del BIOS è sufficiente seguire le indicazioni.
Dato che ogni versione del BIOS (Amibios, Award, Megatrend, Phoenix, IBM, ecc.) ha un menu differente, in inglese nella maggior parte dei casi, dovete essere perspicaci e conoscere alcuni termini inglesi, cercando voci simili a: “BOOT SEQUENCE” o “BOOT ORDER” che di solito trovate nel menu “ADVANCED BIOS”. Raggiunta tale pagina col l’ausilio dei tasti “freccia” dovrebbe apparire a video un menu più o meno simile a uno di questi:
 
 
 
 
 
Qui selezionate il lettore CD come periferica per il primo BOOT mettendo semmai l’hard-disk al secondo posto e, prima di uscire, salvate le nuove impostazioni (leggete in basso o a lato per sapere quale tasto premere per salvare ed uscire, in genere è il tasto F10 “SAVE and EXIT”).
Fatto questo, il computer dovrebbe ripartire da solo e darvi, finalmente, la scritta prima menzionata:
 
“Premere un tasto qualsiasi per avviare da CD-ROM”
 
Premete ovviamente un tasto qualunque della tastiera e attendete il caricamento del sistema operativo dal CD o DVD di installazione che sta, ovviamente, all’interno del lettore. Nel caso di XP, vi apparirà a video questa schermata:
 
 
 
mentre quest’altra nel caso di Vista:
 
  
Nel primo caso (XP), per avviare l’installazione premiamo invio, come richiesto. Stessa cosa che dovrete fare anche dopo, quando pronti a reinstallare il tutto ex novo.  La schermata successiva visualizza un prompt che chiede se si desidera riparare un sistema già esistente.
 
 
Fate attenzione ORA, selezionare l'installazione di Windows già presente e premere R.
Se sbagliate c’è il rischio di sovrascrivere e cancellare la precedente versione! Cosa che invece dovremmo fare dopo.
Uscirà, poi, la schermata della licenza, premere F8 per accettare e continuare. Seguirà una procedura molto simile all’installazione di Windows, e al termine avrete Xp riparato ma con i vecchi dati e programmi ancora presenti nel vostro computer, come se nulla fosse successo.
Questo, sempreché il danno che precedentemente impediva l’avvio di Windows non era così grave che nemmeno tale “ripristino” può risolvere, ritrovandovi ancora col computer che non riparte.
Una volta in Windows, salvate o copiate i dati voluti e poi riavviate, pronti a reinstallare e cancellare tutto.
 
Nel secondo caso (VISTA) premete “Install now” e vi comparirà la schermata successiva (inglese o italiano):
 
 
 
Cliccate su Aggiornamento (Upgrade).
Il programma d’installazione verificherà la presenza di eventuali componenti hardware o software non compatibili con Vista. Poi cliccate sul bottone Avanti. Il programma d’installazione inizierà a copiare i file dal DVD al disco del PC. La macchina verrà anche riavviata varie volte. Alla richiesta del Key, potete anche sorvolare perché avrete 30 giorni di tempo per immetterla e registrare la copia di Windows. Cliccate sul bottone Avanti. Il programma d’installazione inizia ora a copiare i file dal DVD al disco del PC. La macchina verrà anche riavviata varie volte.
Anche qui, valgono le stesse cose dette per XP, in quanto Vista ripartirà solo se il danno era dovuto a qualche file di sistema.
A differenza di XP, però, il DVD di installazione di Vista contiene un potente Tool di ripristino molto facile da utilizzare in caso di crash e tramite le varie opzioni riporta lo stato del PC a quello prima che avvenissero i problemi. Si chiama “Windows Vista Recovery Disc”.
 
 
Le più utili sono le prime due voci.
 
2 – INSTALLAZIONE DI UNA NUOVA COPIA DI WINDOWS, SENZA ELIMINARE LA PRECEDENTE
(Consiglio tale opzione solo a chi è un po' più esperto per le complicazioni che comporta.)
 
Se la procedura precedente non ha dato esiti positivi o se si preferisce quest’altra procedura, si può installare una nuova versione di Windows solo se si è in possesso di PIU' dischi fissi o se quello presente risulta partizionato dando in “Esplora risorse” due unità distinte (C: e D:, a parte quella del CD/DVD che sarà E: in tale caso). Sempreché su di esso vi sia spazio sufficiente per una nuova installazione.
Il Windows, infatti, non può installare una nuova e distinta copia in presenza di un’altra sullo stesso disco o nella stessa partizione.
Per procedere all’installazione seguite il punto successivo in cui si parla dell’installazione ex-novo del sistema operativo, avendo cura di selezionare come disco di installazione il secondo (D:/) e NON quello in cui è presente la precedente copia difettosa.
Ad installazione terminata, sarà possibile, accedere al nuovo Windows e tramite “Esplora risorse” accedere all’altro disco (C:/) per recuperare files e documenti prima di eliminare il tutto.
L’unico inconveniente da non sottovalutare, in questo caso, è quello che se i files da recuperare stanno nella cartella “Documenti” (Documents) creata appositamente da Windows, non si avranno i privilegi per poter aprire tale cartella, in quanto “privata” ed appartenente all’user creato con quella diversa copia di Windows. Tramite il tasto destro del mouse scegliendo l’opzione “Privilegi”  e “Protezione” è possibile diventare “proprietario” di tale cartella aggiungendo o sostituendo autorizzazioni, ma sebbene abbastanza facile per gli esperti, non garantisco l’esito ai principianti. Pertanto, in caso di recupero dati, ricorrete a tale procedura solo in estrema ratio.
In ogni caso, se intendete continuare a lavorare con la nuova versione Windows appena installata, dovrete solo cancellare ogni cosa presente sull’altro disco per averlo pulito e libero o, se volete, lanciare il comando “Format” dal Windows stesso che provvederà a formattare l’unità. Se invece desiderate il sistema operativo sull’altro disco, così come lo avevate prima, dovete reinstallare Windows e poi cancellare l’installazione temporanea presente sul secondo hard-disk.
 
CONSIGLIO IMPORTANTE
Colgo l’occasione per consigliare a tutti di non mantenere mai documenti importanti nella cartella DOCUMENTI creata da Windows, proprio per evitare l’inconveniente prima citato. Personalmente, da tempo, mantengo (temporaneamente) i mie files da conservare in una cartella diversa, creata appositamente per evitare che venga poi eliminata in caso di una improvvisa e nuova installazione di Windows e facilmente raggiungibile da qualunque sistema operativo installato successivamente! Non dimenticate, infine, di copiare di tanto in tanto tali documenti su un CD/DVD perché nessuno vi garantisce che domani il vostro computer funzioni!
 
SISTEMA OPERATIVO CHE SI AVVIA NORMALMENTE
 
Tenete presente che se da subito riuscite ad entrare in Windows potete da qui inserire il CD/DVD di installazione di Windows per effettuare direttamente una nuova installazione/aggiornamento di Windows (tranne se state in modalità provvisoria) mantenendo intatta la vostra attuale configurazione, ovvero, mantenendo inalterati programmi e documenti. In questo caso, ovviamente, potete con tranquillità anche salvare o ricopiare i vostri dati prima di procedere alla pulizia/cancellazione propostavi.
 
PULIZIA E INSTALLAZIONE EX-NOVO DI WINDOWS
 
Iniziamo questa procedura nel caso in cui siamo pronti e decisi a cancellare tutto quanto presente sul disco fisso per trovarci una copia pulita e nuova di Windows ed un hard disk rinvigorito e con più spazio. Consiglio questa procedura ogni qualvolta il computer è appesantito e lento a causa di troppi programmi installati, se il Windows non è più snello e stabile, in caso di infezione e, perché no, per eliminare files oramai inutili e inutilizzati, riacquistando spazio libero sul disco.
Anche qui, occorre accertarsi che il boot avvenga dall’unità CD/DVD e per questo seguite quanto detto all’inizio in:
MODALITA’ PROVVISORIA e BOOT DA CD/DVD.
A seconda della versione Windows in possesso si avranno, come già mostrato in: 1-RIPRISTINO/AGGIORNAMENTO DI WINDOWS, due schermate differenti.
Nel caso di XP selezionare, come precedentemente, la prima voce mentre alla seconda schermata selezionate “ESC” per installare una nuova versione (cancellando la precedente). Apparirà la schermata successiva che chiede dove installare (nel caso di più dischi appariranno le diverse lettere delle unità).
 
 
 
Selezionate il disco in cui avete la vecchia versione di Windows da cancellare, nella maggior parte dei casi è “C:”
Nella successiva schermata vi si chiederà se formattare o lasciare intatto il disco:
 
 
Ovviamente sceglieremo di formattare, meglio se in  NTFS e col metodo NON rapido.
Terminata la formattazione che richiede il tempo necessario a seconda della grandezza del disco, l’installazione va avanti in modo automatico, copiando i files necessari e riavviandosi più volte all’occasione.
Seguire le varie fasi e richieste fino alla fine dell’installazione quando sarà possibile estrarre il CD/DVD e cominciare a reinstallare drivers, aggiornamenti e programmi che ci interessano.
E’ vero che ci troveremo con un Windows molto più veloce e stabile, ma lo scotto da pagare è quello di eseguire daccapo tutti i nuovi aggiornamenti (Service pack in particolare), di dover installare se necessario i drivers di periferiche (schede video, audio, modem, router, stampanti, ecc.) e di certo tutti i programmi che usiamo di solito.
 
Il tempo perso ci servirà da monito per il futuro in quanto nella maggior parte dei casi il malfunzionamento di Windows è dovuto alla sfrenata installazione di programmi ed utility di cui non abbiamo necessità, alla navigazione internet visitando ogni sorta di sito e al massiccio download tramite programmi peer-to–peer, il tutto, semmai, senza un buon antivirus aggiornato e di un affidabile firewall.
Concludo nel consigliarvi di fare altre ricerche mirate in internet nel caso il mio aiuto non sia stato sufficiente o lo trovate lacunoso.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 


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22 dicembre 2009

SINDROME DEL NATALE

 

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Per alcuni, i più facoltosi, Natale è principalmente periodo di vacanze, lo si aspetta con ansia, come quello estivo, per avere un periodo di riposo e di bagordi sulla neve o su una spiaggia ai Caraibi. Sebbene non manchi occasione per regalarsi o regalare qualcosa, sono quelli che fanno trovare una nuova e fiammeggiante SUV infiocchettata nel garage al proprio figlio. 

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Per altri, pochi in verità, è il periodo più sacro e religioso dell'anno da vivere in comunione con lo spirito santo come momento di devozione spirituale. Basta poco per vivere la festività e ci si diverte con una tombolata in famiglia. “Gloria a Dio nei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà”.

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Per molti, Natale è il periodo del Panettone e dei regali, del pranzo con i parenti e del cenone a casa, con amici o in un locale - pranzo e ballo tutto compreso. La tredicesima ed i risparmi messi da parte vanno via velocemente e spesso ci si ritrova ad iniziare l'anno nuovo più stressati e con qualche chilo in più addosso.

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Per i bambini rappresenta la venuta di Babbo Natale o della Befana che gli porterà qualche giocattolo nuovo e desiderato. In passato, questo era l'unico momento in cui tutti i bambini, fatto eccezione per i più ricchi, ricevevano finalmente un giocattolo e non importava se grosso o piccolo, se costoso o modesto, era comunque un qualcosa di eccezionale che si aspettava e viveva con grande emozione e felicità.

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Per altri, poi, il Natale è solo un periodo di confusione, di consumismo imposto e dovuto come l’acquisto del Panettone o del capitone mentre, chi ha figli e famiglia, non può fare a meno dell'albero o del presepe a casa e di alcuni regali o mazzette da dare a figli o nipoti.

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Infine, c’è a chi tale festività è solo portatrice, come sempre, di malinconia e tristezza. E non sono i poveri o nullatenenti, ma persone comuni con cui nulla ha a che fare lo stato sociale od economico. Per questi, seppure il Capodanno o il Natale rappresentino un momento di felicità o di spiritualità, per un motivo od un altro, portano con sé, inconsapevolmente ed involontariamente, uno stato di angoscia e di insoddisfazione.

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A qualsiasi categoria voi apparteniate, 

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 rose di natale

<Coloro che non avevano doni da portare al Bambin Gesù furono graziati dal cielo. Per consolare il cuore della fanciulla Madelon, che arrivò alla grotta a mani vuote, l’arcangelo Gabriele colpì il terreno col bastone facendo nascere le rose di Natale.>


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6 dicembre 2009

METODI PER OTTENERE BUONE FOTOGRAFIE

 
FOTOGRAFIA DIGITALE: TRUCCHI DEL MESTIERE
 
 
Prologo
Sebbene la fotografia non rientra nel campo della mia attività lavorativa, è sempre stata una passione molto più di un semplice hobby. Il primo approccio avvenne quando poco più che adolescente ricevetti la mia prima macchinetta fotografica a rullini, ovviamente. Mi colpì il fatto che potevo immortalare a mio piacimento persone, cose e luoghi da rivedere poi in futuro. D’altronde, le vecchie foto di famiglia mi avevano sempre incuriosito ed affascinato. Anni dopo, non ricordo come e perché, deciso a comprare la prima “buona” macchina fotografica – nel frattempo già lavoravo – cominciai ad entrare nel merito, leggendo libri e riviste specializzate. La mia scelta cadde su una Pentax ME con ottica originale da 50mm. sebbene all’epoca ai primi posti c’erano Nikon e Minolta, ma non mi sembrava il caso di spendere di più per un primo approccio. Ma si sa l’appetito vien mangiando, e in breve tempo tutto quello che riguardava l’arte della fotografia, dalla tecnica alle apparecchiature semi-professionali, divenne il mio pane quotidiano. Frequentai anche lo specifico corso dell’allora nota “Scuola Radio Elettra”, di cui spesso vedevo gli attestati appesi nei negozi dei fotografi ma, mi accorsi che a livello pratico ne sapevo più io di quanto scritto sui quei fascicoli e manuali. Cominciai a scattare foto a tutto spiano riprendendo di tutto (reportage?) e in breve tempo lo sviluppo e la stampa, così come l’esigua attrezzatura, cominciarono ad essere insufficienti per il mio estro. Pertanto, step by step, acquistai un altro apparecchio, la Pentax MX che a differenza dell’altra era manuale e quindi più versatile per un competente come me, altre ottiche, accessori per la macro, un flash Metz, bobinatrice per la creazione di rullini, attrezzatura per lo sviluppo del negativo e delle foto coadiuvato da un magnifico ingranditore della IFF di Firenze, con le migliori ottiche allora in commercio e da una testa a colori della Philips. In breve, la mia piccola stanzetta divenne una vera e propria camera oscura dove da solo sviluppavo e stampavo negativi, diapositive, foto B/N, a colori, diapositive e Cibachrome. Che soddisfazione, potendo intervenire in fase di sviluppo e stampa le foto acquistavano un altro aspetto, diventavano “professionali”. La “ME” la portavo sempre con me, come oggi si porta il telefonino o il borsello, per non perdere l’occasione di ritrarre qualcosa di interessante e nel tempo racimolai centinaia di negativi e diapositive. Parlo al passato perché anni dopo, per vari motivi, dovetti mettere da parte tale passione anche se poi ne subentrarono delle altre. Alcuni amici ne approfittavano per chiedermi di scattargli delle foto o per effettuare il “servizio fotografico” della comunione o della cresima dei loro figli, chiedendomi come mai non facevo come seconda attività il fotografo. L’avrei potuto fare, figurarsi (!) ma per me la Fotografia andava al di là delle classiche ed ordinarie immagini scattate ad una sposa che, forse sbagliando, definivo come la “prostituzione della fotografia”.
 
Fotocamere digitali
Oggi, con l’era del digitale e delle macchine automatiche che sono dei veri e propri computer in miniatura, la fotografia è alla portata di tutti con risultati soddisfacenti, a volte ottimi. Tutti indistintamente, anche se non si conosce cosa siano diaframma, tempi di otturazione, profondità di campo, ecc. possono ottenere una buona fotografia semplicemente inquadrando e premendo il pulsante di scatto. L’esposimetro dei moderni apparecchi digitali insieme all’autofocus e al software di gestione, permettono di ottenere scatti sempre perfetti e l’unica cosa su cui porre attenzione rimane l’inquadratura e la composizione. Per questo motivo, nei consigli che seguono non troverete un manuale che spieghi cosa sia il bilanciamento del bianco o la coppia diaframma/tempo da usare in base alla sensibilità scelta (in ISO), nozioni importanti per chi fa della fotografia una professione ma superflui e noiosi per chi deve usare la macchinetta digitale saltuariamente, per le foto delle vacanze o del compleanno.
Come detto, di questo se ne occupa direttamente l’esposimetro dell’apparecchio che durante il pre-scatto misura la luminosità della scena e, in automatico, regola l’esposizione (la quantità di luce che occorre affinché la foto ottenuta sia il più possibile corrispondente alla realtà). Per rendervi conto di quale meraviglia della tecnica avete tra le mani quando scattate una fotografia, sappiate che non appena premete il pulsante di scatto, in molto meno di un secondo, l’apparecchio ha messo a fuoco il soggetto (o l’oggetto) inquadrato, ha regolato la temperatura colore (chiamata bilanciamento del bianco), ha scelto tempo di scatto ed apertura del diaframma dell’ottica (obiettivo). Una volta scattato, entra poi in funzione il software in dotazione all’apparecchio che, sempre in centesimi di secondo, applica gli eventuali effetti scelti oppure elimina, nei limiti del possibile, il mosso o le piccole vibrazioni molto frequenti con l’uso di apparecchi così piccoli e leggeri, memorizza l’immagine (in digitale) e, infine, vi mostra a video (monitor) l’immagine appena ripresa. Cosa volete di più?!
 
I consigli che seguono riguardano altro e servono a sfruttare meglio l’apparecchio e ad avere foto migliori sotto il punto di vista della composizione e dell’inquadratura.
Col termine di “composizione” in fotografia si intende principalmente il soggetto da inquadrare in relazione all’ambiente che gli sta intorno, chiamato “sfondo”. Per inquadratura si intende quale parte del soggetto o dell’ambiente riprendere e la sua prospettiva.
 
 
REGOLE DI BASE PER FOTO MIGLIORI 
 
Ritratti di persone
 
ritratti
 
 
In caso di ritratti di persone, non concentratevi solo sul soggetto ma abituatevi a controllare la sua posizione all’interno dell’immagine e, con un colpo d’occhio, anche lo sfondo.
Non è bello, per esempio, vedere una persona ritratta con un tronco di un albero, di un palo o di una costruzione che alle sue spalle sembra spuntargli dalla testa, oppure, nel caso di paesaggi sullo sfondo, con le linee dell’orizzonte che sembrano fuoriuscirgli dalla testa. Anche uno sfondo troppo ricco e variopinto distrae dal soggetto principale a meno che esso non risulti sfuocato. Numerose fotocamere sono dotate della speciale modalità “Ritratto”. Regolando automaticamente l’apertura, questa funzione assicura che il soggetto sia sempre a fuoco, mentre lo sfondo risulta sfuocato.
Se volete dare maggior risalto al soggetto avvicinatevi di più ed evitate di riprendere mezze braccia o mezze gambe, meglio un mezzo busto o figure intere. Per i ritratti, ma vale per tutte le foto in generale, ricordatevi della regola dei terzi, forse la più famosa in fotografia che serve a creare dei centri di interesse e rendere armoniose ed equilibrate le composizioni.
 
La regola dei terzi
 
Quando guardate all’interno del mirino dividetelo virtualmente in 9 parti (vedi disegno a fianco) come se esso fosse attraversato da due linee orizzontali e verticali equidistanti.  La zona centrale è ovviamente quella di maggior interesse (zona aurea) detta anche zona statica dove l’occhio “cade” per prima quando guarda una qualsiasi fotografia, spostandosi poi sui quattro punti laterali (linee forti) dai quali raccoglie maggiori informazioni dopo aver guardato il centro della foto. Nella maggior parte dei casi posizioniamo spontaneamente il soggetto da ritrarre sempre al centro, nella zona aurea. Questo non è sbagliato dal momento che nel ritratto il soggetto è l’elemento statico di maggior interesse ma, per rompere leggermente la staticità che tale inquadratura comporta, si cerchi di portare qualche elemento del soggetto anche sulle linee forti e per fare questo basta, per esempio, far inclinare un po' la testa al soggetto in modo che vada a coprire i punti 1 o 2, oppure portare una mano o un braccio sulle linee di forza. Ovviamente non è consigliabile posizionare un elemento in tutti e quattro i punti di forza perché avremmo troppi centri di interesse che creerebbero, al contrario, un disequilibrio nell'immagine ed una confusione compositiva.
Guardate le due foto a destra, due comuni ritratti dove, purtroppo, la regola dei terzi non è stata rispettata. Nel primo caso, il soggetto è al centro dell’immagine ma la zona centrale interessa solo parte del viso mentre i centri di interesse sono tutti assenti: ne risulta una foto statica monotona e poco interessante.
Nel secondo caso la ragazza è posizionata male con nessun elemento interessante al centro. L’impressione è che  il soggetto sia proprio capitato casualmente in quello scatto.
 
Notate ora, come cambiano le cose nei due ritratti qui a sinistra.
Nel primo, vediamo che la ragazza riempie quasi per intero l'immagine acquistando molta enfasi. Pur se il soggetto è al centro, gli occhi, la bocca e la mano si collocano sulle linee della griglia di divisione oppure sui nodi d'intersezione tra le stesse. Nell’altra immagine, oltre al viso del neonato che è al centro è coinvolto anche un punto di forza grazie al braccio.
Il risultato è un immagine gradevole e poco statica.
 
 
 
Trasmettere qualcosa
 
Sempre in tema di ritratti, i migliori sono quelli che riprendono la persona in maniera spontanea, quindi naturalezza prima di tutto. Se poi la foto trasmette anche emozioni e situazioni, ancora meglio.
Per una foto “ricordo” rivista dopo molti anni sarà più piacevole se essa ci trasmetterà le emozioni del momento. Questa è la filosofia del famoso “cheese” chiesto al soggetto durante lo scatto…. una persona che sorride sembra più spontanea e naturale oltre a trasmettere serenità ed allegria. Si pensi, invece, di dover ritrarre un contadino, potreste anche farlo sorridere, ma un primo o primissimo piano, semmai, con un’immagine in bianco e nero, che esalti le rughe e l’invecchiamento dovuto al  lavoro, avrà un suo fascino.
Considerato che oggi non si sprecano rullini o stampe e che è possibile cancellare subito dopo le foto venute male, vi consiglio caldamente di scattare, scattare e scattare perché con tanti scatti si ha più probabilità di ‘azzeccare’ l’immagine giusta o ‘l’attimo fuggente’ e questo discorso è d’obbligo se i soggetti da ritrarre sono bambini e animali.
Spesso, le foto scattate di sorpresa per la loro naturalezza sono proprio le migliori.
 
 
Lo sguardo
 
A chi interessa, le inquadrature per il ritratto (in campo cinematografico) possono essere suddivise in:
- Primissimo piano: inquadratura del viso;
- Primo piano: inquadratura dalle spalle in su;
- Piano medio o mezzo busto: inquadratura dalla vita in su;
- Piano americano: inquadratura dalla coscia in su;
- Figura intera: inquadratura della figura completa.
 
A meno che non si desideri un effetto particolare, la messa a fuoco dovrebbe essere fatta sugli occhi del soggetto e in particolar modo se si tratta di primo o primissimo piano. Dal momento che in fotografia la direzione dello sguardo del soggetto acquista grande importanza, non limitatevi a farlo guardare l’obiettivo, spesso i ritratti più interessanti si hanno quando il soggetto guarda altrove. Credo sia superfluo dire che riprendere una persona con gli occhi chiusi è del tutto da evitare.
Nel caso facciamo il ritratto ad una persona che porta gli occhiali ricorrendo al flash, il riflesso della luce sui vetri degli occhiali sarà inevitabile! Col solo flash fisso sulla fotocamera non è facile evitarlo.
In questi casi, l’unico modo per evitare troppi riflessi è quello di ritrarlo leggermente di profilo.
 
 
Inquadratura e prospettiva
 
La classica inquadratura durante la ripresa di ritratti è quella di porre la fotocamera all’altezza degli occhi del soggetto.
Ok, ma, provate anche a cambiare prospettiva salendo su una sedia o inginocchiandovi, come quando si fotografano bambini, oppure, laddove possibile, fate cambiare posizioni al soggetto… un nuovo punto di vista potrebbe dare risultati imprevisti ma interessanti.
Ricordatevi che nei primi/primissimi piani lo sfondo diventa un elemento molto secondario e per questo dovrebbe essere il più possibile neutro ed uniforme. Inoltre, siete voi che in fase di ripresa potete rendere “più bella” una persona; se per esempio il soggetto ha un mento troppo pronunciato o il doppio mento, scattate da una angolazione un po' più alta per non accentuarlo.
Se abbiamo a che fare con nasi lunghi o aquilini, meglio non inquadrarli di profilo; al contrario, in presenza di nasi piccoli o di visi tondi, riprendete di 3/4 (leggero profilo) con illuminazione laterale. Per i visi lunghi e magri sono più indicate riprese e illuminazioni frontali.
Se fotografiamo persone basse inquadrandole dall’alto non faremmo altro che renderle ancora più basse. Per evitare di mettere in risalto eventuali orecchie a sventola, non riprendete il soggetto frontalmente. Le lentiggini, laddove siano per voi un difetto, è possibile renderle meno visibili utilizzando davanti all’obiettivo un filtro giallo e luce più diffusa. In caso di calvizie, è ovvio, evitate di riprendere la testa dall’alto.
Per terminare, nei casi in cui fotografate persone per la strada, cercate di avvicinarvi al soggetto, a meno che non state riprendendo, volutamente, una strada affollata o è il contesto che vi interessa piuttosto che la e le persone.
 
 
Ambientazione & Luce
 
In ogni caso occorre sempre prestare molta attenzione alla luce presente.
Se fotografiamo in esterni, specialmente alla luce del sole, conviene collocare il soggetto in modo tale i raggi del sole non colpiscano direttamente la sua faccia, altrimenti si avranno zone del viso quasi bianche, bruciate dalla luce forte, mentre i suoi occhi saranno semi chiusi sempre per la forte luminosità. Superfluo dirvi di non mettere il soggetto per metà in ombra e metà alla luce del sole!
Anche se in genere si cerca di evitare il flash per i ritratti, se siete in spiaggia per esempio, non abbiate timore o vergogna di usarlo, perché spesso è l’unico modo per evitare le antiestetiche e micidiali ombre che il sole provoca sul soggetto (si parla in questo caso di luce di riempimento o fill-in e se la fotocamera lo permette, diminuite la potenza del flash).
 
Nell'immagine a fianco, per esempio, la forte luce naturale illuminava lo sfondo e definiva i contorni del soggetto, mentre il flash è servito a illuminare meglio il soggetto eliminando eventuali ombre.
Come consiglio generale non conviene mai fotografare col sole forte o alto nel cielo (mezzogiorno) e come molti sanno, è conveniente tenere la luce alle nostre spalle e quindi davanti al soggetto, meglio quella del primo mattino o del tardo pomeriggio quando più laterale. Se usiamo anche il flash, allora dobbiamo considerare che si hanno due fonti di luce a disposizione e dal momento che non possiamo regolare o direzionare quella del sole, facciamolo con quella del nostro flash almeno. Poniamo il soggetto in modo tale che la luce ambientale lo illumini prevalentemente da un lato, per esempio 45° a sinistra e, ponendoci noi dall’altro lato, facciamo in modo che il flash vada ad illuminare la zona in ombra, semmai, con l’apparecchio messo in verticale in modo che il flash sia più orientato a destra. 
Come in tutti i  casi, regole fisse non v’è ne sono perché quando si “gioca” con la luce ambientale le situazioni variano da caso a caso e spesso basta spostarsi di pochi metri perché la situazione cambi di molto.
Pertanto, sperimentate e scattate… scattate e scattate.
 
Le condizioni ottimali di luce si hanno col cielo coperto (dalle nuvole ovviamente!) così da avere tanta luce ma molto diffusa in quanto la luce diffusa è la migliore in assoluto, illuminando in maniera uniforme senza provocare ombre nette. Così come è meglio fotografare in zone coperte (in ombra) piuttosto che sotto il sole. All’ombra è molto più facile ottenere una foto correttamente illuminata come quella del bambino che vedete alla vostra destra.
Nella foto a sinistra, invece, si è magistralmente approfittato delle ombre dure per avere un effetto creativo interessante.
 
Avendo a disposizione un solo flash, tra l’altro fisso, in interni cerchiamo di sfruttare sempre la luce naturale proveniente dall’esterno. In questo modo potremmo contare su due fonti di luce simili (la luce del flash è difatti qualitativamente simile a quella del sole) come spesso fanno i professionisti. Apriamo balconi, finestre e persiane affinché entri più luce possibile, ponendo poi il soggetto più vicino ad essa. Anche qui, cercate di ricorrere al flash il meno possibile perché non c’è niente di peggio di un colpo di flash sparato sul viso di un soggetto!
Evitiamo primi piani col flash e, se il caso, copriamo il flash con un fazzolettino di carta (BIANCO!) o carta igienica per diminuire la sua potenza e diffonderne la luminosità a distanze più ravvicinate. Per risultati migliori occorrerebbe rivolgere la luce del flash su una pannello laterale o sul soffitto (se bianco), ma con i flash incorporati alle fotocamere questo non è possibile. Ricordatevi che qualsiasi superficie bianca o argentata, che sia una tovaglia, un pezzo di polistirolo o il pannello antisole dell’auto, riflette la luce e ci aiuta a portarla laddove c’è ne di meno o a schiarire le ombre.
Attenzione, inoltre, agli occhi rossi dovuti alla luce del flash che in questi casi colpisce inesorabilmente la retina dell’occhio. Oggi, tutte le fotocamere sono dotate di una funzione flash-anti-occhi-rossi che quando attivata, fa emettere al flash una serie di piccoli pre-lampi, prima di quello definitivo, con lo scopo di far restringere il diametro della pupilla degli occhi del soggetto da fotografare. Sicuramente le probabilità di avere gli occhi rossi diminuiscono ma lo scotto da pagare non è da sottovalutare dal momento che il soggetto, abbagliato prima dello scatto, può assumere espressione innaturali, mentre dopo il primo lampo viene anche istintivo chiudere gli occhi. Un buon metodo per evitare gli occhi rossi senza far ricorso all’apposita funzione è quello di non indirizzare il flash negli occhi e di non far guardare al soggetto la fotocamera, anche se la migliore scelta sarebbe quella di indirizzare il flash su una superficie riflettente ma, come detto, cosa non possibile con i flash incorporati. Guardando la foto a sinistra vi rendete conto di quale importanza ha la luce ambientale nel trasmettere particolari emozioni ed in questo caso l’uso del flash avrebbe rovinato l’esito. Di certo, l’uso del bianco e nero, in questo caso, ha esaltato l’effetto ricercato.
 
 
 
Ritratti di gruppi
 
Se si deve fotografare un numeroso gruppo di persone, come regola generale, conviene fotografare a gruppetti di 3 o 4 persone alla volta, in questo modo si ha più tempo per dedicarsi ai dettagli ed è più facile controllare le loro espressioni. D’altronde, se il gruppo è numeroso, per inquadrarlo occorrerebbe allontanarsi talmente tanto che sulla foto i singoli volti diventerebbero poco visibili.
Evitate di mettere tutte le persone allineate gli uni vicini agli altri in fila, la foto sebbene un ricordo del momento, sarebbe poco interessante a livello compositivo. Cercate, in questi casi, di creare diversi livelli di interesse con qualcuno in piedi e qualcun altro seduto, con tutte le facce egualmente illuminate. A meno che non stiamo facendo dei primi piani, lo sfondo acquista importanza e può darci una mano a rendere più interessante gli scatti. Se i poveretti stanno al sole, ditegli di tenere gli occhi chiusi fino a quando non siete pronti allo scatto, poi dopo un semplice “Pronti!”…  scattate per essere sicuri che tutti verranno con gli occhi ben aperti. 
 
Se in interni si vuole riprendere il soggetto ma anche il contesto in sui si trova, per avere una composizione equilibrata tenete presente la regola dei terzi. Potete porre, per esempio, la persona su una linea di forza verticale (2,4 o 1,3) con lo sguardo nella direzione opposta oppure porre il soggetto su un punto di forza (3 o 4) con  l’oggetto di sfondo in alto in un altro punto di forza, creando una linea diagonale che rafforza entrambi gli elementi. Per la foto della statua a destra sono state seguite queste regole.
Nella divertente foto familiare a sinistra, è stata sfruttata la forte luce della finestra per avere uno sfondo chiaro ed omogeneo e con il flash si sono schiariti i soggetti che altrimenti erano in controluce (vedi alla voce controluce più in basso).
Per i ritratti in interni, come quelli delle feste, attenzione sempre allo sfondo che può distogliere, non è certo bello vedere delle pentole o i riflessi di una cristalliera alle spalle del soggetto.
Catturate le emozioni avvicinandovi alla persona e nelle foto dei compleanni mostrate le candele accese, meglio se state al buio e per fare questo spegnete il flash e tenete molto saldamente la fotocamera poggiandola da qualche parte (sullo schienale di una sedia, su un tavolo o contro l'intelaiatura della porta), per evitare che le immagini  vengano sfocate o mosse (vedi foto a destra).
Infine, quando si riprendono gruppi o persone, per la strada per esempio, cercate di non riprendere quelli che si trovano agli estremi dell’inquadratura per evitare che vengano tagliate. 
 
 
 
Flash, Movimento e Messa a Fuoco
 
Ricordatevi sempre che il flash ha un suo campo d’azione ben preciso a seconda della sua potenza. E’ inimmaginabile che si possano scattare delle foto ad un concerto, mentre stando sugli spalti si vuole riprendere, col flash in azione, l’artista che si sta esibendo sul palco posto a molti metri di distanza. Il discorso è opposto a quanto si diceva in merito ai primi piani, dove la luce era troppa mentre allontanandosi dal soggetto la luce del flash va gradualmente diminuendo. Nella maggior parte dei casi, con le piccole fotocamere digitali, 4 metri diventano la massima distanza che il flash possa raggiungere e quindi l’optimum per avere il massimo dell’illuminazione è mantenersi intorno ai 2-3 metri.
Tenete bene a mente questo fatto quando scattate foto a un gruppo di persone poste a distanze superiore ai 3-4 metri.
 
Il flash diventa necessario e indispensabile quando occorre bloccare il movimento di un soggetto/oggetto e quindi per evitare il mosso.
Parliamo per esempio di foto di avvenimenti sportivi, quando occorre riprendere auto e moto in movimento, animali, ecc. Per la sua brevissima durata il lampo del flash “blocca” qualsiasi oggetto in movimento sia  che si tratti del movimento di una mano che di un’auto che sta correndo a 200 km. all’ora. Indipendentemente dal flash, che in presenza di forte illuminazione ambientale può anche non essere usato, vi sono due metodi per riprendere oggetti in movimento. Ammettiamo che stiamo assistendo ad una corsa d’auto, il primo metodo è quello di seguire costantemente l’auto per poi scattare al momento opportuno (panning).
In questo caso, l’auto sarà a fuoco e il suo movimento sarà bloccato dalla scelta di un tempo di esposizione molto alto, dovuto alla luminosità ambientale oppure dall’uso del flash, mentre il circostante risulterà gradevolmente mosso a causa  del movimento della macchina fotografica, evidenziando il movimento dell’auto. Praticamente è come se fosse l’ambiente a muoversi invece del soggetto. Questo è in genere il metodo migliore e più utilizzato.
Il secondo metodo si esegue operando al contrario, ovvero rimanendo con la fotocamera ben ferma e scattando quando il soggetto passa nel mirino, cercando di metterlo a fuoco ovviamente.
In questo caso tutto rimane fermo, sia l’oggetto che lo sfondo e per questo si perde l’effetto movimento.
A sinistra trovate un esempio di panning e di immobilità.
Il flash può essere utile anche in tutte quelle altre situazioni in cui per un motivo od un altro non è possibile mantenere ferma la fotocamera (riprendere mentre si sta su una barca, se si sta su un supporto instabile, se si trema con la mano, ecc.).
In tutti i casi, cercate sempre di mettere bene a fuoco il soggetto che vi interessa ed in questo le fotocamere digitali vengono molto in aiuto con diverse funzioni come quella di segnalare quale zona della scena è stata messa a fuoco, la scelta di più visi da mettere a fuoco o con l’ “inseguimento del soggetto” (in caso di soggetto in movimento).
Ricordate, un immagine sfocata è un immagine inutilizzabile.
 
Infine, quando si riprendono persone o animali in movimento è conveniente lasciare spazio all’azione in modo da rendere più dinamica la composizione e lasciar intuire dove e come l’azione del soggetto si svolgerà.
Nonostante la messa a fuoco automatica va bene per la maggior parte delle occasioni, vi sono casi in cui la possibilità di avere una messa a fuoco “manuale” può venire in aiuto. Si pensi ad esempio ad una scena in cui vi sono molti elementi quasi tutti nelle vicinanze, in questo caso di inquadratura ridotta la messa a fuoco automatica sceglierà arbitrariamente il soggetto da mettere a fuoco che potrebbe non corrispondere con quello che a noi interessa. Oppure in caso di particolari effetti laddove si vuole volutamente sfocare l’elemento in primo piano a favore di un altro, la messa a fuoco automatica ostacolerà il nostro intento.
 
 
PAESAGGI
 
 
Se per i ritratti la composizione e l’inquadratura sono importanti, per le foto di paesaggi diventano invece necessari e basilari perché trattandosi di soggetti immobili senza un elemento principale, è facile avere immagini monotone e insignificanti, mentre un paesaggio deve prima di tutto emozionare e colpire per la sua originalità.
A meno che non stiamo fotografando una persona da illuminare perché in controluce con un panorama alle spalle, il flash diventa inutile e superfluo, indipendentemente dalla quantità di luce presente. Pertanto, l’illuminazione da prendere in considerazione è solo quella ambientale e a seconda del momento in cui si fotografa, dall’alba al tramonto, si avrà a disposizione più o meno luce di colore diverso. Ma questo non è un problema perché in caso di poca luce come nei tramonti (foto a sinistra), basta tener ben ferma la fotocamera servendosi, semmai, di un supporto qualsiasi (muretti, ringhiere, sassi, tronchi, bidoni o perfino le spalle di un nostro accompagnatore). Non è consigliabile effettuare immagini di paesaggi notturni (immagine a sinistra) senza un supporto molto stabile e sicuro come può esserlo un cavalletto.
Infatti, per riprendere un panorama di notte, i tempi di posa (di otturazione) diventano troppo lunghi e anche la mano più ferma non sarebbe in grado di bloccare la fotocamera per meno di un secondo, ritrovandosi  inesorabilmente con foto più o meno mosse.
 
Anche per la fotografia paesaggistica vale la regola dei terzi facendo riferimento alle linee di forza.
Per dare dinamicità e senso di profondità, in generale, la linea dell’orizzonte deve trovarsi nella parte più alta o più bassa ovvero più vicina alla prima o alla seconda linea orizzontale. Nella foto a destra si è dato risalto al campo che era l’elemento predominante e ponendo l’orizzonte in alto si è dato più dinamicità e drammaticità alla foto. In quella successiva, si è dato invece risalto al cielo che sicuramente lo meritava. Ricordatevi poi, che l’orizzonte per sua natura non può essere inclinato, pertanto, evitate di inclinare la fotocamera durante la ripresa.
 
Spesso la presenza di un qualche elemento nell’immagine, al centro o posto ai lati dell’immagine, aiuta a dare più profondità alle scene (foto a destra), come lo possono essere i rami di un albero per esempio; tenete presente che l'occhio ha bisogno di un soggetto interessante su cui soffermarsi, quindi l’includere un qualche elemento di interesse (una nuvola nel cielo, una montagna, un albero, una barca e così via) porta ad avere immagini più interessanti e belle a vedersi. A volte la presenza di un oggetto di dimensioni conosciute, come può esserlo una persona in lontananza, inclusa nel paesaggio può servire a dare le proporzioni della scena e la sua reale estensione.
 
Le linee sono molto importanti e spesso quelle fornite da fiumi, recinti o strade servono a indirizzare lo sguardo verso il centro di interesse principale. Linee diagonali o con angolazioni originali attraggono molto l’attenzione rendendo l’immagine più interessante.
 
Come per i ritratti anche per i paesaggi la peggior luce è quella di mezzogiorno. Meglio riprendere di primo mattino o nel tardo pomeriggio quando il sole è basso. Scattare paesaggi significa nella maggior parte dei casi riprendere il cielo e tranne casi particolari un cielo completamente bianco e vuoto non aiuta ad avere una bella immagine. In questo ci vengono in aiuto le nuvole o cieli molto colorati. Immagini interessanti si hanno quando c’è maltempo e con la pioggia perfino. In ogni caso, usate l’opzione “paesaggi” se è inclusa nel menu della vostra digitale. Laddove si riprendono architetture e interni giocate con le prospettive ed evitate di distorcerle; posizionate la fotocamera in modo che le linee verticali dell’edificio siano il più possibile dritte. Se il caso allontanatevi di più ed evitate di riprendere dal basso in alto che provoca gli edifici ad assumere la forma a piramide. Evitate, infine, pali e fili elettrici che deturpano la scena.
 
 
 
Fuochi d’artificio
 
Per riprendere i fuochi d’artificio, come per le foto notturne, è indispensabile un treppiedi o un supporto stabile dove  poggiare la fotocamera: inutile cimentarsi reggendo l’apparecchio con le sole mani! Importante è poi la scelta del luogo dove posizionarsi, possibilmente non troppo vicino o lontano dalla zona di sparo e dove non passino persone davanti all’obiettivo. Tenete infatti presente che lo scatto dei fuochi richiede tempi di posa superiori al secondo o nel caso in cui la fotocamera lo permette, di rimanere l’otturatore aperto per tutto il tempo che si vuole fino al rilascio del tasto di scatto (posa B), con la possibilità di riprendere anche più esplosioni sullo stesso fotogramma (foto a sinistra). Se la fotocamera lo permette scegliete l’apposita funzione “fuochi artificiali” nel menu che predispone la fotocamera a tale ripresa.
Con le fotocamere tutte automatiche non è certo molto facile, ma come sempre, fate molti scatti per avere più probabilità di avere qualche immagine perfetta. Il tempismo è un altro elemento importante per la riuscita, occorre scattare nel momento giusto proprio quando lo scoppio sta avvenendo in cielo perché scattare un istante prima o dopo significa avere solo parte del fuoco artificiale. Per l’inquadratura e la messa a fuoco aspettate le prime esplosioni, così, una volta regolati, siete pronti per riprendere i successivi. Prendete in considerazione, che nonostante il buio totale, la luce dei fuochi è molto forte e con aperture grandi del diaframma (valori numerici piccoli come f/4) i fuochi potrebbero venire sovraesposti.
Se si ha ha disposizione la posa B, qualcuno consiglia di oscurare l’obiettivo con un panno o un cappello, per poi premere il pulsante di scatto e attendere l’esplosione. Liberare l’obiettivo quando è il momento giusto per poi ricoprirlo alla fine dello scoppio; ripetere per il numero voluto di esplosioni e alla fine ripremere il pulsate di scatto per terminare la ripresa. In linea generale è più bello se i fuochi artificiali siano su sfondo nero senza altri elementi di disturbo sul retro.    
 
 
 
Controluce
 
Quante volte vi sarà capitato di fotografare una persona col sole alle spalle o un paesaggio dove la maggior parte dell’immagine è un cielo molto luminoso? Le immagini ottenute sono un soggetto nero nel primo caso ed una immagine troppo scura nel secondo caso. Si tratta di “controluce” ovvero di scene in cui l’illuminazione principale molto forte si trova davanti a chi sta fotografando. Lo stesso avviene, per esempio, con le foto scattate sulla neve dove la luminosità è ulteriormente accentuata dal riverbero della neve bianca o nel caso dei tramonti.
Perdonatemi, ma per capirci di più devo aprire una piccola parentesi tecnica.
In fotografia col termine esposizione si indica la quantità di luce necessaria per avere una foto correttamente esposta ed è dovuta al tempo durante il quale l'otturatore della fotocamera rimane aperto nello scatto della fotografia unito all’apertura del diaframma.
 L'esposizione si misura in EV (valore di esposizione) e dipende dalla sensibilità o valori ISO del sensore della fotocamera impostato (in genere da 100 a 3200) . Valori di sensibilità alti servono a riprendere scene poco illuminate e a sensibilità molto alte (da 800 in poi) si possono riprendere anche scene illuminate da una candela accesa. L’inconveniente degli ISO alti è che restituiscono immagini con molto disturbo che nel mondo digitale si chiama “rumore” e che può essere paragonato alla grana delle pellicole_DSC3264 fotografiche di una volta.
L’esposizione viene calcolata dall’esposimetro delle fotocamere in fase di ripresa, in relazione alle regolazioni effettuate. Nel caso del controluce, l’esposimetro dell’apparecchio non fa altro che misurare la luce che, essendo molto intensa, predisporrà lo scatto con una coppia tempo/diaframma più opportuna restituendo un immagine correttamente esposta per le luci (la parte più luminosa) ma sotto-esposta per gli altri elementi (secondari) presenti nella scena. Per evitare il controluce occorre quindi fare in modo che, nonostante la forte luminosità, l’esposizione è diversa, con un tempo di otturazione minore o un diaframma più chiuso. Per fare questo occorre predisporre l’apparecchio per una sovra-esposizione (+ EV) o selezionare l’apposita funzione “controluce” se presente.
Un altro modo per ingannare l’esposimetro è quello di inquadrare e predisporre lo scatto inquadrando solo l’elemento in controluce per poi inquadrare e scattare la _DSC3264_2scena completa senza rimuovere il dito dal pulsante di scatto. In questo modo si leggerà la sola luce proveniente dal soggetto in ombra, inducendo l’esposimetro a regolarsi per tale luminosità. E’ ovvio che in questo caso si avrà un soggetto meglio esposto ma una forte sovra-esposizione per la restante parte della scena.
Per rendersi conto di quanto detto, si osservino le due foto a destra dove la prima è stata esposta per la zona oltre il buco mentre la seconda per l’interno della grotta. In ogni caso, a meno che non si vogliono effetti particolari o silhouette dei soggetti (come la foto in alto) è meglio evitare forti variazioni di luminosità come i lo sono i controluce.
 
 
 
Profondità di Campo e Macro
 
La macrofotografia è una tecnica fotografica che permette di ottenere, tramite forti rapporti di ingrandimento, _DSC5590immagini di soggetti molto piccoli a distanze ravvicinate. La maggior parte delle fotocamere digitale permette di fare foto “macro” selezionando l’apposita funzione.
Se è pur vero che basti inquadrare, mettere a fuoco e scattare, per avere dei risultati soddisfacenti occorre conoscere alcune cose. Senza scendere in particolari troppo tecnici e teorici, quando minore è la distanza tra l’obiettivo ed il soggetto minore sarà la profondità di campo a disposizione.
Per “profondità di campo” si intende la distanza davanti e dietro al soggetto che risulta a fuoco e quindi nitida. Essa dipende dall’apertura del diaframma (valori f/ dell’obiettivo) che con valori minori (numero di f/ più piccoli che corrispondono ad aperture maggiori del _DSC5589diaframma) diminuisce drasticamente. Per dare un’idea, supponiamo di dover fotografare con luce ambiente due pacchetti di sigarette su un tavolo ad una  ventina di centimetri di distanza l’uno dall’altro e che si metta a fuoco sull’oggetto più vicino. Nonostante il soggetto a fuoco sia il primo, se le condizioni di luce lo permettono e quindi la fotocamera utilizza come parametro di esposizione un diaframma molto chiuso (valore f/ alto), avremo un’immagine dove anche il secondo oggetto risulta nitido e ben visibile.
La prima foto in alto a sinistra è stata scattata con valori di esposizione 1/30 sec. – f/4 quindi con un diaframma molto aperto che ha  ridato una profondità di campo molto ridotta mentre la seconda immagine ha ripreso la stessa scena con valori 6 sec. - f/38 e come si vede entrambi i pacchetti _DSC5592risultano a fuoco.
Se invece di riprendere il primo oggetto a una distanza di circa 60 cm. mi avvicino a circa 15 cm. per ottenere una sorta di macro, pur scattando con i valori precedenti (f/38), il secondo pacchetto non risulta più a fuoco proprio perché, come detto all’inizio, a distanze ridotte la profondità di campo diminuisce.
Questo è un dato da tener presente nella fotografia macro dove ad ingrandimenti maggiori diventa quasi impossibile avere tutti gli elementi del soggetto a fuoco.
Si noti, inoltre, che sebbene le condizioni di luce erano identiche, avvicinando l’obiettivo all’oggetto, l’immagine risulta meno illuminata e questo ci porta a considerare che le macro richiedono una illuminazione adeguata, maggiore di quella occorrente per riprendere lo stesso soggetto a distanza maggiore.
Spesso occorre far uso del flash ma tenuto conto delle ridotte distanze tra fotocamera e soggetto, il lampo potrebbe non illuminarlo completamente mentre vi sono buone probabilità che alcune parti, ricevendo troppa luce, risultino poi sovra-esposte. In mancanza di un flash esterno o di appositi illuminatori specifici per la macrofotografia, vi sono vari accorgimenti “caserecci” che vi posso consigliare.  
Cercate di utilizzare la luce del sole ponendo l’oggetto nella zona più illuminata a meno che non state riprendendo un insetto o una pianta nel suo ambiente naturale. Laddove dovete usare il flash, riducete e diffondete maggiormente la sua luce utilizzando un pezzo di fazzolettino di carta bianco da porre sul flash e contornate l’oggetto da riprendere con cartoncini o fogli di carta bianchi in modo tale che la luce venga riflessa il più possibile. Meglio se l’apparecchio è poggiato su un supporto stabile o su un cavalletto.
Fate differenti scatti e se l’apparecchio lo permette provate ad usare la funzione “manuale” per provare varie combinazioni di esposizione.     
 
 
    
Conclusioni
 
Al di là delle regole e nozioni descritte in questo articolo, su cui sicuramente c’era tantissimo altro da dire, ricordatevi che la fotografia è un arte e come tale ogni sperimentazione e trasgressione può portare a risultati inaspettati e sorprendenti.  Chi ama la fotografia e si cimenta spesso nelle riprese, sa che pratica, sensibilità e buon gusto valgono più dei manuali. A volte basta un po' di fantasia e l’occasione propizia per ritrovarsi con una foto fantastica. La luce è l'elemento più importante ed indispensabile per avere buone fotografie, senza luce non avremmo i colori! Pertanto evitate di scattare in consizioni di luce scarsa anche se a voi la luce presente sembra sufficiente l'esposimetro delle fotocamere non si adatta alla poca luce come i nostri occhi! 
Oltre a ripetere di scattare più foto dello stesso soggetto in condizioni diverse, ricordatevi che in fotografia non esiste solo l’orizzontale, ma anche il verticale. 
Rammentate, infine, che un buon fotografo ama e rispetta l’ambiente e la natura. 
 
 

26 novembre 2009

LA DATA DI NASCITA DI CRISTO

 
Magi, Stella e nascita di Gesù
 
 
Nel precedente post intitolato  “I RE MAGI”  di circa un anno fa, scrivevo dei re Magi con qualche accenno alla cometa e alla data di nascita di Gesù. A poche settimane dal Natale, vorrei riprendere il discorso per approfondire l’errore di calcolo che Dionigi il Piccolo commise quando introdusse la nuova datazione dell’era cristiana o volgare, che non è stato più possibile rettificare e di cui ne subiamo le conseguenze.
 
L’Esiguo, come era soprannominato il dotto monaco Dionigi, nacque in Scizia (l’attale Russia) nel 450 e morì a Roma nel 526 ed è famoso per avere calcolato la data di nascita di Gesù, collocandola nell'anno 753 dalla fondazione di Roma e per avere introdotto l'usanza di contare gli anni a partire da tale data (anno Domini).
Intorno al 525, Dionigi ricevette dal cancelliere papale l'incarico di elaborare un metodo matematico per prevedere la data della Pasqua in base alla regola adottata dal Concilio di Nicea (chiamata anche regola alessandrina). All'epoca, si usava contare gli anni a partire dalla fondazione di Roma oppure dall'inizio del regno di Diocleziano (il 284) o, ancora, dal principio dei tempi, calcolato secondo le età convenzionali dei patriarchi biblici. Nel compilare la sua tabella delle date di Pasqua, Dionigi scelse, invece, di numerare gli anni secondo un criterio del tutto nuovo, partendo dall'Incarnazione di Gesù Cristo.
La data di nascita di Gesù era stata da lui stesso determinata con un calcolo basato sui Vangeli e sui documenti storici che aveva a disposizione. Egli prese a riferimento la morte di Gesù avvenuta nell’anno 782 di Roma (il quindicesimo del regno di Tiberio) data in cui Luca nel Vangelo, dice che Gesù aveva trenta anni e così arrivò all’anno 753 (782-29) dalla fondazione di Roma, che per il monaco diventava l’anno 1 a.C. del suo nuovo calendario.
La scelta del 25 Dicembre come mesed i nascita, sembrerebbe dovuta esclusivamente al solo tentativo di far coincidere le date di nascita e di morte che, insieme all’'istituzione della festa liturgica del Natale, come ricorrenza della nascita di Gesù, è tardiva, risalendo al IV secolo.
Nella tradizione liturgica antica il Natale e l'Epifania erano difatti,  festeggiati simultaneamente.
Il calcolo di Dionigi fu approvato da papa Giovanni II e, a partire dall'VIII secolo, adottato in tutto  il mondo cristiano su impulso di studiosi come Beda il Venerabile (monaco e storico inglese vissuto nel monastero benedettino di San Pietro e Paolo a Wearmouth).
 
Ma perché secondo molti studiosi la datazione di Dionigi è errata?
 
Purtroppo, la data di nascita di Gesù non è esplicitamente riportata né dai Vangeli, le principali fonti storiche su Gesù, né dalle altre fonti extra-cristiane.
Però, il Nuovo Testamento offre alcuni utili indizi che andiamo ad analizzare.
 
1) Nel vangelo di Matteo viene menzionata la strage degli innocenti ordinata da Erode il Grande dopo la nascita di Gesù. Erode morì verso al fine del 4 sec. a.C. e si può ragionevolmente pensare che ordinò l’uccisione dei bambini molto prima della sua dipartita, perché se così non fosse, la sopraggiunta morte sarebbe stata di certo vista come una punizione divina e se ne sarebbe fatta menzione. E’ più presumibile, quindi, che la strage degli innocenti sia avvenuta uno o due anni prima della sua morte, ovvero tra il 6 e il 7 a.C.  D'altronde, Matteo ci dice che Giuseppe e Maria, dopo la nascita di Gesù, andarono in Egitto dove rimasero un po' di tempo, almeno fino alla morte di Erode, prima di ritornare in Giudea. Egli dice, inoltre, nell'episodio della fuga in Egitto, che i Magi provenienti dall’oriente furono chiamati da Erode il quale, per stabilire la data di nascita del Messia, voleva conoscere quanto tempo prima era loro apparsa la stella che li aveva guidati fin là. Il fatto che egli diede l’ordine di uccidere solo i bambini dai due anni in giù, lascia supporre che la stella era apparsa due anni prima. Sicuramente i Magi giunsero a Betlemme quando Gesù aveva due anni, perché tanto fu il tempo che impiegarono per completare tutto il tragitto attraverso regioni impervie e desertiche.
Inoltre, Matteo si riferisce a Gesù sempre col diminutivo paidìon, che significa bambino piccolo.
 
2) Luca afferma che Publio Sulpicio Quirinio, mentre era in Palestina a combattere contro gli Omonadensi (tra l’8 ed il 6 d.C.), fu incaricato dall’imperatore Cesare Augusto di effettuare un censimento.  Invece, lo scrittore Flavio Giuseppe colloca con più precisione quel primo censimento, al 6 d.C. data in cui Quirinio divenne effettivamente governatore della Siria.
 
3) Luca riferisce che Giovanni Battista iniziò la sua predicazione "nel quindicesimo anno di Tiberio". Ufficialmente, Tiberio successe ad Augusto il 19 agosto del 14, così l’anno decimo-quinto del suo impero va dal 19 agosto del 28 al 19 agosto del 29. 
Giovanni il Battista era nato 6 mesi prima di Gesù e quindi era suo coetaneo, iniziando a predicare proprio nell’anno decimoquinto di Tiberio, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, secondo quanto riporta Luca.
 
4) Luca riferisce che all'inizio del suo ministero, di poco successivo a quello del Battista, Gesù aveva "circa trent'anni" dato che portò all’errore di Dionigi. Si può invece dedurre, che sia Giovanni che Gesù dovevano, invece, avere circa 36 anni in quel periodo. Pertanto, sulla base di tali dati, la data della nascita di Gesù è ipotizzabile attorno al periodo 7-6 a.C.
 
Nonostante il sostanziale accordo di alcune fonti, che propongono in generale gli anni 3-2 a.C. come anno di nascita di Gesù, il valore storico di queste date è solitamente rigettato da biblisti e storici moderni. Si suppone, infatti, che esse non corrispondano ad approfondite indagini ma rispecchino semplicemente l'indicazione di Luca, secondo cui Gesù aveva circa trenta anni nel quindicesimo anno di Tiberio, mentre altri posticipano la morte di Erode, suggerendo che da data del 4 a.C. sia solo stata associata a quella del successivo regno dei suoi figli.
 
Per quanto riguarda il giorno di nascita di Gesù, invece, l’unica indicazione è data da Luca in merito alla visione dell'angelo Gabriele a Zaccaria  mentre serviva nel Tempio di Gerusalemme durante il turno della classe sacerdotale di Abia, alla quale apparteneva.
Conoscendo il calendario dei turni di servizio delle classi sacerdotali si può ricavare, con una certa precisione, in che periodo dell'anno Gesù nacque.  Alcuni studiosi, basandosi anche sui rotoli di Qumran, ritengono probabile per motivi diversi che il turno di Zaccaria si sia svolto tra la metà e la fine di settembre. Caso vuole che gli ortodossi festeggino ancora oggi l'annuncio dell'arcangelo Gabriele a Zaccaria il  23 settembre. Molte discussioni fra gli studiosi sono nate anche per il fatto che la notte in cui nacque Gesù, vi erano dei pastori che custodivano il loro gregge all'aperto (Luca 2,18). Secondo alcuni è improbabile che ciò avvenisse durante l'inverno, quando le temperature a Betlemme sono piuttosto basse e in base a questo ragionamento, Gesù sarebbe probabilmente nato in un periodo più caldo dell'anno. La presenza dei pastori, però, può essere letta diversamente perché nel periodo autunnale ed invernale alla periferia delle città si trovavano i recinti di pecore dato che con l'inizio dell'autunno finivano i pascoli estivi, lontani dai centri urbani.
 
 I Vangeli, quindi non ci aiutano molto.
Sta di fatto che Matteo non fornisce alcun dato storico mentre Luca, al contrario, cerca in qualche modo di fornire una cornice storica alla nascita ed alla vita di Cristo, commettendo, forse, qualche errore.  Come lo potrebbe essere perfino l’indicazione di Betlemme quale luogo di nascita che per molti biblisti è invece Nazareth.  
 
In merito alla “stella cometa” che secondo il racconto del Vangelo di Matteo guidò i re magi, la sua esistenza è messa in discussione e sono stati fatti diversi tentativi per identificare tale stella.
Nel capitolo II egli narra che i Magi, giunti a Gerusalemme, s’informano in giro per sapere dove era nato il re dei Giudei, dato che avevano visto sorgere la sua stella. Re Erode si preoccupò moltissimo e consultò sommi sacerdoti e scribi, poi chiamando segretamente i Magi a Betlemme.
Qui essi scorsero di nuovo la stella, la stessa che dall’inizio li aveva guidati e che li portò, poi, sul luogo dove era nato il Bambino.
Nessun altro testo sacro parla della stella o dei magi.
Il primo scienziato ad interessarsi alla stella fu Johannes Kepler, uno dei fondatori dell’astronomia moderna, che, osservando l’esplosione di una supernova, il cui bagliore può essere milioni di volte superiore a quello del Sole e durare molti mesi a secondo della distanza, ipotizzò che esso poteva essere il fenomeno celeste visto dai Magi.  Kepler calcolò la frequenza di congiunzione dei pianeti Giove e Saturno perché quando nei Pesci, l'allineamento da luogo ad una forte luminescenza.
Risalendo indietro nel tempo, concluse che tale configurazione si era verificata anche nel 7 a.C.
Probabilmente, la stella luminosa vista dai Magi non sarebbe altro che la particolare luminosità derivata da questo allineamento.
 
L’ipotesi della cometa di Halley è stata scartata dal momento che la sua orbita si completa circa ogni 76 anni e andando a ritroso essa sarebbe apparsa nel cielo della Giudea nel 12 a.C., data troppo distante anche da quella presunta calcolata tra il 6 o 7 a.C.
 
Recentemente due astronomi americani Michael R. Molnar e Mark Kidger hanno pubblicato entrambi un volume intitolato “La stella di Betlemme”.
Molnar, ricollegandosi alla teoria di Kepler e dopo nuovi calcoli astronomici ha spiegato che il fenomeno è dovuto all’oscuramento di Giove da parte della Luna verificatosi nel 7 a.C.
Kidger, invece, affidandosi a vecchissime mappe celesti babilonesi e cinesi, propende per l’ipotesi dell’apparizione di una stella nova verificatosi il 5 a.C. come un astro miracoloso probabilmente apparso per la grande occasione.
 
 
 
 
Riferimenti: http://it.wikipedia.org/wiki/

21 novembre 2009

ORIGINI DELLE FIABE

 
Fiabe, Favole & Co.
 
 
 
Sebbene i termini fiaba e favola derivino entrambi dalla parola latina fabula (narrazione di fatti inventati) se si consulta il vocabolario si nota che essi hanno significati diversi. Per favola si intende un genere letterario caratterizzato da brevi composizioni, in prosa o in versi, che hanno per protagonisti di solito animali, più raramente piante o oggetti inanimati e sono forniti di una "morale". Per morale si intende un insegnamento relativo a un principio etico o un comportamento, che spesso è formulata esplicitamente alla fine della narrazione.
La fiaba, invece, è un tipo di narrativa che trae origine dalla tradizione popolare, caratterizzata da componimenti brevi e centrati su avvenimenti e personaggi fantastici come fate, orchi, giganti e così via. Anche se le fiabe erano tradizionalmente pensate per intrattenere i bambini esse venivano narrate dalle donne anche mentre si svolgevano lavori comuni ed erano un piacevole intrattenimento per chiunque.
Le formule d'inizio e le formule di chiusura sono sempre le stesse: "Tanto, tanto tempo fa…”, "C'era una volta...", "In un paese lontano...,"Cammina, cammina...", "Cerca, cerca...", "Così vissero felici e contenti..."  e con numerose formule magiche e filastrocche.
 Le più antiche favole sono di origine egizie come “Storia dei due fratelli” (XIII secolo a.C.), “Il principe predestinato” (XIX dinastia) e “Menzogna e verità” (periodo del Nuovo Regno). In una virtuale linea del tempo potremmo poi prendere in considerazione la tradizione orale della favola in India che può esser fatta risalire al V secolo a.C. con la più antica raccolta “Pañcatantra”. Sempre in ambito arabo, tra le più conosciute trascrizioni di fiabe ci sono quelle raccolte nel XVIII secolo in “Le mille e una notte”. Del mondo occidentale il più antico autore di favole risale all'antica Grecia ed è Esopo, di cui possediamo alcune centinaia di favole. Esopo sarebbe stato uno schiavo, deforme e balbuziente, vissuto nel VI secolo a.C. Platone ci informa che lo stesso Socrate aveva messo in versi alcune favole di Esopo.
Anche Fedro (circa 15 a.C.-50 d.C.), uno schiavo nato in Grecia, scrisse favole in versi durante l'impero di Tiberio. Si sa che Fedro scrisse cinque libri di favole, molte delle quali sono andate perdute. Le sue favole riprendono il modello di Esopo, ma con un diverso atteggiamento perché Fedro non è infatti, come Esopo, il favolista di un mondo contadino, ma di uno stato evoluto dove dominano l'avidità e la sopraffazione. Anche se di natura pessimistica, nelle sue storie il prepotente trionfa sempre sul debole, il quale è invitato alla rassegnazione o, nella migliore delle ipotesi, a cercare un compromesso accettabile nei rapporti con il potere.
« Giove impose agli uomini due bisacce: mise quella dei vizi propri dietro la schiena,
quella carica dei vizi altrui davanti al petto » (Fedro)
 
Forse non tutti sanno che uno dei primi autori di fiabe italiano è stato il napoletano Giambattista Basile che, nel  XVII secolo, scrisse il “Lo cunto de li cunti” (Pentamerone), in cui rielaborò, in lingua napoletana, cinquanta fiabe popolari per allietare con l’arte dei cantastorie il dopopranzo della nobiltà, uno dei passatempi preferiti a corte. Basile inventò dieci vecchiette caratterizzate da difetti fisici come narratrici delle sue fiabe: Zeza sciancata, Cecca storta, Meneca gozzuta, Tolla nasuta, Popa gobba, Antonella bavosa, Ciulla musuta, Paola scerpellata, Ciommetella tignosa Iacova squarquoia. Nelle 50 storie si trovano, in embrione e con nomi diversi, molti personaggi ancora oggi amati dai bambini, da Gatta cenerentola a Petrosinella (poi Raperonzolo), dalla Bella Addormentata al Gatto con gli Stivali. Le sue non erano proprio fiabe per bambini dal momento che non erano a lieto fine, come la sua cenerentola chiamata “Zerolla” (poi Gatta Cenerentola) che cattivissima uccide la matrigna. Come altri autori anche lui attingeva, oltre dalle storie di strada, dai lavori dei suoi predecessori come Esopo o dalle novelle di Boccaccio.
Negli stessi anni, le fiabe del Regno di Napoli si diffusero presso la corte del re Sole, in Francia, grazie al francese Charles Perrault (1628-1703). Estroso brillante e con una spiccata sensibilità fu attratto dai racconti popolari, in particolare in quelli in cui compariva il personaggio “ma mère l’oye” (la vecchia mamma oca) che raccontava storielle istruttive ai suoi anatroccoli. Prendendo spunto da Basile e La Fontaine, riscrisse e arricchì le storie pubblicandole nei “I racconti di Mamma Oca”. Nella sua Cenerentola fa la sua prima apparizione la scarpetta di cristallo, per esempio, mentre Cappuccetto rosso e sua nonna muoiono divorate dal lupo. Le più celebri fiabe di Perrault (come quelle dei Grimm o di Andersen) sono universalmente note e parte indelebile della nostra cultura; i riferimenti a esse in altre opere d'arte e in altri contesti sono semplicemente incalcolabili, così come sono numerosissime le trasposizioni in opere liriche, teatrali, cinematografiche, musicali, e così via. Si possono ricordare in particolare:  
 
 
Jean de La Fontaine (1621 – 1695) è stato uno scrittore e poeta francese, autore di celebri favole. Esse sono  popolate da animali parlanti e, con riferimenti critici e ironici al potere, sono caratterizzate da uno stile allo stesso tempo raffinato e semplice, considerate capolavori della letteratura francese. Nonostante fosse di spirito indipendente, visse quasi tutta la sua vita sotto la protezione dei nobili dell'epoca. La Fontaine si presenta come il continuatore di Esopo e Fedro; ha intenzioni morali e la satira e il contrasto sono fra i suoi metodi preferiti. Per La Fontaine la morale diviene il pretesto, più che lo scopo, della narrazione. Tra le sue numerose favole ricordiamo:
 
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    Fra i trascrittori di fiabe più noti della tradizione europea oltre a Perrault si annoverano anche i fratelli Grimm.  Jacob & Wilhelm Grimm (1785-1863, 1786-1859) divennero noti in Germania per aver raccolto e rielaborato le fiabe della tradizione popolare tedesca girando in lungo ed in largo la Germania ed interrogando contadini e pastori per raccogliere dalla loro viva voce leggende, filastrocche, proverbi e fiabe. Alcune con gli stessi personaggi di Perrault ma con qualche variante (Cenerentola, per esempio, non muore), e tra le circa 200 fiabe nacquero classici come Hansel e Gretel, Cenerentola, Il principe ranocchio, Cappuccetto Rosso, Biancaneve , I Musicanti di Brema,  Il pifferaio di Hamelin, Il lupo ed i 7 capretti, Il Tamburino e Raperonzolo. Nonostante le vite parallele, Jacob e Wilhelm avevano caratteri diversi. Il primo taciturno e colto non si sposò ed ebbe una vita quasi monastica mentre il secondo, vivace e talentuoso, si sposò a 40 anni.
     
    Lo scrittore e poeta danese Hans Christian Andersen (1805-1875) ebbe, invece, una vita più romanzesca rispetto ai Grimm. Alto con naso lungo ed occhi piccoli veniva spesso deriso dai coetanei, proprio un brutto anatroccolo come uno dei suoi più celebri personaggi.    
     
    « Non importa che sia nato in un recinto d'anatre: l'importante è essere uscito da un uovo di cigno »
     
    Andersen nacque in quartiere povero, figlio di un calzolaio e di una lavandaia alcolizzata. Era una famiglia povera che viveva in una singola stanza. La sorellastra era prostituta e il padre, che aveva ventidue anni quando Hans Christian nacque, aveva problemi di salute. A undici anni Andersen rimase orfano di padre, e si recò a Copenaghen per  guadagnarsi da vivere facendo il garzone di bottega e l'operaio in una fabbrica di sigarette. Fin da allora dovette subire le angherie dei compagni di lavoro, che lo perseguitavano per il suo aspetto fisico, il suo carattere introverso e i suoi modi effeminati.
    A quattordici anni iniziò a cercare di entrare in teatro come cantante, ballerino o attore; riuscì invece ad entrare nel Teatro Reale Danese come soprano per la sua bella voce, ma fu costretto a lasciarlo quando essa cambiò di timbro. Andersen fu ospitato a casa di Jonas Collin, direttore del Teatro Reale. Qui si innamorò ed ebbe relazioni omosessuali con Edvard, il figlio del direttore. Le sue inclinazioni sessuali erano un altro motivo per cui Andersen si sentiva rifiutato ed emarginato. A Edvard scrisse: "i miei sentimenti per te sono quelli di una donna; la femminilità della mia natura e la nostra amicizia devono rimanere un mistero". Andersen visse tutta la vita da scapolo; in un passo del suo diario risulta che egli avesse deciso, già in giovane età, di non avere rapporti sessuali né con donne né con uomini. L'emarginazione sentimentale è anch'essa un tema frequente nell'immaginario di Andersen;  si pensi per esempio a Il soldatino di stagno o La sirenetta.
    Curiosamente, le fiabe di Andersen non furono subito riconosciute come quei capolavori che cenerentola1sono oggi considerate, ispirandosi alle “Mille e una notte”, ai fratelli Grimm e al patrimonio popolare di mezza Europa, egli le scrisse pensando agli adulti, ma furono i bambini ad amarle da subito. Tra i suoi capolavori troviamo:
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    Per leggere le fiabe di Perrault, i bambini italiani dovettero aspettare la traduzione di un certo Carlo Lorenzini (1826 – 1890) scrittore e giornalista fiorentino. Traducendo anche altri autori effettuò l'adattamento dei testi integrandovi una morale ed il tutto uscì nel 1876 sotto il titolo de “I racconti delle fate. Egli divenne famoso con lo pseudonimo di Collodi quando nel 1883 pubblicò “Le avventure di Pinocchio raccolte in volume mentre nello stesso anno diventò direttore del “Giornale per i bambini”.
     
    Discorso a parte merita la famosa opera di fantasia “Le Avventure di Alice nel paese delle meraviglie”, un racconto pieno di allusioni a personaggi, poemetti, proverbi e avvenimenti propri dell'epoca in cui l’autore visse. Egli gioca con regole logiche, linguistiche, fisiche e matematiche che gli hanno fatto ben guadagnare la fama che ha. Il libro ha anche un seguito chiamato “Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò. L’autore è Lewis Carroll, pseudonimo di Charles Lutwidge Dodgson (1832-1898) scrittore, matematico e fotografo inglese a cui  fu conferita una cattedra in matematica, che tenne per quasi tutta la vita, ma è noto che trovasse l'insegnamento privo di stimoli, e che nelle sue lezioni regnasse l'apatia. Nel 1856, Dodgson iniziò a interessarsi alla neonata arte della fotografia, alla quale fu introdotto dapprima da uno zio, e più tardi dal famoso pioniere della fotografia Oscar Rejlander. La fotografia si rivelò uno strumento ideale per esprimere la sua filosofia personale, centrata sull'idea della divinità di ciò che Dodgson chiamava "bellezza": uno stato di grazia, di perfezione morale, estetica e fisica. Dodgson trovava questa bellezza nel teatro, nella poesia, nelle formule matematiche e soprattutto nella figura umana. Oltre la metà dei suoi lavori erano ritratti di bambine che scrivevano il proprio nome in un angolo della stampa, per cui i loro nomi sono quasi tutti noti. La sua modella preferita fu, però, Alexandra Kitchin ("Xie") che Dodgson ritrasse circa cinquanta volte fra i 5 e i 16 anni. Il fatto che Dodgson fotografasse o disegnasse anche ragazzine nude ha contribuito alla tesi egli avesse verso di loro un’attrazione morbosa a cui si aggiunse l'idea che Dodgson non avesse una reale "vita adulta" e che si trovasse a suo agio solo in un mondo mentale infantile. Uno degli obiettivi evidenti della fotografia di Dodgson era forse quello di liberarsi del pesante fardello della simbologia  vittoriana, ritraendo le sue giovani modelle più come fate, libere creature dei boschi, che come beneducate damigelle della buona società inglese. L’ispirazione stessa del suo personaggio letterario “Alice” nasce quando, ventenne, conobbe le tre figlie del decano di Oxford, Lorina Charlotte Liddell (tredicenne), Alice Pleasance Liddell (di dieci anni) e Edith Mary Liddell (di otto anni). Durante un viaggio in barca con le ragazze Carroll inventò e raccontò alle tre bambine una storia, che più tardi mise per iscritto e regalò ad Alice Liddell che tanto aveva insistito perché lo facesse. Solo più tardi Carroll decise di pubblicare la sua storia, aggiungendo nuovi personaggi e situazioni, commissionando le illustrazioni e dandogli il titolo e la forma che conosciamo ancora oggi.
    Tradurre Alice è un'impresa in cui moltissimi autori italiani si sono cimentati; i giochi di parole, le figure retoriche, i proverbi citati ed i continui riferimenti alla cultura inglese, hanno spesso stuzzicato a tal punto la fantasia dei traduttori italiani che ogni traduzione rappresenta un libro a sé. Ne sono state fatte varie copie di molte edizioni diverse e questo testo è stato pubblicato nel 90% delle lingue del mondo. Alice è una fonte di ispirazione per molti artisti che hanno dato vita a canzoni, poemi, reinterpretazioni, fumetti, e ispirando cinema, TV e videogiochi. 
     
    Non possiamo terminare questo breve excursus sul mondo delle fiabe o delle favole senza menzionare altri autori famosi come il poeta premio Nobel William Butler Yeats (1865 – 1939) la cui la poesia  è impregnata di miti e folclore irlandese. Successivamente Yeats si interesserà al misticismo e allo spiritualismo.
     
    Lo scrittore scozzese James Matthew Barrie (1860 – 1937) ricordato principalmente per aver creato il personaggio di “Peter Pan”, il "ragazzo che non voleva crescere".  Quando Barrie aveva 6 anni, il fratellino più piccolo David (il preferito di sua madre) morì in un incidente mentre pattinava sul ghiaccio. La tragedia lasciò sua madre devastata, e Barrie cercò di prendere il posto di David's nelle attenzioni di sua madre, indossando anche i vestiti del fratellino e, nonostante ci siano prove del contrario, si è molto speculato sul fatto che il trauma possa essere stato la causa del suo nanismo e della sua apparente asessualità. il gatto la volpe
    La creazione del personaggio di Peter Pan ebbe un'articolazione abbastanza complessa. In effetti, quello che è stato definito il principe dei folletti comparve prima in suo un precedente romanzo (The Little White Bird), ispirato a Barrie da un gruppo di ragazzini conosciuti durante le  passeggiate assieme al proprio cane attraverso i viali dei giardini londinesi di Kensington. L'amicizia, spesso discussa e talvolta al centro di acri malignità, con i cinque figli della vedova Llewellyn-Davies (uno dei quali si chiamava, appunto, Peter), sarebbe risultata fondamentale. Il legame tra lo scrittore, che era peraltro già sposato, con la famiglia, divenne poi talmente saldo che, alla morte di lei, lo scrittore si sarebbe fatto carico dei cinque ragazzini.
     
    Il linguista russo Aleksandr Nikolaevic Afanas'ev (1826 – 1871), che seguendo le tracce dei fratelli Grimm - di cui egli studiò le opere con particolare attenzione - cercò di penetrare fino al significato primitivo, religioso e mitologico delle favole che aveva raccolte. In una sua opera altrettanto fantastica quanto mirabile per larghezza di conoscenze e per acute singole intuizioni, egli cercò di ricostruire le "concezioni poetiche degli slavi sulla natura" e di studiare tutti quegli elementi dei racconti La cicala e la formicapopolari che potevano essere interpretati come trasposizioni dei fenomeni della natura, sole, stelle, pioggia, acqua e tempesta. Fino alla morte Afanas'ev si dedicò esclusivamente allo studio della vita popolare. Sue sono le opere “Norwegians Peter Christen Asbjørnsen” e “Jørgen Moe”.
    Il senese Italo Calvino (1923 – 1985) che nel novembre del 1956 pubblica le “Fiabe italiane”, rimaneggiamento e raccolta di antiche fiabe popolari e “Marcovaldo” nel 1958. Come opera di fantasia possiamo includere anche “THe Hoobit” di J. R.R. Tolkien, che essendo la sua opera prima di narrativa, rappresentò una tappa fondamentale nella sua carriera di  scrittore perché attorno al nucleo originario di quest'opera l'autore sviluppò, nel decennio successivo, il suo mondo immaginario che lo ha reso celebre, quello della “Terra di Mezzo”, che prese forma soprattutto in quell'epica fantastica che è la trilogia de “Il Signore degli Anelli”, unanimemente riconosciuta come la sua opera più importante.
    L’allegoria politica “La fattoria degli animali” di George OrwellL. Frank Baum a cui si deve il romanzo più celebre della letteratura per bambini americana, “Il meraviglioso mago peter_pandi Oz.
    Le piacevoli notti” e la raccolta "Favole ed enimmi" pubblicate a Venezia nel 1550 da Gian Francesco Straparola (1480 – 1557) comprendono novelle e fiabe, accompagnate da 75 enigmi non di rado oscene in quanto di ispirazione boccaccesca.
    Le poche note fiabe e romanzi di fantasia dello scozzese “George MacDonald” come “La principessa e il Goblin”, “Phantastes” e “Lilith”.
    Inoltre, Ivan Andreevic Krylov giudicato il più grande scrittore di favole russo, ma potremmo aggiungere tanti altri nomi di autori che si sono occupati di questo genere letterario:
    Oscar Wilde, A. S. Byatt, Jane Yolen, Terri Windling, Donald Barthelme, Robert Coover, Margaret Atwood, Kate Bernheimer, Espido Freire, Tanith Lee, James Thurber, Robin McKinley, Isaac Bashevis Singer, Kelly Link, Bruce Holland Rogers, Donna Jo Napoli, Cameron Dokey, gollum2Robert Bly, Gail Carson Levine, Annette Marie Hyder, Jasper Fforde, Aurelio de' Giorgi Bertola, Giovanni Battista Casti, Tommaso Crudeli, Antonio Jerocades, Giambattista Roberti, Lorenzo Pignotti, Luigi Clasio (pseudonimo di Luigi Fiacchi), Giovanni Meli, Jean-Pierre Claris de Florian, John Gay, Tomás de Iriarte, Félix María Samaniego, Christian Fürchtegott Gellert, Gotthold Ephraim Lessing, Ignacy Krasicki, Ivan Ivanovic Dmitriev, Cristóbal de Beña, Juan Eugenio Hartzenbusch, Ambrose Bierce, Beatrix Potter, Tolstoj, Pietro Pancrazi, Vittorio Butera, Jean Anouilh, Rudyard Kipling, Franz Kafka, Kornej Ivanovic Cukovskij, José Bento Renato Monteiro Lobato, Damon Runyon,  James Thurber, ecc. ecc. ecc.
     
     
     
     
     

14 novembre 2009

CITTA' ESOTERICHE

 
LA MAGIA DI PRAGA
 
 
C’è una storia ufficiale, documentata e scritta nei manuali, che elegge Praga a città magica, protagonista insieme a Torino e Lione del celebre triangolo europeo di magia bianca.
Praga magica, città dalle cento torri, Praga: "la mammina che con i suoi artigli non ti lascia mai" - cosi si esprimeva Kafka. 
Sarà quel suo essere sospesa fra tre culture, quella slava, quella centroeuropea e quella ebraica; sarà quella particolare luce che al tramonto tinge d'oro tutti gli edifici, sarà la sua ricchezza di storia, che spesso sconfina nella leggenda, ma Praga è da sempre considerata una delle città più magiche d'Europa. Solo a Praga poteva trovarsi un Vicolo degli alchimisti, detto anche Viuzza d'oro, nome che gli deriva, ovviamente, da una leggenda.
E’ una storia che affonda le radici nel lontano ‘500, ai tempi di Rodolfo II, eccentrico sovrano con una passione per alchimia, l’arte che all’epoca univa la scienza e la magia.
Nel 1583 la capitale del Sacro Romano Impero venne spostata da Vienna a Praga proprio ad opera di Rodolfo II d’Asburgo (1552 – 1612). Egli era due volte bisnipote di Giovanna la Pazza e questa singolare ascendenza contribuì significativamente al diffondersi della sua fama di folle. Tra coloro che gli predissero un avvenire tribolato ci fu anche Nostradamus che profetizzò al bimbo un destino catastrofico. Non sposato e amante dell’arte era assetato di sapere e fu ossessionato dall’alchimia tanto da invitare presso la sua corte tutti i più importanti maghi ed artisti dell’epoca e, rinchiuso nel castello di Hradschin sulla collina Hradcany, il sovrano si dedicò soprattutto al culto delle arti e delle scienze occulte. Personaggio particolare, si sentiva perseguitato dalla chiesa e dal clero e per questo non partecipava volentieri alle cerimonie religiose. Tra l’altro, gli era stato predetto che sarebbe morto a causa di un monaco. Rodolfo sembrava incarnare il mito stesso dell’alchimia ed in particolare della sua fase iniziale, la nigreto, il fuoco che brucia e demolisce la materia grezza. Tutti gli scienziati, esoteristi e ricercatori che cercavano il segreto della “Pietra filosofale”, la trasformazione simbolica del piombo in oro o la ricerca della formula dell’elisir di lunga vita, vennero alloggiati a corte.
Una leggenda narra che gli alchimisti erano costretti a stare in un strettissimo vicolo in anguste stanzette senza poter uscire, lavorando ossessivamente giorno e notte con guardie che li sorvegliavano.
Tra le personalità eccentriche che il re assoldò e richiamò da tutta Europa vi furono gli astronomi e astrologi quali  Tycho Brahe e Giovanni Keplero, John Dee, il sedicente medium Edward Kelley, l’alchimista Michael Sendivogius ma anche il nostro Arcimboldo, celebre per i suoi ritratti realizzati con frutti, ortaggi e fiori.
John Dee fu uno dei più famosi esperti di arti magiche della storia inglese, professore a Cambridge che gettò le basi per il British Museum regalando 4000 volumi della sua collezione. Fu l’astrologo della regina Maria Tudor e poi di Elisabetta I. Nel 1582 l’alchimista sostenne di aver ricevuto dall’angelo Uriel una pietra rotonda e convessa simile ad un grosso cristallo nero detto “The shew stone” (la pietra delle visioni) che aveva la proprietà di mettere il mago in diretto contatto con altre dimensioni altrimenti invisibili ai comuni sensi umani. Queste presenze gli avrebbero anche rivelato i segreti celati nel criptico “Liber Logaeth”.  
 
[John Dee si serviva della magia angelica per interrogare gli angeli sui segreti della natura. Durante questi contatti angelici, gli avrebbero mostrato un libro magico scritto in una lingua sconosciuta: si sarebbe trattato del "Libro di Enoch". Gli spiriti gli avrebbero dettato la traduzione parola per parola e Dee riportò tutto in un libro che intitolò "Liber Logaeth" o "Liber Mysteriorum Sextus et Sanctus", che scrisse in una lingua sconosciuta, da lui definita “enochiano”. Tale libro è tuttora custodito nel British Museum di Londra, ma è illeggibile e incomprensibile, a parte risalire alle radici di qualche parola, nonostante si sia potuto estrapolare l’alfabeto utilizzato, che si compone di 21 lettere, e si sia capito che la scrittura si legge da destra verso sinistra.]
Il nome di questo singolare matematico-astrologo-alchimista-angelologo è legato anche alla leggendaria “Mano della Gloria”,  la “Sigillum Emeth”, la più potente mai realizzata, che avrebbe fabbricato egli stesso e che sarebbe andata perduta subito dopo la sua morte, avvenuta a Mortlake (Londra) nel 1608.
[Secondo vecchie credenze europee, costruendo una candela con il grasso di un malfattore finito sulla forca o con il dito di un bambino nato morto, accendendo la candela e infilandola nella Mano della Gloria come un candeliere, la Mano avrebbe paralizzato tutti coloro a cui fosse mostrata. Per questo motivo veniva talvolta usata dai ladri che image intendevano derubare una casa. Nel XVII secolo alcune donne incinte venivano uccise da ladri per fabbricare queste candele.]
 
La fama di Edward Kelley era, invece, più oscura e negativa e si diceva era in grado di comunicare con gli angeli mentre Dee trascriveva minuziosamente tutto ciò che egli percepiva. Kelly fu un personaggio decisivo nella storia di Praga magica.
Nato in Inghilterra nel 1555 era esperto di testi arcaici e di pratiche alchemiche, legato ad ambienti oscuri che gli costarono l’amputazione di entrambe le orecchie da parte della legge.
Divenne una celebrità dopo aver rinvenuto in una tomba di un vescovo cristiano, in un  cimitero del Galles, testi antichissimi ma, soprattutto due sfere d’avorio contenenti una magica polvere (bianca o rossa). Da tali ritrovamenti avrebbe appreso l’antica arte della trasmutazione. Le cronache del tempo narrano delle sue trasmutazioni di metalli in oro di fronte a universitari e imperatori. Quando nel 1584 raggiunse Dee alla corte di Rodolfo, divenne una star. Le sue trasmutazioni di fronte a Rodolfo gli valsero stima, considerazione e privilegi. In coppia con Dee eseguì per anni esperimenti di ogni tipo e natura, magia incomprensibile e proibita. Fino a quando, nel 1586 la chiesa di Roma tuonò contro Rodolfo bollando Dee e Kelley come due negromanti.
Dee abbandonò Praga e tornò alla corte di Elisabetta diventando rettore dell’università di Manchster. Kelley, invece, rimase e per anni il suo astro sinistro continuò a splendere su Praga. Nel 1591 Rodolfo lo imprigionò nella torre del castello di Krivoklát perchè voleva conoscere e fare propri i suoi segreti, ma anche perché stanco di aspettare che le sue capacità di trasmutazione avvenissero finalmente su larga scala. Per questo lo fece torturare espropriandolo di ogni bene ma Kelly non cedette anzi, tentò la fuga gettandosi dalla torre, spezzandosi una gamba che gli venne poi amputata. In prigione Kelley scrisse il suo trattato “Lapide philosophorum” (La pietra filosofale) che dedicò a Rodolfo II, ma il gesto non gli valse la libertà e si dice che nel 1597 si tolse la vita ingerendo un potente veleno. Qualcuno afferma, invece, che morì per le ferite provocate dalla caduta. Ma uno dei più indecifrabili eventi che lega Dee, Kelley e Rodolfo riguarda quello che viene definito il più misterioso libro della storia, il leggendario “manoscritto Voynich” Si tratta di un piccolo libro di 22 x 16 cm. formato da 102 fogli con 204 facciate scritte ed illustrate ma non complete perché oltre 24 pagine sono state strappate nel corso dei secoli. Tutto il libro è coperto da una scrittura sconosciuta fatta da 250 mila caratteri che formano oltre 4000 parole ignote con illustrazioni altrettanto misteriose. Rodolfo comprò l'anonimo manoscritto dai due maghi per l’esorbitante cifra di 600 ducati d’oro (circa 70 mila degli attuali euro) e dal momento che che fino ad oggi nessun studioso è stato in grado di comprendere appieno quel linguaggio, nemmeno i computer della dei servizi segreti americani, è stato ipotizzato che Kelley creò il manoscritto al solo scopo d'imbrogliare l'imperatore Rodolfo.
 
Rodolfo morì nel 1612 e prossimo alla morte fu costretto ad abdicare in favore del fratellastro Mattia.  La salma dell'Imperatore riposa nella cattedrale di San Vito e la sua anima, invece, non riposa maledicendo la sua città per averlo rinnegato. Durante l'aggravarsi della sua malattia mentale egli infatti scrisse:
 <Praga dannata Praga. Io ti ho resa famosa ed ora tu scacci il tuo benefattore. Che la vendetta si abbatta su di te e su tutta la nazione ceca>
 
Il motivo per cui Rodolfo fece spostare la capitale del Sacro Romano Impero a Praga, rendendola poi una città magica, è anche da ricercare nella preesistente forza esoterica della sua architettura. Il vicolo dell’oro, il Ponte Carlo, il quartiere di Malá Strana o il ghetto ebraico, per esempio.  Il Ponte Carlo (in ceco  Karluv Most), simbolo di Praga, è uno storico ponte in pietra sulla Moldava che collega la Città Vecchia al quartiere di Malá Strana. Lungo 516 metri la sua costruzione, iniziata nel 1357, fu commissionata da Carlo IV, allora Re di Boemia e Imperatore del Sacro Romano Impero, al misterioso architetto Petr Parlér e per volere dei gesuiti esso fu ornato con 30 statue di santi, tra cui quella di Giovanni Nepomuceno, oggi protettore di Praga. Tale statua fu posta nel luogo esatto dove il santo fu gettato e fatto annegare dal re Venceslao IV di Boemia, nel 1313.
La leggenda vuole che il celebre Ponte Carlo seppe resistere alle numerose inondazioni della Moldava ma quando l’allora vicario generale dell'arcidiocesi di Praga, Giovanni Nepomuceno, vi fu gettato, l’arcata crollò proprio in quel punto . Inutili per anni i ripetuti tentativi di ricostruirla, l’opera dei muratori la notte crollava di nuovo. Il costruttore però si incaponì e, dopo una serie di fallimenti, scese a patti col diavolo promettendogli la vita di colui che per primo avrebbe attraversato il nuovo ponte. Per risparmiare un’anima innocente, però, pensò di ingannare il demonio liberando, all’alba del giorno dell’inaugurazione, un gallo all’imbocco del ponte. Ma il diavolo fu più furbo: si finse muratore, si precipitò dalla moglie del costruttore e le disse di correre al ponte perché a suo marito era capitato un brutto incidente. Il costruttore non poté fermarla e la notte stessa la poveretta morì con il bambino che portava in grembo. Pare che l’anima del piccolo abbia volteggiato a lungo sopra il ponte, emettendo starnuti che i passanti riuscivano a udire. Fino a che un giorno qualcuno, d’istinto, gli rispose “Salute!” e inconsapevolmente liberò la giovane anima, che poté finalmente volare in cielo.
Un’altra leggenda vuole che in uno dei pilastri del ponte sia murata parte dei tesori dei Templari come il martelletto d’oro di uno dei costruttori della Torre di Babele e un cristallo della corona del re Salomone.  

La relazione tra gli archi, la lunghezza e l’orientamento del ponte non sono casuali, tutto è in proporzioni astrologiche simboliche. Lo stesso dicasi per la torre della Città Vecchia, disposta in modo che il tramonto del solstizio d’estate illumini esattamente la lanterna della grande torre della cattedrale di San Vito, il punto preciso che conserva il cranio del santo. Inoltre, i lavori di costruzione, su indicazione dell’astrologo di corte, iniziarono esattamente nell’ano 1357 alle ore 5,31 del mattino. Una data palindroma che rivestiva un valore magico a protezione della città. D'altronde, tutto il quartiere di Nova Mesto, la Città Nuova fatta costruire da Carlo IV, riproduce la Gerusalemme celeste dove tutto il disegno urbano è una mappa astrologica. Per esempio la via “Jeruralemska” fu fatta orientare verso il punto in cui sorgeva il sole a  Natale, al fine di creare una connessione tra cielo e e terra e tra simboli e stelle.

Rodolfo non fece molte opere urbane ma a  lui è dovuta la misteriosa “Casa della stella” costruita secondo due triangoli che si intersecano imagee sormontata da una stella a 6 punte (Stella di Davide o sigillo di Salomone). La  casa veniva usata per riunioni particolari con persone particolari.

Secondo alcuni, il nome stesso della città di Praga (prah) indicherebbe il suo essere la porta di entrata per universi sconosciuti ed invisibili. Vi sono perfino alcune profezie che affermano che la città sarà fondamentale durante i giorni dell’Apocalisse e anche per questo, forse, Rodolfo voleva essere parte di questo luogo particolare.

[Libuše è la leggendaria fondatrice della dinastia Premyslide e principessa del Popolo Ceco. Secondo la leggenda, fondò Praga nell' VIII secolo, più esattamente nel 730 d.C. Un pomeriggio d’estate, Libuse, Premysl e il loro seguito osservavano il panorama dal castello di Vysehrad. Libuse predisse allora: “Vedo una bella e grande città, la cui fama arriverà fino alle stelle. Nel bosco c’è un uomo che sta scolpendo la soglia della sua casa. Lì farete costruire un grande castello e lo chiamerete Praha. Così come davanti alla soglia di una casa chinano il capo il re e tutti i principi, anche i più potenti, un giorno si inchineranno davanti al castello e alla città che crescerà sotto di esso”. Così fu: il castello di Praga fu fatto costruire in quel luogo e divenne sede dei principi e in seguito dei re boemi. Ancora oggi davanti alla bellezza della città che porta il suo nome, si inchinano persone di tutto il mondo…]

Praga è stato anche un luogo di società segrete che ufficialmente nascono nel 1700 ma, vi sono molti esempi che indicano date precedenti.

All’interno della chiesa di Santa Maria della Vittoria è custodita un insolita reliquia da molti considerata molto potente. Si tratta della statua di un bambino di cera proveniente dalla Spagna e giunta a Praga nel 1628. Statua costruita da un eremita andaluso in seguito ad una apparizione di Gesù ed a cui sono attribuiti molteplici miracoli al punto che il bambino negli anni ha perfino ereditato titoli nobiliari e proprietà.

Infine, sotto l’altare vi sono delle catacombe, fredde ed umide sotterranei che contengono alcune salme che dopo più di 300 anni si sono misteriosamente mantenute intatte. Non vi sono spiegazioni certe e le ipotesi fatte finora sono tre. La prima di natura religiosa che santificando i corpi dei religiosi assurge al miracolo. La seconda di natura scientifica secondo la quale particolari situazioni ambientali e la presenza di enzimi avrebbero permesso la conservazione. La terza, infine, di natura esoterica che rivolge la sua attenzione ad una particolare energia. Essa segue la teoria che le vecchie chiese sono state costruite su particolari ponti di energia scaturiti dal centro della Terra. E quella della chiesa di Santa Maria della Vittoria sarebbe talmente forte da aver preservato i corpi dei religiosi e distribuirsi su tutta la città. 

A Praga , alla fine del XVI secolo, visse anche il rabbino Jehuda Löw bar Beza-lel (meglio noto come Rabbi Löw) al quale la leggenda attribuisce la creazione del Golem.

[Golem è una parola ebraica che significa "materia senz'anima", e il Golem era una gigantesca creatura antropomorfa, che il rabbino avrebbe creato plasmandola con l'argilla e alla quale avrebbe dato la vita ponendole nella bocca un rotolino di pergamena sul quale era scritto il nome impronunciabile di Dio.
Compito del Golem era proteggere e aiutare la comunità ebraica perseguitata, e la creatura lavorava indefessamente a questo scopo settimana dopo settimana, riposando ovviamente nel giorno del sabbath, quando veniva lasciata ebraicamente riposare inanimata e priva del cartiglio tra le labbra che le dava vita.
Il rabbino Löw dimenticò però, un giorno, era la vigilia di un sabbath, di togliere la pergamena dalla bocca del suo Golem: questi, combattuto tra l'imperativo di lavorare e quello di osservare il rituale giorno di riposo, impazzì e prese a fare a pezzi la casa dell'incauto religioso. In quel momento, nella sinagoga, Löw stava facendo cantare il salmo 92. Tutti corsero all'aperto per vedere cosa stesse succedendo e il rabbino riuscì a fermare la creatura saltandole addosso e strappandole la pergamena dalle labbra. Poi la condusse via, forse in una soffitta, dove alcuni sostengono che giaccia ancora, in attesa di prendere vita, mentre altri pensano che sia tornata alla polvere da cui era venuta. Resta il fatto che, da allora, nelle sinagoghe praghesi, ci si astiene scrupolosamente dal cantare il salmo 92, in ricordo della leggendaria vicenda.]

 

 

riferimenti: trasmissione Voyager, novembre 2009

28 ottobre 2009

UNIVERSI PARALLELI

 

M-Teoria e Brane 

Il sogno di tutti gli scienziati, dai tempi di Einstein, è quello di poter dare una spiegazione a qualsiasi fenomeno dell’universo. Oggi, con una teoria che lascia sbalorditi, forse quella spiegazione è stata trovata: l’universo in cui viviamo non è l’unico.

Per anni la scienza ha registrato eventi a cui non sapeva dare risposte, fenomeni inspiegabili legati alla possibile esistenza di dimensioni (mondi?) nascosti impercettibili ai sensi umani. I mistici avevano sempre creduto nell’esistenza di tali luoghi che asserivano essere abitati da fantasmi e spiriti. Fino dal 1920 i fisici dovettero fare i conti con una teoria-delle-stringhe-bigscomoda scoperta. Cercando le esatte posizioni di particelle atomiche si accorsero che era impossibile collocarle perché gli elettroni non avevano un’unica collocazione. E’ come se le particelle avessero la possibilità di essere in posti diversi nello stesso tempo e la sola spiegazione possibile ipotizzata da gran parte dei fisici, fu che le particelle non esistono solo nel nostro universo (nella nostra dimensione), ma sarebbero presenti anche in altri universi ed addirittura esisterebbe un numero infinito di universi, detti paralleli e diversi uno dall’altro. E’ come se, per esempio, esistesse un universo in cui noi siamo vecchi ed un altro in cui non siamo ancora nati, perché tali dimensioni possono trovarsi in spazi e tempi diversi dal nostro. I fisici danno per certo che ci sia, difatti,  un universo parallelo alternativo al nostro, con una realtà opposta alla nostra. Ma, tale teoria era talmente scomoda che per decenni fu ignorata da molti scienziati. La ricerca di una sola elegante teoria che riassumesse in se tutto il nostro universo è stata quella che inconsapevolmente ha portato gli astrofisici alla scoperta degli universi paralleli con cui poi, tutti gli scienziati dovevano fare i conti. Einstein non era riuscito a completare la sua “teoria del tutto” (Teory of Everything o TOE)ma dopo di lui e fino a pochi anni fa, altri fisici hanno tentato di raggiungere tale fondamentale obiettivo. Nel 1980 ebbe luogo una rivoluzione che fece fare un enorme passo avanti al raggiungimento di quell’obiettivo, con una idea che sembrava concretizzare la teoria del tutto era la “teoria delle stringhe” (vedi a proposito il precedente post “LA TEORIA DELLE STRINGHE”.)

Secondo questa rivoluzionaria teoria, la materia non è fatta di particelle invisibili come si credeva fino a quel image1momento, ma di stringhe minuscole ed invisibili attraverso le quali la materia emana una sorta di melodia. Si pensi ad una corda di chitarra che se pizzicata in un certo emette delle frequenze, ma se la si pizzica in un altro modo la stessa corda produrrà altre frequenze o note differenti. Per i fisici, è come se la natura fosse formata da queste piccole note musicali suonate su super-stringhe (le vibrazioni di sottilissime stringhe supersimmetriche). Ma per superare la teoria del tutto di Einstein, questa nuova teoria avrebbe dovuto spiegare anche e principalmente un evento speciale della cosmologia rimasto in sospeso: la nascita dell’universo. Se l’universo è pronto per un’unica spiegazione (TOE), allora la teoria delle stringhe è quella del Big-Bang dovevano fondersi completamente e completarsi l’un l’altra perfettamente. Dopo tutto, la prima aveva a che fare con la nascita dell’universo e l’altra con la materia in essa contenuta. L’attimo iniziale del Big-ben è il più grande mistero della cosmologia e per la sua eccezionalità è stato definito “Singolarità”. Una singolarità gravitazionale è un punto dello spaziotempo in cui il campo gravitazionale ha un valore infinito. Secondo alcune teorie fisiche sull'origine dell'universo, lo stesso potrebbe avere avuto inizio con una singolarità gravitazionale (il big bang appunto) e potrebbe finire con essa (il Big Crunch).

Normalmente siamo abituati a pensare di vivere in un mondo fatto in tre dimensioni (3D), infatti possiamo muoverci: 1– a destra/sinistra; 2– avanti/indietro; 3– in alto/basso. La Fisica però richiedeva altre dimensioni ed I15-46-manifoldEinstein propose il “tempo” come quarta dimensione e successivamente i fisici ne suggerirono una quinta, anch’essa spaziale e poi anche una sesta e col tempo il numero di dimensioni continuava ad aumentare. Le altre dimensioni sarebbero sparse nell’universo e non saremmo in grado di percepirle perché microscopiche. Secondo gli scienziati e la nuova teoria delle stringhe, le dimensioni del nostro universo sarebbero addirittura undici. Anche se all’inizio il solo a sostenere fortemente l’esistenza dell’11/ma dimensione era Paul Steinhardt dell’università di Princenton. I fisici teorici Paul J. Steinhardt e Neil Turok presentarono un nuovo modello di cosmologia, affrontando il Big Bang non come un momento unico ed iniziale nella storia dell'universo, ma un passaggio nell'infinita serie di collisioni tra il nostro e un universo parallelo; un "universo ciclico" il cui modello si avvale dei più recenti sviluppi nella ricerca sulla fisica delle particelle e della teoria delle superstringhe.  image

Le minuscole ed invisibili stringhe che avevano dato il nome alla teoria, avrebbero dovuto essere gli elementi costitutivi di tutta la materia dell’universo ma ora, con l’aggiunta dell’11/ma dimensione non erano più tali, si erano dilatate e combinate tra loro dando luogo ad un’altra dimensione. Si arrivò alla stupefacente conclusione che tutta la materia dell’universo era connessa in un unica vasta struttura, una ”membrana di energia”. In pratica tutto il nostro universo è una membrana! Questo dava spiegazione e risolveva alcuni quesiti della fisica rimasti in sospeso.

Gli studi dimostrarono che alcuni universi paralleli avevano la forma di membrane tridimensionali coma il nostro dbrane1universo, altri, invece, erano solo strati di energia. C’erano membrane cilindriche ed ad anelli. L’undicesima dimensione sembrava zeppa di membrane e ciascuna di esse era un possibile altro universo (M-Teoria)

Il fisico teorico Edward Witten, fu il primo a proporre questa teoria chiamandola “M-teoria”. Essa è una TOE, cioè una teoria del tutto che combina matematicamente le cinque teorie delle superstringhe e la supergravità ad 11 dimensioni, nonché le quattro interazioni fondamentali della fisica quantistica.

Il fisico Alan Guth afferma: “ci potrebbero esserci altri universi paralleli come i nostri e vicini a noi e non potremmo rendercene conto. Potrebbero essere completamente diversi con diverse leggi di natura a noi sconosciute.”

imageGli universi paralleli si muovono attraverso l’11/ma dimensione come onde e come ogni onda anche queste si increspano. E sarebbero state proprio queste increspature a formare gli ammassi di materia dopo il Big-bang. Ammassi da cui si è poi generato l’universo a noi conosciuto. I cosmologi disponevano finalmente della spiegazione completa della nascita del nostro universo. Potevano così riportare le nuove leggi della fisica indietro nel tempo, fino al big-ben e prima ancora per rivedere il tutto. Con questi nuovi studi la teoria incompiuta di Einstein potrebbe finalmente essere completata ed in breve tempo.

Ma, si potrebbe anche rimanere delusi perché in fondo, l’Universo non sarebbe più niente di speciale. Solamente uno in mezzo ad un numero infinito di membrane, solamente uno dei molti universi che secondo alcuni formerebbero il “Multiverso” (Con tale termine si intende, appunto, un insieme di universi alternativi al di fuori del nostro spaziotempo)

 

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riferimenti: trasmissione "Voyager"

 

18 ottobre 2009

LA MASSONERIA

 
SINTESI SULLE ORIGINI DELLA MASSONERIA
 
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Millenni di religioni e di riti, una storia che passa per i costruttori delle cattedrali gotiche e per i cavalieri templari, partendo dall’architetto Hiram Abif che mille anni prima di Cristo avrebbe edificato il tempio del re Salomone a Gerusalemme, queste sono le radici a cui viene fatta risalire tradizionalmente la massoneria.
 
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Simbolicamente, il tempio di Salomone comprendeva tutti i “regni” presenti sul pianeta, mare, terra, cielo, mondo vegetale, dei metalli ed il fuoco che rappresentava il sacro. In esso era custodito l’Arca dell’Alleanza, che secondo la Tradizione conteneva te Tavole dei Comandamenti dettati a Mosè. Dal momento che il tempio di Salomone, quindi, era la rappresentazione in terra del regno di Dio, i templi massonici furono costruiti seguendo il suo stile. D’altronde, lo stesso Adamo può essere considerato il primo massone sulla terra in quanto messo davanti alla scelta tra il bene ed il male.
  La massoneria è una società segreta a carattere cosmopolita e iniziatico, sorta col fine di affratellare gli uomini di tutte le nazioni e di organizzare la società su basi esclusivamente umanitarie e laiche. I loro luoghi di incontro, logge o templi, sono una sorta di enciclopedia di simboli e di riferimenti a varie antiche tradizioni sia religiose che sapienziali. 
 
Da sempre, la massoneria è stata circondata dal segreto e dal mistero anche perché ha spesso dato rifugio a chi disapprovava l’operato dei potenti, quando esporsi significava l’impiccagione o il rogo.  Di certo, nei secoli è diventata una organizzazione a livello mondiale.
I suoi ideali nascono sotto il motto “Libertà, uguaglianza e fratellanza” ed il suo nome deriva dalla pretesa discendenza della massoneria dall'associazione di operai e muratori (mason = muratore dal francese) che si rifà alla leggenda di Hiram.
Le corporazioni accompagnano la storia dell’uomo fin dall’inizio, dalle palafitte ai primi villaggi, dai costruttori di piramidi ai templi dell’antica Grecia e di Roma. Da sempre le associazioni riconosciute e tutelate dalla legge detengono i segreti dell’arte dell’architettura. Nel medioevo per la costruzione di cattedrali, castelli e ponti agli architetti si affiancavano scalpellini e vetrai, carpentieri e decoratori. I maestri svelano agli apprendisti i segreti che custodiscono gelosamente come documentano i primi statuti. Il manoscritto di Bologna del 1248, quello di Strasburgo del 1459 e massoneria1quello di Edimburgo del 1656, per esempio.
Era la “massoneria cooperativa” quella dei costruttori che si spostavano da un paese all’altro chiamati dagli imperatori, ai papi o dalle autorità comunali. Le basi delle successive confraternite o logge massoniche erano proprio fondate su questa filosofia, preservare i segreti per svelarli solo agli adepti (lo stesso termine “loggia” non è altro che un elemento architettonico, mentre come simboli vennero scelti il compasso e la squadra). Per le loro caratteristiche di segretezza alcuni hanno visto nell’ordine dei cavalieri templari i precursori di quelle che sarebbero poi diventate le logge massoniche.  Nel giugno del 1717 in Inghilterra viene fondata la prima “Gran Loggia” di Londra a cui fanno parte anche scienziati, nobili e studiosi, i cosiddetti “ massonici accettati” e pochi anno dopo, nel 1723 vengono stampate le “Constitution of Free-Mason” (costituzione della libera-massoneria). Presto nascono logge in Spagna, Francia, nelle Indie e nei futuri Stati Uniti d’America. Nasceva, cos’ la massoneria moderna o speculativa cioè non di mestiere ma di pensiero. Contemporaneamente anche in Europa la massoneria getta le basi per partecipare alla formazione dei nuovi Stati democratici europei, Italia compresa, progetto non privo di nemici.
 
Il quartier generale della “Gran Loggia Unita” d'Inghilterra
 
Con la venuta degli Stuart a Roma, anche qui spuntò qualche loggia scozzese, ma in Italia solo l’ 8 ottobre 1859 quando in un locale torinese 7 massoni si riunirono, si gettarono le basi per la ripresa della massoneria italiana, al di della “Carboneria” e delle società segrete precedenti, disperse e frammentatesi per la serie di iniziative, assunte dai governanti dei vari Stati italiani, per la repressioni del fenomeno massonico. Combattuta dalle monarchie assolute e dall’impero asburgico, il papa Clemente XII, nel 1738, scomunica la massoneria. Massoneria che chiedeva l’abolizione della tortura e della pena di morte, propagandando libertà di pensiero, di stampa e di manifestazione, mettendo in discussione i vecchi ordinamenti. Per questo, già agli inizi del 1800 erano nate le società segrete come quella dei Carbonari che cospirarono per la libertà politica e religiosa, adottando simboli simili a quelli massonici e dichiarando di avere come protettore Gesù Cristo, attirando così anche le antipatie della Chiesa. L’obiettivo promesso era l’unificazione dell’Italia con Roma capitale, a modello dei cantoni svizzeri, degli Sati Uniti o della Francia repubblicana. 
Quei sette massoni, erano esuli e patrioti molto vicini a Cavour (anch’egli massone) che avevano combattuto per la libertà in Spagna e nell’America meridionale a fianco di Garibaldi (un massone). Diedero vita alla “Loggia Ausonia” (che significa Italia ed embrione del futuro Grande Oriente Italiano), il cui principio fondante era l’uguaglianza dei cittadini, una cosa poco scontata a quei tempi. Ma affinché il loro pensiero si concretizzasse occorreva un aiuto esterno che arrivò dall’Inghilterra e dagli Stati Uniti.
In Italia, nel 1859, la lotta per l’indipendenza dall’impero asburgico e per l’unificazione è agli esordi. Con la seconda guerra di Indipendenza il regno di Sardegna di Vittorio Emanuele II, alleato di Napoleone III contro l’Austria, ha ottenuto la promessa della Lombardia, ma il processo di unificazione è un punto fermo. Mentre l’Italia rimane ancora divisa in 7 stati l’Europa sta vivendo tre grandi cambiamenti incominciati nel 1879 con la rivoluzione francese. Quello della libertà, ovvero dei diritti garantiti dalle Costituzioni; quello dei popoli con le loro giuste richieste di indipendenza e di libertà e quella sociale per la parità dei diritti tra tutti i cittadini.  In Francia ed in Europa si sta andando verso un nuovo modello sociale e la Massoneria diventa sempre più un luogo di incontro e di dialogo per mettere a confronto le diverse civiltà e tradizioni culturali. Per questo, essa promuove, tra l’altro, la diffusione di enciclopedie e dei musei.
Washington D.C. , anche se non ufficialmente, è la sede del “Supremo consiglio della giurisdizione meridionale del rito scozzese antico e accettato” degli USA (uno dei Sovrani Ordini Iniziatici della Massoneria) a cui fanno capo le logge nazionali e i consigli supremi di tutto il mondo.  Il rito scozzese, molto diffuso, fonda insieme tradizioni ebraiche, mitologia egizia e memoria dei templari.
 
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Secondo alcuni studiosi, la stella fiammeggiante a cinque punte (pentagramma) che spesso è posta all’ingresso delle logge, non sarebbe altro che Sirio la stella di Iside. L’uomo ha sempre cercato di imitare la perfezione della natura e non ci deve sorprendere il fatto che quasi tutte le antiche costruzioni rispettassero la divina proporzione (3 + 2 rappresenta il risultato dell’addizione del maschile e del femminile, la vita manifestata, la generazione): i pitagorici parlano di “euritmia” delle costruzioni architettoniche basate sul numero d’oro (F = 1,618),  pensiamo ad esempio all’uomo di Vitruvio di Da Vinci, alle proporzioni delle grandi piramidi di Giza, ecc. Al centro del pentagramma è presente la lettera G : l’interpretazione del significato di questa lettera ha dato vita a diverse teorie, ma le più accreditate assegnano ad essa il nome di Dio (God in inglese) o seguenti i cinque significati specifici (specialmente nei rituali francesi).                                   
Geometria: riferimento evidente ai pitagorici ed alla loro scuola iniziatica, é la scienza fondamentale per la muratoria operativa; “ma anche alla geometria interiore, che è puro lavoro spirituale, forza di ritenzione e di controllo dei desideri, della loro giusta valorizzazione e dalla corretta motivazione delle azioni, dei pensieri delle intenzioni”. Generazione: risultato dell’unione tra il maschile e il femminile (due+tre).                                                    
Gnosi: conoscenza intesa come esperienza di contemplazione del principio creatore G.?.A.?.D.?.U.?. Abbreviazione massonica per indicare Dio, il Grande Architetto Dell’ Universo».                                                               
Genio: riferito alla scintilla divina del Creatore.                                                                     illuminati_3b           
Gravitazione : le cinque braccia della stella sembrano essere emanate dal centro, che le trattiene e le direziona; quel centro che attraverso il lavoro iniziatico il massone deve ricercare e riscoprire in se stesso. 
 
Quando G.Washington muore nel 1799, tutte le logge osservarono il lutto e per ricordare la figura del massone e primo presidente, si innalzò un grande obelisco di circa 170 metri sormontato da una piramide. Piramide che è presente anche ne Gran Sigillo degli Stati Uniti progettato da B.Franklin e T.Jefferson (entrambi membri di logge) e sulla Dichiarazione d’Indipendenza del 1776.
La cerimonia della posa della prima pietra del Washington Monument avviene il 4 luglio 1848 giorno della Indipendenza, ma anche data con un forte simbolismo templare in quanto secondo il calendario gregoriano è il giorno di San Giovanni, sacro ai massoni. Convenzionalmente la Massoneria “moderna” si intende nata ufficialmente il 24 Giugno 1717, festa di San Giovanni Battista, che ne è il protettore, quale precursore del Cristo, battezzatore, nel Giordano, degli uomini, i quali, purificandosi, anelavano a ricevere i doni e le grazie del Figlio di Dio.
 
La massoneria è stata alla radice delle società delle nazioni tra il 1917 ed il 1920 e successivamente dell’organizzazione delle Nazioni Unite nel 1942.
 
 


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11 ottobre 2009

ALBERO GINEALOGICO

 

Poesia di Eudardo Llanos
 

dryads 

 

eccomi
dunque   qui
sono il frondoso
albero genealogico
della poesia vecchia o nuova
sia adamitica   edenica o satanica.
certe mie foglie cadono   questo è vero
ma sedimentano in terra   diventano concime
i miei migliori frutti s’infrangono sulle teste
di quelli che se ne vanno per i rami ramando o
di coloro che dormono e russano sotto la mia ombra
la verde verità del mio fogliame cerca e ricerca il cielo
por questo le mie radici sprofondano nel sottosuolo
accetto essere annaffiato e potato cantano gli uccelli
miei dimentico coloro che accoltellano la mia corteccia
cancello i loro nomi mano a mano che io cresco
mi spaventano i tagliatori che eseguono
ordini municipali o ministeriali
che male faccio io a nessuno?
A TE CHE GUARDI
TI PREGO
RISPETTA
E AMA
OGNI
RAMO
OGNI
FOGLIA
OGNI
FIGLIA
OGNI
NODO
DEL MIO
TRONCO
E PER FAVORE
NON PISCIARE
SULLE MIE RADICI

 
 
 
 
 
 
 


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29 settembre 2009

PROFEZIE SUL 2012

 
ANALOGIE, COINCIDENZE, STRALCI E CONSIDERAZIONI
10450 E 2012, DATE PROFETICHE
 
 
 
 Inca, Maya, Indiani, Nostradamus, Malachia, autori e scienziati contemporanei concordano che nel 2012 o giù di lì accadrà qualcosa che segnerà la fine di un’era sulla Terra.  
 
 Secondo gli INCA del Perù la storia umana è divisa in tre Ere.
La prima va dalle origine fino all’arrivo degli Spagnoli in America; la seconda inizia con la conquista spagnola e arriva ai giorni nostri, mentre la terza inizia nella nostra epoca ed è chiamata “il tempo di un nuovo incontro umano”.  Secondo questo calendario, la tradizione andina prevede 3 anni di transizione, 7 anni di preparazione e 12 di manifestazione della nuova Era. Alla fine degli anni 80 l'umanità si trovava al termine di un'Era , il 1° Agosto 1990 ha segnato l'inizio di una trasmutazione cosmica denominata PACHACUTI. A questo periodo di trasformazione, durato tre anni (dal 1990 al 1993), sono seguiti sette anni di preparazione (dal 1993 al 2000), periodo che in lingua Quechua prende il nome di TARIPAIPACHA.
Mentre ora viviamo in un periodo di manifestazione denominato INKA MALLKU (candidato a diventare Inka), iniziato il 1º agosto 2000 e che terminerà il 1º agosto 2012.
L'oroscopo Inca ci parla di un allineamento planetario che avverrà nel 2012. Un allineamento tra il centro della nostra galassia con il Sole e la Terra, evento che avviene ogni 26.000 anni e che si era già prodotto 13.500 anni fa nell'altro lato della galassia. Si tratta in pratica della previsione di un'epoca d'oro per l'umanità e noi siamo chiamati a collaborare per creare le condizioni necessarie alla sua realizzazione. Tutti siamo possibili candidati a diventare Inka (ovvero persona capace di concentrare e distribuire energia vivente, appartenente al QUINTO LIVELLO).
 
 I Maya, i più grandi astronomi del mondo antico perché per la loro era la più sacra delle scienze e non si trattava di un mero sapere fine a se stesso, sono quelli che hanno fatto studi e previsioni astronomiche più avanzate ed attendibili. Avevano previsto alcuni eventi che poi si sono avverati con estrema precisione come l’eclissi solare del 1999. Per i Maya la creazione ha inizio il 13 agosto 3114 a.C. e lo scorrere del tempo è immaginato come un fenomeno ciclico che si rinnova attraversando ogni volta un periodo di grandi cambiamenti. All’interno della spirale spazio-tempo vi sono cicli che si ripetono periodicamente secondo un rapporto preciso che permetteva loro di fare profezie. Le precedenti ere (della durata di 5.125 anni: ciclo del loro lungo computo), erano dette rispettivamente, dell’Acqua, Aria, Fuoco e Terra. L’era che stiamo tuttora vivendo è nota come "Era dell’Oro". La fine dell’Era dell’Acqua coincise, sempre secondo la visione di alcuni esperti in misteri e civiltà antiche, con la fine del Regno di Atlantide a causa di un diluvio. Probabilmente, si trattò dello stesso Diluvio Universale descritto nel Vecchio Testamento della Bibbia. I Maya calcolarono che l’era attuale sarebbe finita dopo 13 cicli da 1444 giorni e…… calcolatrice alla mano si arriva appunto al 21 dicembre 2012.
Pertanto il calendario Maya ha una durata di 5125 anni, partendo nel 3114 a.C. e terminando nel 2012 d.C. Gli studiosi si sono sempre chiesti cosa questo volesse significare e la risposta fu trovata grazie ad una stele che riporta una iscrizione dove viene specificata con esattezza la data del 21/12/2012 come punto conclusivo del loro calendario e delle loro previsioni Tre calendari contengono rimandi interni che indicano proprio tale giorno quello che come annuncia la profezia del QUINTO SOLE segnerà il ritorno dei “nuovi dei”.    
 
 Secondo la profezia degli indiani Hopi del nord America, alla nascita del Bufalo Bianco (avvenuta nel 1995) sarebbero seguiti 17 anni (dal 1995 al 2012), al termine dei quali la fine di un'Era sarebbe coincisa con l'inizio di una trasformazione che farebbe emergere la QUINTA UMANITA. Si parla del ritorno di un corpo celeste/entità che ciclicamente ritorno nel nostro sistema solare portando dei stravolgimenti. Forse lo stesso che 54.000 anni fa sconvolse la crosta terrestre, che 12.000 anni fa portò il diluvio o che 2000 anni fa annunciò la venuta di Cristo.
Coll’avvento del 5° ciclo cambierebbe il nostro modo di pensare e di vivere.
 
 Nel caso si trattasse solo di un passaggio evolutivo e di variazioni genetiche, sono i “Bambini Indaco” i precursori di una nuova e migliore umanità?
 A partire dagli anni ‘80 una nuova razza di bambini, secondo alcuni, sembra sia apparsa sulla Terra.
Bambini speciali ed unici che sembrano possedere fin dalla più tenera età caratteristiche che li distinguono nettamente dai coetanei. Una nuova razza nata in previsione dei cambiamenti epocali che dovrebbero avvenire dopo il 2012? Tali soggetti avrebbero capacità psichiche molto al di sopra di quelle considerate normali e un aspetto quasi regale, con un compito comune da portare avanti. Secondo la tradizione spirituale ogni essere è circondato da un campo magnetico chiamato “aurapercepibile solo da persone con spiccata capacità sensoriali. Forma, dimensione e colore dell’aura conterrebbero molte informazioni relative allo stato fisico, mentale ed emotivo di ognuno di noi.
Spesso l’aura non cambia, si trova sopra la testa e rimane la stessa nel corso degli anni attorno ad una determinata persona. Ma può capitare che essa cambi anche in modo istantaneo.
Nel 1986 la ricercatrice Nancy Ann Tappe percepì in alcuni bambini la presenza di un colore nell’aura fino ad allora mai visto, l’indaco. Tale fenomeno all’ora limitato, si sarebbe poi lentamente incrementato.
Le capacità fuori dal comune dei bambini indaco sono indubbie e secondo alcuni questa sarebbe addirittura solo la prima fase di un fenomeno più complesso che vedrebbe la comparsa di nuovi bambini sempre più sensitivi e telepatici, con una naturale predisposizione e abilità alla guarigione, i cosiddetti “Bambini di Cristallo”. Ancora più particolari sarebbero quelli che gli studiosi chiamano “Bambini delle Stelle”, individui fortemente intelligenti con innata capacità di comprendere l’energia ed i suoi meccanismi. Rappresenterebbero gli scienziati del futuro ed avrebbero addirittura un numero maggiore di parte attivo di DNA rispetto al comune. D’altronde negli anni le mutazioni genetiche sono state numerose, partendo da quella che ha generato l’homo sapiens. Alcuni bambini indaco affermano di essere in grado di aprire dei veri e propri varchi con altre dimensioni e quindi la possibilità di avere contatti o di vedere mondi diversi dal nostro.   
 
 
 I discendenti degli antichi Maya aspettano  il ritorno dei “Teschi di Cristallo” che secondo la profezia farebbero risorgere la loro antica civiltà. Tali teschi erano simbolo di morte e di rinascita per i Maya, avendo inciso al loro interno la storia dell’umanità e la loro realizzazione sarebbe iniziata con gli Aztechi e proseguita con i Maya, per questo citati negli antichi scritti e forse legati al 2012. Il primo e più famoso teschio di cristallo o del destino, fu trovato per caso da A. Mitchell Hedges nel novembre 1923 quando allora ragazzina era col padre adottivo, un archeologo, nel sito maya di Lubaantun nel Belize. Un teschio ricavato da un unico grosso cristallo di rocca che da subito sembrò essere più di un semplice reperto archeologico.
Secondo antiche leggende si viene a conoscenza che di questi teschi ne esisterebbero 13, separati molti anni fa in attesa di essere riportati tutti insieme nello stesso luogo per dare all’uomo “una formula per salvarsi”. Nonostante i mezzi tecnologici oggi disponibili, non si è ancora in grado di stabilire l’età (il cristallo non è databile) ed il modo col quale esso sia stato realizzato. Perfino oggi, non sarebbe facile ottenere una simile precisione e brillantezza.
 
 
 Perfino in Africa si ritrovano tracce di alcune profezie legate al futuro. A Mali vi è il misterioso popolo dei DOGON una antica civiltà che probabilmente discende degli Assuanti, antico popolo vissuto ad Assuan nell’Egitto meridionale che avrebbe appreso le conoscenze astrologiche degli egiziani. Resta difatti un mistero il fatto che essi fossero a  conoscenza della presenza delle due stelle di Sirio, stelle non visibili ad occhio nudo e scoperte dagli astronomi solo nel 1862, (forse il decimo pianeta solare che i Sumeri chiamavano Nibiru).
I Dogon, le cui conoscenze vengono tramandate oralmente dai saggi, sanno da secoli che Sirio è una stella multipla e che l'orbita ellittica della stella più piccola (detta Sirio B), richiede un tempo di 50 anni per essere completata; inoltre per loro Sirio B è costituita da materia più pesante della stella principale.
I villaggi e le abitazioni dei Dogon si trovano incastonati nelle mura roccioso di falesia al di sotto di altre disabitate e impossibile da raggiungere se non dall’alto.
Chi o cosa abitava in quelle costruzioni impervie?
 
Secondo i Dogon viveva un popolo venuto dal cielo ed in grado di volare chiamato Nommo il cui corpo era a forma di pesce da cui sarebbe scaturita la civiltà dei Tellem insieme alla presenza spirituale degli Andoumboulou.
 A tal proposito anche i Sumeri parlavano di esseri anfibi rappresentata dalla divinità Oannes mentre Abideno, discepolo di Aristotele, quando parla dei re dei Sumeri menziona “un semidemone, che giunse dal mare. I Tellem avrebbero trasferito le loro conoscenze al popolo locale ed in particolare sul ciclo di Sirio e dell’era dell’acqua che ritornerebbe nell’anno 2012.
 
 
 
Esiste una profezia egizia che parla della fine dei tempi. La si trova nel famoso “Libro dei Morti” dell’antico Egitto e sembra unisca insieme due date importanti, il 10450 a.C. ed il 2012 d.C. 
Il geroglifico originale pare che dica:
<Calcolando e tenendo in debito conto i giorni e le ore propizie delle stelle di Orione e delle 12 divinità che le reggono, ecco che esse congiungono le mani palmo a palmo ma la sesta fra esse pende sull’orlo dell’abisso nell’ora di disfatta del demonio>. 
Le 12 divinità dell’antico Egitto simboleggiano le 12 costellazioni dello zodiaco e le mani che si congiungono stanno a significare il passaggio da un segno dello zodiaco all’altro. La sesta divinità o costellazione sarebbe quella dell’ACQUARIO che sostituirà, nel 2012, quell’attuale dei PESCI. Ogni costellazione nel nostro cielo ha una durata di circa 2160 anni e gli antichi egizi avrebbero iniziato il loro conteggio dalla costellazione del Leone. Perché?
Secondo alcuni studiosi lo dimostrerebbe la disposizione delle Piramidi e del loro rapporto con la via Lattea e con la cintura di Orione (rappresentato da Osiride, il dio egiziano della morte) com’era visibile nel 10450 a.C. e come supposto dagli egizi. Se si considera la disposizione al suolo delle tre piramidi (SUD) e l’angolo che esse formano con i meridiani terrestri, si propone una connessione con l’11.mo o il 12.mo millennio.
Per indicare una data e perché questa indicazione si conservi nei secoli occorre prendere come riferimento solo la volta celeste. Molti popoli antichi a riguardo sembrano aver avuto conoscenze avanzate. Molto lentamente il Sole si sposta attraverso le 12 Costellazioni dello Zodiaco. Esso impiega circa 2160 anni per attraversare ogni singola Costellazione, le Stelle infatti appaiono muoversi al ritmo di un grado ogni 72 anni. Per compiere l’intero ciclo processionale di 360 gradi sono necessari 25920 anni. Adesso noi vediamo sorgere il Sole all’alba del 21 Marzo proiettata verso la Costellazione dei Pesci, la prossima Costellazione sarà quella dell’Acquario. Una cosa incredibile è che Civiltà distanti tra loro nello spazio e nel tempo abbiano indicato un’UNICA data, il 10450 a.C. forse quella d’inizio della Civiltà Umana?
Anche l’orientamento della Sfinge che veglia sulle Piramidi con il corpo di leone lascia supporre alla costellazione del Leone (EST). Sfinge, che secondo ultimi studi sulla sua erosione, avrebbe dai 5000 agli 8000 anni in più di quelli dichiarati dall’archeologia ufficiale. Una data in cui, stando alle conoscenze attuali, non esisteva ancora alcuna civiltà evoluta.
Il 10450 a.C. sembra così unire paesi tra loro distanti nel tempo e nello spazio. In particolare, le misteriose ed antiche città in Cambogia (NORD e quelle in Bolivia (OVEST).
Le antiche città indù e buddiste di Angkor Wat e di Angkor Thom in Cambogia presentano complessi in cui sono stati costruiti alcuni dei più grandi edifici di pietra esistenti.
Fanno parte di un formidabile arcipelago di tombe, templi e grandi città geometriche che insistono su un'area di circa trecento chilometri quadrati nelle pianure del fiume Mekong e che confermerebbero la profezia dei Maya. Sulle antiche pietre della città idraulica di Angkor sono incisi simboli che raccontano leggende tra cielo e stelle che compongono la costellazione del Drago, il Serpente del Cielo. La disposizione dei Templi riproduce fedelmente la mappa delle Stelle come era in cielo all’alba dell’equinozio del 10450 a.C.  E la mappa che i templi disegnano sul suolo ruota magicamente attorno al numero 72.
Settantadue sono le strutture architettoniche  presenti; 72 è il numero legato al drago raffigurato nel re cobra dalle 7 teste, lo stesso che forse salvò Budda dalla tempesta o raffigurato dagli antichi egizi. Stranamente 72 sono i gradi di latitudine che separano Angkor dalla piana di Giza. Se la posizione delle piramidi di Giza rappresentavano per gli antichi astronomi il meridiano zero, Angkor si trovava esattamente a 72° ad Est. Se si procede il giro del pianeta dopo altri 72° si incontrano le profondità dell’oceano, forse la mitica Atlantide? Altri 72 gradi e si arriva alla misteriosa isola di Pasqua e all’altezza del parallelo che taglia gli ultimi 72 gradi ad est c’è l’impenetrabile foresta amazzonica. La mitologia cambogiana recita: <Il settimo giorno un serpente alato scenderà dal Cielo e colpirà la Terra>.
 
L’antica città di Tiahuanaca in Bolivia (OVEST) sembra orientata verso la costellazione dell’Acquario.
La cultura tiahuanaco (o tiwanaku) fu un'importante civiltà preincaica che si fa risalire a 4000 anni fa ma che potrebbe essere molto più antica e quindi la più antica mai esistita. Questa cultura prosperò a oltre 4000 metri di quota, in una zona dove la carenza d'ossigeno rende difficile persino respirare, ma i suoi uomini riuscirono a spostare pietre di peso fino a 200 tonnellate e inventarono tecniche di costruzione modulare, che sarebbero ancora oggi d'attualità. La più famosa e misteriosa struttura del sito è la cosiddetta “Porta del Sole” dove è raffigurato un calendario solare di cui non si è ancora capito appieno il significato.
Di quello che resta del sito si trova un tempio sotterraneo ed una grande vasca rettangolare profonda 2 metri con al centro tre grandi stele che si trovano nella stessa posizione delle stelle della cintura di Orione, proprio come le tre piramidi d’Egitto. Anche qui, il particolare orientamento del sito con la costellazione dell’Acquario – come altri siti megalitici del mondo – sembra indicare la data del 10450. 
Ecco così trovati i simbolici siti raffiguranti una delle quattro costellazioni poste ai punti cardinali di quella fatidica data: il Leone ad Est (Sfinge), Orione a Sud (Piramidi di Giza), Drago a Nord (Angkor Wat e Angkor Thom); ad Ovest la costellazione dell'Acquario che può essere rappresentata da Tiahuanaco con i motivi acquatici delle statue del Kalasasàya e dei canali - riversanti acqua - della Piramide di Akapàna, orientati ad Ovest. L'Acquario è stato nel passato anche rappresentato come un uccello, un fagiano o un'oca (antichi romani), un falco (Maya), un uccello Garuda (Indù). Quest'ultimo è spesso collegato alla Fenice della mitologia egiziana e greca; era soprattutto un simbolo di immortalità e di rinascita….. qualcosa avrebbe dovuto rinascere?
 
Il cosiddetto ''Edificio di Culto'' collocato nello straordinario insediamento neolitico di Nevali Cori, nella Turchia sud-orientale, presenta un preciso allineamento verso sudovest. I due grossi monoliti posizionati sul pavimento dell'edificio, uno di fronte all'altro a formare una porta verso sudovest, puntano alla costellazione della Balena e, in prossimità della stessa, la costellazione nota come Eridano, il fiume celeste. Quest' ultimo, rappresentato come fiume che scorre dalla stella Rigel, (il piede sinistro di Orione) e attraversa le zampe della Balena, è stato più volte definito quale controparte celeste sia del Nilo che dell'Eufrate. Ad Est di tale costellazione era possibile vedere quella del Cancro, ovvero il segno zodiacale che definì l'era processionale iniziata nel 9.220 a.C. e terminata nel 7.060 a.C. circa. Nelle loro simbologie costruttive le antiche popolazioni volevano forse anche rappresentare la fine di un ciclo, di un'epoca probabilmente terminata con eventi catastrofici.
 
 
 Una delle profezie più angoscianti di Nostradamus è quella che riguarda l'avvento del terzo Anticristo, che ancora si deve realizzare.
<Il compimento del grande numero settimo apparirà al Tempo dei giochi di Ecatombe non lontano dalla grande età del millennio che gli entrati usciranno dalle loro tombe>.
Si tratta dell’ultima profezia e l’iscrizione sull’ultima pagina del libro fa pensare che si tratti di un testo proibito e si legge che è stato consegnato al cardinale Barberini a quel tempo direttore della biblioteca vaticana.
Probabilmente la chiesa voleva che nessun altro possedesse il libro a causa delle sue ultime immagini dove tra l’altro viene raffigurato l’allineamento tra la Croce  Divina in cielo e la Croce mondana in Terra e dato che l'allineamento capita una volta ogni 13.000 anni e che le due croci non si allineano dall’11.000 A.C.  è stato calcolato che un nuovo allineamento potrebbe capitare in un arco di tempo che comprende 20 anni: dal 1992 al 2012.
E’ lo stesso allineamento previsto dalle antiche civiltà?
Intorno all’anno 2.000 d.C., la configurazione celeste era ribaltata rispetto a quella del 10.450 a.C.; il Drago era in basso, Orione in alto; il Leone e l'Acquario si scambiano la posizione e così la Sfinge guarda ora verso Est il sorgere all'orizzonte dell'Acquario.
 
Che dire, poi, delle profezie di San Malachia.
Qualcuno dice che la maggioranza di queste profezie si sia avverata. Intorno al 1140 il vescovo Irlandese Malachia profetizzò le successioni papali sino al tempo in cui Pietro sarebbe ritornato sulla terra per riprendere le chiavi della Chiesa.
Secondo alcuni, queste profezie sono state scritte con la collaborazione ispirata di San Bernardo e furono pubblicate per la prima nel 1595 col nome di  "Lignum Vitae". Le profezie di Malachia si riferiscono per lo più al luogo di provenienza dei pontefici, allo stemma della famiglia e agli eventi storici che avrebbero caratterizzato i vari pontificati. Esse sono costituite da 111 motti in latino che descrivono e identificano 111 papi che secondo Malachia si dovevano avvicendare sul trono di Pietro, dal 1143 ad oggi. Il centoundicesimo papa sarebbe stato identificato come papa Benedetto XVI, ovvero Joseph Ratzinger, mentre l'ultimo, il 112/mo come  Petrus romanus. A quest'ultimo papa che chiude la profezia, Malachia ha dedicato addirittura dei versi:
<In persecutione extrema sacrae romanae ecclesiae sedebit Petrus romanus, qui pascet oves in multis tribulationibus; quibi transactis, civitas septis collis diruetur, ed Judex tremendus judicabit populum suum. Amen>. La traduzione è:  Durante l'ultima persecuzione della Santa Romana Chiesa, siederà Pietro il romano, che pascerà il suo gregge tra molte tribolazioni; quando queste saranno terminate, la città dai sette colli sarà distrutta, ed il temibile giudice giudicherà il suo popolo. 
Ma secondo alcuni, la profezia di Malachia non specifica che il 111/mo sia l’ultimo papa. Infatti la profezia arriva al centoundicesimo papa, e poi parla di un ultimo papa, non di un centododicesimo, pertanto, ci potrebbero essere altri papi fra il numero 111 e l'ultimo.
 
 Per anni si è sostenuto che la Torah ebraica racchiudesse tutto ciò che avviene nel mondo e ultimamente alcuni rabbini l’hanno analizzata servendosi del computer e di codici nascosti scoprendo eventi storici veramente accaduti e di altri da avvenire, come una cometa che dovrebbe colpire la Terra nell’anno ebraico 5776 equivalente al 2012.
 
Il terzo mistero di Fatima recita: "..altri Miei figli venuti dal Cosmo, edificheranno, costruiranno il nuovo mondo, nel quale il male e il peccato mai più esisteranno, perché in perfetta armonia con il Regno dei Cieli. Verranno altri Miei figli dall'Universo, per educare in armonia vibrazionale le vostre menti oggi allucinate.."
Mentre Padre Pio ha scritto:
"...Verranno cose tremende. Io non riesco più a intercedere per gli uomini. La pietà divina sta per finire. L'uomo era stato creato per amare la vita, ed è finito per distruggere la vita...Quando il mondo è stato affidato all'uomo era un giardino. L'uomo lo ha trasformato in un rovaio pieno di veleni. Nulla serve ormai per purificare la casa dell'uomo. È necessaria un'opera profonda, che può venire solo dal cielo… Una meteora cadrà sulla terra e tutto sussulterà. Sarà un disastro, molto peggiore di una guerra. Molte cose saranno cancellate. E questo sarà uno dei segni...”
 
“Il Sole cambierà strada e la Luna si perderà fra i monti, le stelle pioveranno sulla Terra… Montagne invisibili passeranno nel cielo, e quando una di queste si vedrà, mancherà il tempo della preghiera. Sentirete allora il pianto di mille madri, perché mille uomini saranno schiacciati dalla montagna…” Questo è parte di quanto ha detto nelle sue profezie il monaco Basilio, profeta russo vissuto all’epoca di Pietro I° il Grande, a Mosca
 
 
Ultimamente un nuovo tassello profetico si è andato ad aggiungere sulla Time-Line del 2012, si tratta della Profezia di Orione.
Tutto nasce dal libro “The Orion Prophecy”, di Patrick Geryl e Gino Ratinckx, pubblicato in America nel 2001 dove gli autori parlano di un rarissimo allineamento celeste tra Orione ed Aldebaran (la stella più brillante della costellazione del Toro) che dovrebbe avvenire tra quattro anni, e cioè nel 2012. L'ultima volta che questo fenomeno si è verificato è stato nell'anno 9792 avanti Cristo.  Geryl e Ratinckx, precisano che esso avviene in concomitanza con la profezia del settimo Katun contenuto nel codice di Dresda dei Maya.
In definitiva, Osiride, il dio egiziano della morte e dell'oltretomba, che è rappresentato in cielo da Orione, sarebbe il 'segnale' dei cambiamenti epocali nel mondo e lo slittamento dei Poli e la fine Atlantide, i cui figli dispersi avrebbero fondato l'Antico Egitto, sarebbero correlati con l'ultimo allineamento Orione-Aldebaran. E il prossimo allineamento sarebbe dunque foriero di nuovi cambiamenti. 
 
 
Quello che alla fine colpisce di più o consola (!) è il notare che è la letteratura moderna a parlare maggiormente del 2012 come un epoca di sconvolgimenti apocalittici o come fine del mondo. Secondo alcuni autori o scienziati dovrebbero avvenire notevoli variazioni di magnetismo e di rotazione delle Terra che addirittura si fermerebbe per 72 giorni per poi cominciare a girare nel verso opposto. Altri invece hanno previsto in questa data, l’arrivo di Nibiru, il pianeta X, che si schianterà sulla terra. Per altri ancora, sanguinose invasioni aliene.
L’elenco potrebbe continuare…. dopo il 2012, anno così precisamente individuato dai Maya, cosa ci attende?
Che ci attenda una rinascita o la devastazione, l’illuminazione o l’estinzione, l’innalzamento dello spirito o una letale vanità, alla fine saremo solo noi a scrivere l’ultimo capitolo del libro perduto.
 
 
 
 
 
 
Riferimenti: Trasmissione Voyager di R.Giacobbo 
 

19 settembre 2009

IL SEGRETO DI OAK ISLAND

 
L’ISOLA DEL TESORO
 
 
 
 Un bottino da nascondere, una flotta che salpa per le Americhe prima di Cristoforo Colombo, una battaglia vinta grazie ai Templari, una setta segretissima che si riunisce nelle foreste delle Ardenne, un’isola avvolta nella nebbia dove una grande caccia al tesoro, che dura da oltre 200 anni, coinvolge un presidente degli Stati Uniti, attori di Hollywood e vari milionari americani e canadesi. Sembra la sceneggiatura di un film di avventura ed invece è quello che è successo a OAK ISLAND.
 Un isola che a insieme a centinaia di altre formano la Nuova Scozia, provincia del Canada nell’oceano Atlantico.
 
image  Nel 1795 l’isola di Oak era completamente inaccessibile e per questo, forse, era un luogo ideale per nascondere qualcosa. I primi a scavare nell’isola furono tre ragazzi del luogo.
 Era il 1795 quando, per gioco, si misero a caccia di tesori nascosti perché da tempo si diceva che l’isola nascondesse il bottino di qualche pirata. Così, scelto il luogo che secondo loro era più propizio, cominciarono a scavare e dopo pochi metri trovarono delle pietre accuratamente disposte. Tre metri più sotto trovarono dei tronchi di quercia e dopo altri 10 metri un’altra piattaforma fatta di tronchi. A quel punto dovettero fermarsi, un impresa troppo ardua per loro. Ma, la febbre per la ricerca di un qualche tesoro si diffuse rapidamente e il pozzo fu chiamato Money Pit”.
 Molte le persone interessate tra cui l’allora presidente Roosevelt e personaggi famosi come John Wayne e Errol Flynn.  Negli anni, le società che hanno condotto e abbandonati gli scavi nel pozzo di Oak sono state più di dieci, di cui la prima nata nel 1795 e le ultime, la Triton alliance e la Blankenship, che proprio l’anno scorso hanno dichiarato di voler continuare gli scavi. Nel 1802 dando credito alle storie, gli scavi ripresero e a 30 metri di profondità il morale degli uomini andò alle stelle. Si trovarono di fronte a un'enorme lastra di pietra piana, di porfido egizio, materiale reperibile solo in Egitto, con una pietra che recava incisioni indecifrabili.
 Dopo accurati studi sui simboli si pensa che la scritta reciti: “Forty Feet Below Two Million Pounds Are Buried” (quaranta piedi più giù sono sepolti due milioni di sterline).
 
 
 Era ormai notte quando, sondando il terreno sottostante con un piede, sentirono qualcosa di resistente. Si dice che fosse lo scrigno di un possibile tesoro, o un'altra lastra.
I lavoratori, esausti, decisero di rimandare la scoperta al giorno dopo, ma li aspettava una brutta sorpresa. Nel corso della notte l'acqua dell'Atlantico aveva completamente allagato il pozzo, e i tentativi di svuotarlo furono vani, il livello dell'acqua rimaneva costante. Era come se, per svuotare il pozzo, bisognasse svuotare l'intero oceano. Nel corso degli anni sono stati fatti circa centinaia di tentativi, l'ultimo dei quali, datato 1966, ma fu un ennesimo insuccesso.
 
 Si capì, però, che l’acqua che allagava il pozzo proveniva da alcuni canali laterali che sarebbero poi stati scoperti in seguito. Una struttura così complessa fece pensare che davvero quel luogo nascondesse qualcosa e così la sua fama si diffuse anche oltre i confini della Nuova Scozia.
 
 Il fosso è caratterizzato da innumerevoli trappole e barriere disposte ogni metro circa. La costruzione di questo fosso, dimostra che i costruttori erano abili ingegneri e che avevano conoscenze architettoniche avanzate. Il fosso non è ancora stato scoperto del tutto e gli scavi sono a circa 200 m.  Oggi sul posto, le due società lavorano con approcci diversi dal passato  mentre gli studi della Steel Company of Canada ha stabilito che la grande quantità di fibra di cocco non poteva provenire dall’isola (forse dai Caraibi o dalla Florida) e che i pezzi di metalli ritrovati a 30 metri risultano forgiati prima del 1790.
 
 La scoperta più interessante è stata quella che uno dei canali laterali è collegato ad una spiaggia artificiale dalla quale partiva una galleria di 150 metri con un portata di 8000 litri di acqua oceanica al minuto, completa di sistema di filtraggio (tronchi e fibre) che impediva al bacino di ostruirsi anche per secoli. Pertanto tale struttura è sicuramente opera dell’uomo indipendentemente se siano stati Vichinghi, pirati, Spagnoli o i Templari addirittura.
 
 Ma cosa c’entrano i Templari?
 
 E’ noto che nel 1307 Filippo il Bello di Francia si trovò col regno sull’orlo della bancarotta e cercò di ottenere un grosso prestito dall’ordine religioso dei Templari che però gli venne negato. Con strategia e forza militare decise di prenderlo lo stesso. Infatti, grazie ad un processo pilotato istituito nel 1307, fece accusare i cavalieri templari di eresia, arrestandoli in tutto il paese ed estorcendo sotto tortura confessioni per condannarli.
 Le accuse che investirono il Tempio erano infamanti: sodomia, eresia, idolatria. Vennero in particolare accusati di adorare una misteriosa divinità pagana, il Bafometto
Papa Clemente V, di fronte alle confessioni, con la bolla Pastoralis præminentiæ ordinò a sua volta l'arresto dei templari in tutta la cristianità.
 
 
Il processo durò 7 anni terminando con l’uccisione al rogo dell’ultimo Gran Maestro Jacques de Molay e Filippo il Bello distrusse il sistema bancario dei templari, e, benché una bolla papale avesse trasferito tutti gli averi dei Tempari agli Ospitalieri, riuscì ad addurre a sé parte del tesoro. Ma si dice che già prima del 1314 alcuni Templari, consci della situazione, fuggirono dalla Francia svuotando i loro forzieri.
 Con alcune navi salparono dal porto di La Rocchelle e mentre alcuni andarono in Portogallo, cambiando il none del loro ordine in “Ordine dei Cavalieri di Cristo” venendo ben accolti, altri fecero rotta verso la Scozia. Posto ideale perché in quegli anni la Scozia era in guerra con gli inglesi il cui re Edoardo II era stato scomunicato dal papa e si dice che all’ultima battaglia gli scozzesi ebbero la meglio proprio grazie all'aiuto della cavalleria templare. In Scozia oltre a molte famiglie nobili soprattutto i Sinclair aiutarono i rifugiati e misero a loro disposizione la cappella di Rosslyn e le grotte circostanti, dove si pensa che i Templari nascosero il tesoro e le loro armi.
 
 
 Probabilmente, verso la metà del 1400 tale nascondiglio non dovette essere più sicuro e con l’aiuto della nobile famiglia Sinclair si misero in cerca di un nuovo posto più lontano e poco raggiungibile. Nell’anno 1398 dodici navi con a capo Herry Sinclair, signore delle Orcadi e Cavaliere del Tempio partirono verso rotte sconosciute (note ai Vichinghi) verso la Groenlandia per approdare molti giorni più tardi in quella terra che ricerche e studi moderni, identificano nella Nova Scotia. Tale viaggio, avvenuto cento anni prima di quello di Cristoforo Colombo, è raccontato e documentato in un diario dell’allora noto navigatore Nicolò Zeno che partecipò al viaggio insieme al fratello Antonio. Il resto è leggenda e si suppone che sull’isola il pozzo possa essere stato il nascondiglio cercato, d’altronde Sinclair e Templari avevano i mezzi e le capacità per farlo. 
 
Il mistero rimane! 
 
 

11 settembre 2009

ODE ALLA VITA

 
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Copyright by A.Veraldi @2009
 
 
Ode alla vita

Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni
giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, chi non
rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su
bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno
sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti
all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul
lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza, per inseguire un
sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi
non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente
chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i
giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non
fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli
chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di
respirare.

Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida
felicità.
(Martha Medeiros)
 
 
 
 
Dannazione, sto morendo un poco anch’io!!
 
 
 


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permalink | inviato da feel il 11/9/2009 alle 21:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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